118 giorni di sciopero, dalle prime contestazioni all’accordo

Con il raggiungimento di un accordo provvisorio con i produttori finisce lo sciopero degli attori di Hollywood. Quasi quattro mesi di scontri, picchetti e trattative: ecco com'è andata


A 118 giorni dall’inizio dello sciopero degli attori di Hollywood, mercoledì sera i membri del sindacato SAG-AFTRA si sono riuniti all’All Season Brewing di Los Angeles per celebrare il raggiungimento di un accordo provvisorio con studi e streamer. Il braccio di ferro con i produttori della AMPTP finisce qui e gli attori brindano per strada e sui social.

Nel mese di luglio il sindacato degli attori si era unito allo sciopero iniziato a maggio dagli autori della WGA. Per la prima volta dal 1960, i sindacati hanno fatto fronte comune in un picchetto che ha immobilizzato le produzioni di oltre 176 film e serie tv, per un valore complessivo calcolato intorno ai 10 miliardi di dollari. Barry Diller, presidente di Expedia, parlò in quei primi concitatissimi giorni di “fine e crollo dell’industria”, presagendo il rinvio di numerose produzioni. Tra i nodi affrontanti nei lunghi e spesso inconcludenti tavoli di trattativa con i produttori, l’intelligenza artificiale, principale preoccupazione dei creativi per il futuro di Hollywood, la questione dei residui degli streamer, per i quali è stata pretesa una diversa e più equa retribuzione, e aumenti salariali

Lo sciopero era stato annunciato da una lettera della SAG-AFTRA firmata da attori e attrici di riferimento a Hollywood. Tra i nomi più importanti, subito coinvolti nelle contestazioni, Meryl Streep, Jennifer Lawrence, George ClooneyMargot Robbie, Olivia Wilde, Susan Sarandon, Jason Sudeikis, John Cusak, Mark Ruffalo. Clooney definì lo sciopero “un punto di svolta nel settore affinché sopravviva”, mentre in molti hanno donato fondi alla causa, come Dwayne Johnson, o cercato di aiutare mediando tra attori e produttori, come Tom Cruise. 160.000 i membri della SAG-AFTRA chiamati a protestare per aumenti salariali e garanzie sul futuro delle nuove tecnologie, una lotta che ha valicato Hollywood smuovendo anche il Regno Unito e altri paesi, con manifestazioni nelle piazze e un sostegno universale da parte degli attori di tutto il mondo.

Le prime trattative sono avanzate a rilento, con continui stop e scontri a viso aperto tra l’alleanza dei produttori e gli attori. La discussione sul rinnovo del contratto triennale non riuscì a soddisfare la SAG-AFTRA, che chiedeva maggiori garanzie contro l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e un calcolo più conveniente e chiaro dei diritti d’autore per le opere che vanno in streaming.

Con l’avvicinarsi di settembre nacquero anche numerose preoccupazioni per la Mostra del Cinema di Venezia, il cui legame con Hollywood si pensava avrebbe inficiato la riuscita della kermesse alla luce dell’assenza di importanti attori, impossibilitati a partecipare a red carpet e premiazioni per via dello sciopero. Nonostante le iniziali paure, l’assenza delle star non ha però prodotto contraccolpi sui risultati della Mostra, che ha registrato anzi un aumento delle partecipazioni, e solo in minima parte sul programma. Alcuni divi hanno anche potuto partecipare grazie ad accordi ad interim con produzioni indipendenti, come accaduto per esempio con il cast di Priscilla di Sofia Coppola Ferrari di Michael Mann. Erano stati proprio gli attori, tra cui Jessica Chastain, a invitare a richiedere permessi temporanei per tornare sul set di quelle produzioni più vicine alle richieste del sindacato.

I produttori si sono così riuniti a fine agosto per elaborare le ultime e definitive proposte. La “migliore e ultima” offerta per gli sceneggiatori è arrivata il 24 settembre, con la firma dell’accordo siglata il giorno successivo. Agli autori venivano riconosciute molte delle richieste del sindacato dopo quasi cinque mesi di sciopero. Barlumi di speranza che avevano fatto ben sperare anche per le trattative in corso con gli attori, ma il 12 ottobre le negoziazioni con i produttori si sono interrotte per “distanza tra le parti troppo grande”. AMPTP avrebbe infatti rifiutato di proteggere gli artisti dall’essere sostituiti dall’IA, tema che iniziava ad allarmare sempre più gli attori, con alcuni divi che richiedevano il copyright sul proprio volto e altri che diffidavano dall’utilizzo di cloni per attività commerciali non concordate.

Figura di spicco della lotta sindacale è stata Fran Drescher, presidente della SAG-AFTRA e attrice nota per lo show televisivo anni ’90 The Nanny. Drescher ha guidato lo sciopero chiedendo stipendi più alti e percentuali sulle visualizzazioni degli streamer: “Ciò che sta accadendo qui è importante perché accade in ogni ambiente lavorativo – dichiarò la Preidente SAG-AFTRA – i datori di lavoro hanno come priorità Wall Street e la cupidigia e si dimenticano di chi alla base fa muovere la macchina. Sono dalla parte sbagliata della storia”. Spesso aspre le parole nei confronti dei produttori, il cui atteggiamento fu definito da Drescher “disgustoso”, invitandoli a scusarsi.

L’ultima proposta rifiutata dalla SAG-AFTRA risale al 7 novembre, quando gli analisti davano ormai per certa la fine dello sciopero. Una risposta telegrafica da parte degli attori aveva fatto però sfumare la speranza di un’immediata risoluzione della vertenza iniziata il 15 luglio. Il consiglio comunale di Los Angeles aveva a quel punto esortato entrambe le parti ad affrontare gli incontri con la massima urgenza, avvertendo che “il mancato raggiungimento di un accordo in tempi brevi metterà a repentaglio i risultati per i quali il settore il governo hanno combattuto”.

I produttori, che avevano annunciato la loro ultima offerta, sono dunque tornati al tavolo delle trattative e nella notte di mercoledì 8 novembre SAG e AMPTP sono infine giunti a un accordo temporaneo. “Ce l’abbiamo fatta! L’affare da oltre un miliardo di dollari! 3 anni l’ultimo contratto! Ovunque si apre una nuova strada!” ha scritto su Instagram la presidente del sindacato Fran Drescher, che ha definito l’accordo “storico”. Gli Studios, da parte loro, avrebbero parlato di un “nuovo paradigma” per Hollywood.

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