Le vincitrici del premio Afrodite: “Insieme possiamo rendere più inclusiva l’industria del cinema”

Alla serata del premio che mette in luce il talento delle donne nell'audiovisivo abbiamo intervistato Micaela Ramazzotti e Greta Scarano

Le vincitrici del premio Afrodite: “Insieme possiamo rendere più inclusiva l’industria del cinema”

“Rintracciare e riconoscere il talento delle donne nell’audiovisivo, queste sono le cose che ci piacciono e che soprattutto riteniamo necessarie per continuare a cambiare il mondo e per rappresentarci nell’ industria cinema. Abbiamo ancora molto lavoro da fare per poter considerare la nostra un’industria inclusiva, equa, sostenibile e soprattutto sicura per tutte e per tutti, a prescindere dal genere, l’orientamento sessuale, età, abilità, provenienza, classe sociale, credo religioso e qualsiasi altro elemento di potenziale discriminazione. Gli elefanti nella stanza ancora ci sono e non andranno via senza l’impegno di tutte e di tutti”.

Queste le parole d’apertura della presidentessa di Woman in film, television e media Italia Domizia De Rosa, ieri 7 marzo, al Cinema Barberini di Roma, dove Andrea Delogu Steve Della Casa hanno condotto la cerimonia di premiazione della XX edizione del Premio Afrodite, ideato dall’associazione Donne nell’Audiovisivo e dedicato all’universo femminile nell’ambito dello spettacolo. In occasione dell’assegnazione del premio, dodici sono state le donne ad essere riconosciute per il loro lavoro nell’ambito del cinema, della fiction, della cultura e della creatività artistica femminile.

Tutte le vincitrici del premio Afrodite

La prima donna a salire sul palco, la pittrice, vignettista e scrittrice Chiara Rapaccini, premiata per il libro Mio Amato Belzebù: l’amara Dolce vita con Monicelli e compagnia. Un racconto appassionato, ironico e al tempo stesso tenero e intimo su un amore ma anche uno spaccato del cinema italiano. “Racconto la storia del cinema mondiale e italiano di quegli anni dal punto di vista di una giovane donna imbarazzata nel trovarsi in mezzo ai mostri sacri”, dichiara Rapaccini.

Gaia Girace è premiata per la sua capacità di interpretare ruoli molto complessi nonostante la sua giovane tra cui L’amica geniale, The Good Mothers e l’ultimo Girasoli di Catrinel Marlon in cui è una ragazzina schizofrenica; Milena Mancini per il suo spettacolo teatrale Sposerò Biagio Antonacci scritto e interpretato da lei, dove, con un toccante monologo sulla violenza di genere, parla della resilienza delle donne.

La violenza di genere la si combatte, non solo sullo schermo ma anche con i movimenti a sostegno dell’emancipazione femminile, così Giovanna Sannino di Mare fuori viene accolta sul palco per ritirare il Premio Afrodite grazie al suo impegno nel laboratorio artistico di Una nessuna centomila (di cui fanno parte anche Paola Cortellesi e Anna Foglietta), la fondazione di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne che raccoglie fondi per i centri antiviolenza. “Ho avuto un’epifania, ho scoperto che la violenza è dietro l’angolo e può colpire tutti senza una gerarchia precisa così ho pensato che anche io avrei voluto dire qualcosa e la fondazione mi ha accolta a braccia aperte”, racconta l’attrice.

Come sappiamo il body shaming è anch’esso una forma di violenza, a raccontarcelo è Carolina Crescentini nella sua interpretazione “mai autocommiserativa” nel corto Unfitting di Giovanna Mezzogiorno con la quale vince il premio Afrodite. “Volevamo, io e Giovanna, (dice ironicamente) restituire un pochino di disagio di quando si vive il body shaming” (…) “Dopo la maternità il corpo di Giovanna è cambiato e non era più la ragazza de L’ultimo bacio, il corto racconta il rifiuto vissuto su vari set”. “Ma questa come sappiamo è una storia che si ripete all’infinito e in tutti i luoghi di lavoro, una storia universale e che comprende tutte/i noi”.

Il premio Afrodite arriva anche per Pilar Fogliati protagonista della commedia nella serie Odio il Natale e nel film di Giovanni Veronesi Romeo è Giulietta dove ha contribuito anche alla stesura della sceneggiatura; Barbara Ronchi protagonista di Non riattaccare di Manfredi Lucibello (in uscita a giugno) sostiene, da sola, il peso della recitazione di un film di 90′. Premiata anche Alessandra Mastronardi (non presente), per essere una delle poche attrici italiane ad aver conquistato il pubblico internazionale e infine la produttrice Elda Ferri (anche lei assente) con il premio alla carriera.

