Liliana Cavani e il “disordine” del tempo

L’ordine del tempo, a Venezia fuori concorso e in sala dal 31 agosto con Vision Distribution


VENEZIA – C’è una scena nel nuovo lavoro di Liliana Cavani, L’ordine del tempo, a Venezia fuori concorso e in sala dal 31 agosto con Vision Distribution, che vale tutto il film e che anzi si vorrebbe diventasse una storia a sé. E’ il dialogo tra una anziana clarissa illuminata da una totale serenità (Angela Molina) e una giovane scienziata più tormentata e inquieta (Francesca Inaudi). Mentre un enorme meteorite è lanciato contro la Terra e rischia di provocare una catastrofe simile all’estinzione dei dinosauri, le due donne parlano del tempo, di Dio, della preghiera, “arma fragile” ma unica arma a disposizione degli esseri umani di buona volontà. E parlano pacatamente, in un monastero, davanti a una tazza di té, senza concitazione e nevrosi.

Liberamente ispirato al saggio omonimo del fisico Carlo Rovelli (Adelphi), il film – prodotto da Indiana, Vision, Gapbuster con Rai Cinema – immagina una situazione claustrofobica e via via più intensa, un gruppo di amici si ritrovano per festeggiare il compleanno di una di loro in una splendida casa sulla spiaggia di Sabaudia. La festeggiata Elsa (Claudia Gerini), neo cinquantenne, insieme al marito (Alessandro Gassmann) e alla figlia Anna (Alida Baldari Calabria) trascorre lì le vacanze e lì ha invitato Enrico (Edoardo Leo), uno scienziato che ha qualche informazione in più sull’apocalisse che incombe. Ma che è più interessato a riannodare il dialogo con l’amata Paola (Ksenia Rappoport) ora sposata con l’algido economista Viktor (Richard Sammel). Ogni coppia nasconde rimpianti e segreti, anche Greta (Valentina Cervi) e lo psicoanalista Jacob (Fabrizio Rongione).

Durante la conferenza stampa al Lido l’attrice di Leningrado Ksenia Rappoport ha avuto momenti di intensa commozione: “Liliana mi ha salvato la vita, questo film per me è stato una salvezza nel momento più difficile della mia vita, mi ha aiutato a sopravvivere. Le sono molto grata. Sogni un figlio, lo immagini, lo partorisci, lo fai crescere, lo nutri, lo educhi nella sua adolescenza, poi diventa un uomo finalmente, ma deve partire per la guerra e due giorni muore. Questo oggi è da noi l’ordine del tempo”. 

Per la splendida novantenne Liliana Cavani si tratta di un ritorno al grande schermo a oltre vent’anni di Ripley’s Game in una due giorni di omaggi, dalla cerimonia della consegna del Leone – che avverrà durante l’inaugurazione – alla masterclass del 31 agosto. Ma anche la Settimana della critica ha scelto di aprire con il cortometraggio d’esodio, girato al Centro sperimentale nel 1961, Incontro di notte.

Sulla nostra rivista OTTOEMEZZO trovate un’ampia intervista esclusiva alla regista di Carpi.   

Come mai ha deciso di trasformare una materia astratta e teorica come quella contenuta nel saggio di Rovelli in una narrazione cinematografica?

Perché il pensiero di Rovelli mi interessa molto. Ho studiato Lettere antiche ma mi sono pentita, avrei fatto volentieri Fisica. Ho pensato molto al concetto del tempo. E’ un concetto che ha una lunga storia, ce n’è voluto per arrivare agli orologi dalle clessidre. Abbiamo la convinzione che il tempo vada avanti, ma magari va indietro. Ci sono tante domande che ci poniamo e su questo si sono scatenate le religioni. Ma se c’è un pretesto scientifico, come un disastro imminente, ognuno sarà indotto a pensare alla vita che ha fatto, a quello che non è riuscito a fare. Il tempo, insieme all’acqua, è la cosa più importante.

Con che spirito accoglie questo Leone alla carriera?

