30 anni senza Fellini, VIVA FELLINI! Parte II

L’omaggio di CinecittàNews al più grande di sempre: il ricordo di Amelio, Angelucci, Barbera, Bertozzi, Dante, Farinelli, Garrone, Maccanico, Manetti, Mereghetti, Mollica, Rohrwacher


31 ottobre 1993-31 ottobre 2023 / Trent’anni dopo le testimonianze del mondo del cinema

GIANNI AMELIO, IL CREATORE MI HA DETTO ‘TU, NO’
Io sono nato lo stesso giorno di Federico Fellini, il 20 gennaio.
Il Creatore, che sta sopra di noi e conosce Passato, Presente e Futuro, un giorno ha riunito tutti i Capricorno del mondo, milioni di persone del Capricorno. Ci ha guardati tutti, poi con la mano ne ha indicato uno. E gli ha detto: ‘Tu, sarai Federico Fellini’. Poi, dopo aver detto questo, ha alzato il braccio, si è voltato, e ha rivolto il dito verso di me, dicendo:‘Tu, no’.

ALBERTO BARBERA, IL MANUALE CHE TUTTI I REGISTI CONSULTANO
Se qualcuno avesse dei dubbi sull’attualità di Fellini basterebbe pensare ad alcuni film recenti che rendono omaggio al Maestro riminese. Nanni Moretti, per esempio, che ne Il sol dell’avvenire cita La dolce vita e riprende letteralmente, reinventadolo, il finale di 8 ½. O Saverio Costanzo, che in Finalmente l’alba non nasconde il debito nei confronti di Fellini per la lunghissima scena della festa nella villa sul litorale laziale. Per non parlare di Yorgos Lanthimos, che con Poor Things rinuncia a girare anche una sola inquadratura in esterni, preferendo ricostruire in studio Londra o Parigi, come avrebbe fatto Fellini stesso. Sono solo alcuni esempi di una venerazione che non conosce limiti di tempo o barriere culturali. Difficile immaginare che un giorno possa venir meno la sua lezione. Il cinema di Fellini è il manuale che prima o poi tutti i registi del mondo finiscono per consultare.

MATTEO GARRONE, QUEI GIORNI DA COMPARSA PER LA VOCE DELLA LUNA
Fellini è un regista che amo alla follia, ma penso sia assolutamente inimitabile, proprio perché è talmente unico che non può essere imitato: nessuno può cercare di imitare Fellini. Di sicuro è uno dei miei punti di riferimento, il suo libro Fare un film è sempre sul mio tavolo. Da lui ho preso grandi ispirazioni, come tutti i registi: ho sempre dentro di me alcune sue frasi sul come raccontare, interrogare la realtà, interpretarla senza mai cadere in una ricostruzione didascalica, ma facendolo sempre in maniera espressiva. Cose che lui nel libro spiega con una chiarezza preziosa, per me quel testo è una bibbia: lì dentro racconta davvero come nascono i bei film. Quando ero ragazzo, per due settimane ho fatto la comparsa in La voce della luna a Cinecittà, lui era incredibile: per dire, mentre eravamo lì agli Studi da giorni, tutti pagati, in 150 comparse, magari si attardava a riprendere cose tipo… una persona che usciva da un tombino! Oppure andava a girare a Ostia non so cosa, con noi sempre lì, ad aspettare: da morir dal ridere. Poi ricordo che sapeva essere estremamente dolce con i suoi attori, ma anche cambiare all’improvviso, urlando e insultandoli in ogni modo: del resto lo ha sempre detto che amava creare un rapporto conflittuale sul set. Proprio l’anno scorso ho deciso di riguardarmi il film per vedere se mi ritrovassi o no tra le comparse: a un certo punto sono apparso, finalmente! Avevo vent’anni! Mi sono visto passare in scena, ho fatto un fermo immagine, ho chiamato Roberto (Benigni, che era protagonista) e gli ho detto: ‘hai visto Robè? Siamo nello stesso film!’.