Infine, non poteva mancare il premio a Paola Cortellesi per C’è ancora domani. Impossibilitata a ritirarlo personalmente per via degli impegni della promozione del film, l’attrice e regista manda i ringraziamenti in un simpatico video: “sono molto felice e mi dispiace non poter essere li con voi personalmente a ricevere questo riconoscimento che mi sta particolarmente a cuore perché non è il primo e questo significa che da tanti anni Afrodite segue, ama e sostiene il mio lavoro. I miei complimenti alle premiate e un ringraziamento speciale alla giuria per il riconoscimento e per il lavoro che da venti anni svolge per le donne in questo settore”, conclude Cortellesi.

Un paio di domande alle vincitrici Micaela Ramazzotti e Greta Scarano

Micaela, il Premio Afrodite celebra la forza femminile e l’empowerment. In che modo hai affrontato o rappresentato questi punti nella tua opera prima Felicità?

Ci tenevo proprio a raccontare l’emancipazione di questi due fratelli cresciuti in una famiglia disturbata, matta e pericolosa con dei genitori che abusano, bullizzano i loro figli, il tutto dal punto di vista della sorella maggiore Desiré. E poi, anche la figura del compagno disfunzionale che la denigra, la prende in giro. Insomma, sono partita proprio da questa condizione, che poi è quella che molte donne vivono, perché vengono bullizzate tutti i giorni. C’è chi riesce a stoppare questi attacchi e, nel caso di Desiré, il percorso era molto lungo. Ho messo davanti a lei vari ostacoli per farla arrivare veramente al punto di mettere un freno a tutte le persone che le facevano del male. Quindi è un percorso che è andato man mano avanti con la scrittura, siamo riuscite a darle la speranza. E Desiré su quel treno ci è salita. 

Disparità di genere nel settore cinematografico, quali interventi e misure pensi siano necessari per affrontarla?

Stiamo facendo tantissimo, stiamo combattendo. Gli uomini prima ci vedevano solamente cucinare, fare sesso quando volevano loro, stare a casa a curare i figli (come accadeva nell’epoca di mia nonna) e come accade ancora oggi in alcune sottoculture, ma adesso sta cambiando. Noi abbiamo la fortuna adesso di raccontarci, proprio attraverso i nostri occhi femminili e, finalmente abbiamo più spazi nonostante ci sia ancora da lavorare tanto. Un altro elemento fondamentale è continuare a combattere soprattutto per quanto riguarda le retribuzioni femminili. Ci sono molte donne che fanno km su km e stanno lontane dai propri figli per guadagnare uno stipendio, il più delle volte molto basso. Ma tutto cambierà e i nostri figli un giorno leggeranno queste cose sui libri di storia.

Greta Scarano, qual è stato il personaggio femminile con cui ti sei sentita più affine e quello con cui hai avuto più difficoltà a identificarti?

Uno dei due personaggi per cui vengo premiata è l’avvocata della serie Circeo, personaggio di finzione che non si ispira a un personaggio realmente esistito ma a tutte quelle persone che hanno seguito Donatella Colasanti durante il processo. Mi sento di dire che lei incarni i punti cardine di quello che ricerca il premio Afrodite, è molto avanti rispetto alle sue coetanee, rispetto alla famiglia dove è cresciuta, e fa una cosa importante: porta le istanze femministe nelle istituzioni.

Hai mai sperimentato discriminazioni di genere nel corso della tua carriera e come sei riuscita a rispondere a questo tipo di sfida?

Tantissimi episodi, mi è capitato di tutto, soprattutto perché ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo da giovanissima. Ad esempio ricordo di quando provai ad entrare in una importante scuola di cinema e teatro proponendomi per la regia e all’epoca nessun’altra ragazza lo faceva per questa categoria. Dunque, quando feci il provino, loro pensarono che io volessi entrare come attrice e questa cosa mi infastidì tantissimo, soprattutto perché avevo lavorato tutta l’estate su un’opera teatrale di cui avevo fatto tutta la regia da sola nella mia testa. Loro si innervosirono perché io mi indispettii e il mio ingresso nella scuola non andò a buon fine. Io sono stata sempre una molto fumantina non ho mai tollerato catcalling e altri tipi di abusi.

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