Non ci ho mai pensato. Mi piace il mio lavoro e il premio è nel farlo. Appena laureata sono venuta a Roma e ho partecipato a un concorso Rai che ho vinto, ma non volevo fare la burocrate, la dirigente, e chiesi di girare dei documentari. Da quel momento mi sono occupata di Storia e questo ha segnato il mio lavoro.

Portiere di notte è il suo film più celebre e controverso, tra l’altro stasera sarà la sua indimenticabile protagonista Charlotte Rampling a consegnarle il Leone.

Sì, tutto parte dai miei documentari sulla Storia del Terzo Reich, la Seconda guerra mondiale, i campi di sterminio e la Resistenza. La Seconda guerra mondiale è stata filmata tutta e ci sono materiali straordinari nella Biblioteca del Congresso, all’Istituto Luce. Io che conoscevo bene la guerra del Peloponneso ma non la Seconda guerra mondiale, ho passato mesi a guardare questi filmati, mi sono sorpresa alle testimonianze delle sopravvissute al Lager, ce n’era una che tornava tutti gli anni ad Auschwitz e io neanche capivo tanto bene perché. Portiere viene da lì. La donna della Resistenza andava diffuso di più ma adesso comunque si trova su Raiplay.

Lei ha rimpianti come i personaggi de L’ordine del tempo?

Non ho mai ripensato al passato come loro, credo che occorra uno stimolo molto forte, la paura che stia per accadere qualcosa di ineluttabile. Allora il tempo diventa una cosa che scotta. Non so se ho un’ora o due e dunque sono portato ad analizzare tutto. Il Covid, per esempio, ha stimolato questi pensierini in molti.

Com’è avvenuto il suo primo incontro con il cinema?

Mia madre mi ha portato al cinema da quando avevo quattro anni. Più tardi, da adolescente, andavo a Bologna da Carpi a prendere le pellicole di De Sica e Bergman. Se si potesse salvare solo un film, salverei L’oro di Napoli.  

L’ordine del tempo si apre con una citazione dell’Alcesti di Euripide e con il tema di una donna forte che si offre al posto del marito per salvargli la vita.

Volevo sottolineare l’importanza della donna che è capace di ragionare, di affrontare le situazioni e di trovare una soluzione possibile. Come Alcesti, che dice vado al tuo posto. O come la protagonista Elsa che invita il marito a occuparsi del figlio avuto da un’altra. L’intelligenza della donna è stata importantissima nella Storia e mai abbastanza raccontata.

Il personaggio della clarissa rimanda al suo bellissimo documentario Clarisse, presentato proprio qui a Venezia nel 2012.

Mi piaceva l’idea che davanti al pericolo totale ci fosse una clarissa. Queste suore, che ho incontrato per il documentario, mi hanno stupito, io vengo da una famiglia atea. La suora ha una visione più complessa, ho chiesto di interpretarla ad Angela Molina perché ha quest’aria normale, di una persona che ha avuto una vita come voleva lei, non depressa. E’ bello quando dice che ha appuntamento con Dio tutti i giorni, tutti i santi giorni. Sono scelte umane sincere, oneste e non bisogna pensare solo all’apparato e alla Storia della Chiesa. C’è anche questa freschezza.

Pensa che il fascismo potrebbe tornare?

La madre degli imbecilli è sempre incinta ed è inevitabile che ci siano persone che ragionano in certi modi. Ma non credo che sia un fenomeno così pericoloso. Mi stupisco sempre quando qualcuno si definisce fascista, penso che sia dovuto all’ignoranza sui fatti. La Storia viene studiata poco e non sempre volendo capire. Esiste davvero il negazionismo, è incredibile che esista perché tutto è filmato e documentato quindi io legherei il negazionista a una sedia e gli farei vedere tutti i documentari. Certo, si fa fatica a credere nel progresso, soprattutto adesso che c’è una guerra in corso. Lo storico Tucidide si scandalizzava per i morti della guerra del Peloponneso, ma cosa dovremmo dire noi dei lager o di quello che accade in Ucraina, dove sono rimasti solo i contadini e i poveri a morire?

di Cristiana Paternò

Cristiana Paternò
30 Agosto 2023

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