Lav Diaz: “Nelle Filippine l’ignoranza del sistema verso la cultura protegge gli artisti”

Il Pardo d’oro l’ha già conquistato nel 2014, e quest’anno torna – in Concorso Internazionale – con Essential Truths of the lake, “prequel” (che lui non ama definire tale) del film presentato a Ve

Lav Diaz: “Nelle Filippine l’ignoranza del sistema verso la cultura protegge gli artisti”

LOCARNO – Il bisogno della verità è il volano che spinge perennemente in avanti il tenente Papauran, personaggio interpretato da John Lloyd Cruz e che il pubblico cinematografico che segue Lav Diaz non è la prima volta che incontra, infatti Essential Truths of the lake – in Concorso Internazionale a Locarno76 – è una storia che rientra in uno stesso universo, quello del penultimo film dell’autore filippino, When The Waves Are Gone, presentato Fuori Concorso lo scorso anno alla Mostra di Venezia.

Diaz a Locarno precisa che però non si tratti di prequel: “Non stiamo parlando di James Bond: sì, stiamo andando indietro nel tempo con gli stessi personaggi, che sono in altri momenti della loro vita; molta parte di questo film è stato fatto prima di quello presentato a Venezia”.

Papauran, nella sua ricerca della verità, ammette che forse questa sua sorta di ossessione sia un modo personale per continuare a infliggersi dolore. Il contesto è quello degli omicidi e delle falsità palesi connessi al presidente Rodrigo Duterte, nella realtà il 16° capo di Stato delle Filippine, in carica dal 2016 al 2022. Dunque, Diaz affronta il tema della narco guerra e chiama in causa, senza quinte di riparo, la politica di Duterte, perché per l’autore “c’è urgenza di parlarne, per documentare questa atrocità molto presente: migliaia di filippini sono morti per queste dinamiche e film come questo possono aiutare a trovare soluzioni a questi crimini extragiudiziali”.

È notte, dapprima, nel film di Diaz, ed è sempre e costantemente bianco&nero: accanto alla ricerca, sì della polizia, c’è anche un esplicitato discorso – messo nelle parole pronunciate da Papauran nei dialoghi del film – su “l’etica e il rispetto umano”, che guidano il tenente nel suo mestiere e nell’esistenza di uomo. Non tarda a chiamare “cancro” le istituzioni e dice: “io sono devoto a ciò che è giusto”. Insomma, Papauran perpetra le ricerche per provare a trovare la soluzione a un caso che sembra ormai antico, accaduto quindici anni fa e in cui il lago evocato nel titolo è un po’ cuore e metafora, perché palpitanti sono gli accadimenti circostanti ma anche la sua impenetrabilità. E la Natura, in questo film, è esplicitamente presente oltre che con il lago anche con l’eruzione di un vulcano, non solo manifestazione naturale ma anche sorta di chiave per un cambio di passo nella vicenda della ricerca della ragazza sparita: “io lavoro sempre con la Natura”, afferma Diaz, che nello specifico spiega come “durante la preparazione del film improvvisamente c’è stata l’eruzione del vulcano, così l’abbiamo filmata; poi, lui cerca qualcosa nelle ceneri, per cui la scena è nata così; infine, dopo alcune settimane siamo tornati lì anche per le immagini di Esmeralda (Shaina Magdayao). Lavorare con la Natura è organico, si tratta di usare quello che succede per aggiungere qualcosa al film; la Natura è un elemento cinematografico generoso”.

Per Shaina Magdayao “lavorare con un regista come Diaz è un privilegio, il far parte del suo messaggio: oltre che un regista, è un grande narratore e nel poter essere io un veicolo di narrazione per me c’è solo bellezza”, parole queste che l’attrice afferma quando sollecitata, e con lei il suo regista, rispetto alla possibilità di correre rischi nel proprio Paese per via di raccontare e far parte del racconto di storie così esplicite sull’attualità, questione su cui l’autore reagisce però con un certo disincanto, spiegando che “al nostro Paese non interessa niente degli artisti: non capiscono il ruolo della cultura e quindi l’ignoranza del sistema ci lascia protetti”.

Nel film, inoltre – al di là delle tipiche lentezze visive e di racconto, della dilatazione del tempo propria dell’autore, dei silenzi ricorrenti che amplificano queste atmosfere – Diaz cerca anche sequenze che sì abbiano un contatto con la realtà della storia, ma talvolta restano come sospese, a lasciar domandare se si tratti di sogno o necessità di fuga da quella realtà, e lui, affidandosi a chi guarda, spiega che “i sogni possono andare in qualsiasi direzione, ci narrano cose in modo ambiguo, ci suggeriscono ma non sappiamo precisamente, quindi sta a ciascuno percepire”.

Lav Diaz – il cui film vede coinvolta anche una co-produzione italianaVolos Films Italia – è inoltre già stato Pardo d’oro a Locarno, nel 2014, per Mula sa kung ano ang noon.

di Nicole Bianchi

autore
06 Agosto 2023

Locarno 2023

Locarno 2023

Locarno: eletto nuovo cda, Maja Hoffmann presidente

Hoffmann è stata ufficialmente confermata presidente del Locarno Film Festival, mediante il voto dell’Assemblea sociale straordinaria e del nuovo Consiglio di amministrazione

Locarno 2023

Locarno, i numeri eccezionali della 76ma edizione

La 76ma edizione del Locarno Film Festival ha visto 146.930 spettatori totali nelle proiezioni proposte, con un incremento del 14.3% rispetto al 2022

Locarno 2023

Tra ‘Procida’, ‘Patagonia’ e ‘Z.O.’, l’Italia premiata a Locarno

Alla scoperta dei tre film che tornano da Locarno con la soddisfazione di un premio o una menzione: Procida, film collettivo sotto la supervisione di Leonardo Di Costanzo, Patagonia di Simone Bozzelli e il corto Z.O. di Loris G. Nese

Locarno 2023

Locarno76, Pardo d’oro all’iraniano ‘Critical Zone’

Il film di Ali Ahmadzadeh, realizzato clandestinamente tra le strade di Teheran, ha vinto la 76ma edizione del Locarno Film Festival. Premiati anche tre italiani: il film collettivo Procida, Patagonia di Simone Bozzelli e il corto Z.O. di Loris G. Nese


Ultimi aggiornamenti