NICOLA MACCANICO, L’INCONTRO CON CINECITTA’ HA RESO PIU’ GRANDE LA CAPACITA’ DI SOGNARE
La figura di Federico Fellini appartiene a quella categoria di geni che danno un peso al concetto di eternità. Le sue opere hanno ispirato e continuano ad essere riferimento artistico e ideale per filmmaker ad ogni latitudine e riescono a dare un senso di compiutezza piena e concreta all’idea di creatività applicata alla cultura italiana. Dentro Cinecittà il mito prende forma quasi materica attraverso i teatri ed i luoghi che hanno dato una casa al genio di Fellini al punto tale da creare un processo osmotico nel quale è difficile comprendere i veri confini di un rapporto semplicemente totalizzante. Non credo infatti sia azzardato dire che Fellini e Cinecittà non avrebbero raggiunto la grandezza che appartiene loro se non si fossero ‘incontrati’ e, se non fosse successo, oggi il mondo del cinema italiano ed internazionale avrebbero una conoscenza inferiore della capacità di sognare.

GIAN LUCA FARINELLI, LA SUA ARTE E’ ANCORA VIVA
Certamente Fellini è vivo: lo testimonia il fatto che, a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, continuino a emergere cose che lo riguardino. Alla Festa del Cinema di Roma ci sono stati ad esempio il film di Anselma Dell’Olio, Enigma Rol, e Fellini, l’entretien retrouvée, riscoperta dallo stesso Jean-Christophe Rosé che la realizzò nel 1981. Fellini vive poi attraverso le figure che hanno lavorato con lui e che sono attive ancor oggi: penso a Dante Ferretti, Sergio Rubini o Franco Piavoli. E vi sono poi i cineasti che sono ancora in dialogo con la sua eredità artistica, come Paolo Sorrentino: è raro non vedere una venatura felliniana ancora nel cinema contemporaneo. Ecco, se questo legame artistico è certamente ancora solido, ciò che è venuta meno, forse, è la sua popolarità.

VINCENZO MOLLICA, IL SUO RIFERIMENTO ERA DANTE ALIGHIERI
1993. Dopo che aveva ricevuto l’Oscar alla carriera tornavamo con l’aereo da Los Angeles a Roma. Chiesi a Fellini quali erano stati i punti della Storia del cinema essenziali per la sua arte. Lui mi rispose: ‘per me Charlie Chaplin è stato Adamo. Rossellini è stato Omero’. Ho pensato a chi potesse essere lui come riferimento. Ho pensato che potesse essere Dante Alighieri. Proprio lui. Dante ci ha lasciato La Divina Commedia. Fellini ci ha lasciato l’umana commedia. Con i suoi film ci ha fatto sentire il profumo e il sentimento dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Un’opera unica, universale, che ci racconta chi siamo, dove andiamo, e dove andiamo a sbattere in questa avventura umana. Fellini era chiamato ‘il Faro’, perché il suo cinema era luce. E quella luce continua a brillare, attraverso i suoi pensieri e le sue opere d’arte, cui c’aggrappiamo, come dei salvagenti, quando non capiamo più che cosa stia succedendo.

ANTONIO E MARCO MANETTI, MANCA IL SUO CORAGGIO
Purtroppo in questo momento ci sembra vivo solamente nei nostri ricordi e nei nostri cuori. È un momento in cui manca il suo coraggio e la sua visionarietà. Ci sembra non ci sia niente di simile. Ma proprio per questo dovremmo avere cura di ogni piccola scintilla che si accende, cercare di mantenerla per scoprire magari un nuovo regista visionario e libero come era Fellini.

ALICE ROHRWACHER, MI HA INSEGNATO A GUARDARE
Per tutta la sua vita Federico Fellini ha provato a dare corpo a qualcosa che non aveva appigli nelle parole, che non si poteva spiegare a parole… ed è quella cosa che mi rende magnetica la sua visione, è quella cosa che non so spiegare, ma che lui mi ha insegnato a guardare.

EMMA DANTE, LA SUA NOTTE DEI MIRACOLI
Se Fellini fosse vivo, cinghiali, pitoni e orsi se ne andrebbero liberi per le strade di Roma, con le loro incursioni esistenziali. Nella notte dei miracoli gli animali parlerebbero agli uomini come Fellini parlava agli spiriti. La sua ronda gioiosa lungo mura di antiche fortezze sorveglia ancora i nostri sogni più estremi. Con Fellini sogniamo più forte, senza armi per difenderci. Il suo realismo magico è la nostra libertà, la fine di ogni conflitto. Nella sua culla eterna il cinema felliniano è ancora vivo, piange, ride, si dimena e sgrana gli occhi con la forza primordiale di un neonato.

PAOLO MEREGHETTI, IL SUO CINEMA E’ SEMPRE PIU’ IMPORTANTE
Diciamo la verità, più passa il tempo e più il cinema di Fellini mi sembra bello e importante perché è capace di parlarci, ieri come oggi, del Paese in cui viviamo. In una lettera allo sceneggiatore Tullio Pinelli, Fellini scriveva: ‘ho avuto la conferma che ciò che abbiamo inventato è tutto autentico’, e non è solo un’affermazione di coerenza narrativa, è una verità sacrosanta, perché i mondi più o meno meravigliosi che inventava erano capaci di raccontare una verità più autentica e più sincera. Una verità che aveva una grandissima capacità, quella di leggere l’Italia con una lucidità che non si è mai arretrata difronte a niente, nemmeno alle opinioni che sembravano dargli contro. Negli Anni ’50 è riuscito a trovare il riscatto dove c’era dolore e sofferenza, su cui troppi si ostinavano a lanciare proclami, per esempio con film come I vitelloni, Il bidone, Le notti di Cabiria. Poi, smontando l’ottimismo del Boom: con la illusoria superficialità de La dolce vita o la svagatezza di 8 ½. E poi rileggendo passato e presente con un sorriso sempre meno consolatorio, come ha fatto in Amarcord e Roma, per arrivare da La città delle donne a E la nave va, fino a Ginger e Fred e La voce della luna, a mettere in scena un mondo più confuso e volgare, anche se apparentemente spensierato e ridanciano, come un grande antropologo, che non voleva angosciare il suo pubblico con storie tristi, ma che fino all’ultimo non ha potuto fare a meno di raccontare il mondo in cui viveva, anche se nel frattempo, quel mondo, non gli piaceva più.

GIANFRANCO ANGELUCCI, IL SANTO PROTETTORE DELLA SETTIMA ARTE
Federico Fellini resta il più grande autore cinematografico che ha avuto l’Italia, e a trent’anni dalla scomparsa è ancora il più attuale, il più amato, dentro e fuori il fertile recinto del cinema. Il regista dai cinque Oscar, che ha sprovincializzato il nostro Paese ponendolo al centro dell’attenzione mondiale come non è mai avvenuto dai fasti del Rinascimento, è il riferimento di innumerevoli cineasti sulla Terra, il mito, la leggenda, il santo protettore della Settima Arte. È il poeta dello schermo che a Cinecittà, nell’amatissimo Teatro 5, ha creato gran parte dei suoi capolavori insuperati. Un lascito degno del Mago Merlino, un arcobaleno che ci attende con le sue pentole d’oro. Se i film di Fellini venissero proiettati discussi e illustrati nelle scuole, avremmo probabilmente un’Italia migliore. Federico Fellini raccontando sé stesso, mettendosi a nudo senza riguardo e senza pudore, continua a rinnovare con i suoi film l’eterno miracolo dell’Arte, che ci rende immortali e ci illumina la strada. Sono retorico? Vorrei esserlo ancora di più.

MARCO BERTOZZI, CI HA REINVENTATI
Vivissimo, Fellini, è nella mente dei registi di tutto il mondo, grazie a film che hanno cambiato la Storia del cinema e inaugurato una serie di opere e di riflessioni fortemente debitrici al suo lavoro.
Vivissimo, a trent’anni dalla sua morte, nella capacità di raccontare i caratteri del nostro Paese, sollevandone aspetti dell’inconscio profondo, allenandoci a comprenderne la sua magica impurezza, la sua mescolanza, le sue intimità culturali. Vivissimo nell’averci offerto paesaggi antropologici di un’Italia complessa, ma senza presupposti ideologici vincolanti, senza redenzioni o facili ottimismi. Una eredità luminosa in cui ci ha re-inventati, rendendoci, senza scampo, appassionati cittadini del cinematografo.

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