Jonathan Glazer, cresce la polemica sul discorso agli Oscar

Non si placa la bufera nata all'indomani della consegna dell'Oscar a 'La zona d'interesse'. Più di 1000 i co-firmatari di una lettera aperta contro le parole pronunciate dal regista sul palco del Dolby Theatre


Crescono di ora in ora i co-firmatari della lettera aperta con cui un gruppo di produttori, registi, attori e personalità dello spettacolo di Hollywood hanno denunciato le parole pronunciate da Jonathan Glazer durante la consegna del premio Oscar a La zona d’interesse. Lunedì mattina, Variety aveva pubblicato il testo sottoscritto da 450 co-firmatari, arrivati nel frattempo a più di 1000. Tra questi, ritroviamo nomi noti e molto influenti a Hollywood, come Amy Sherman-Palladino (Gilmore Girls, Marvelous Mrs. Maisel), il produttore di Lala Land Gary Gilbert o Amy Pascal di Sony Pictures. La lista è lunga e comprende anche qualche giornalista e avvocato legato a Hollywood.

Il discorso di Glazer, che è ebreo e con La zona d’interesse ha raccontato l’agghiacciante disumanizzazione dell’Olocausto osservata dalla prospettiva dei carnefici, è stato subito al centro di numerose polemiche. Il regista ha infatti citato il dramma del conflitto israelo-palestinese, creando un parallelismo con il tema del film premio Oscar. La Fondazione statunitense per i sopravvissuti all’Olocausto ha definito le parole di Glazer “moralmente indifendibili”. Allo stesso modo, l’Anti-Defamation League aveva pubblicato sui social la propria opinione sul discorso, definendolo “scorretto e moralmente riprovevole”.

Dopo la cerimonia sono stati numerosi gli utenti a notare come il discorso di Glazer fosse l’unico a non essere stato ricaricato sul canale YouTube ufficiale dell’Academy, che ha però spiegato come non fosse previsto dall’accordo di distribuzione sottoscritto con ABC. Ovviamente, i filmati del discorso trasmesso in diretta hanno presto fatto il giro del web per altre vie. Il tenore dei commenti racconta bene la spaccatura provocata dalle parole del regista.

“Il nostro film mostra dove porta la disumanizzazione nella sua forma peggiore – ha affermato Glazer -. Siamo qui come persone che rifiutano il fatto che la loro ebraicità e l’Olocausto vengano strumentalizzati da un’occupazione che ha portato al conflitto così tante persone innocenti. Che siano le vittime del 7 ottobre in Israele o dell’attacco in corso a Gaza, di fronte a tutte le vittime di questa disumanizzazione, come possiamo fare a opporre resistenza?”.

Nel corso della cerimonia degli Oscar, il discorso aveva suscitato grandi applausi da chi, come gli attori Mark RuffaloRamy Youssef, si era presentato al Dolby Theatre con le spille della campagna Artists4Ceasefire. Una spaccatura, quella prodotta dalle parole del regista, specchio del dibattito sul conflitto in atto nella Striscia di Gaza, che appare presente anche all’interno della stessa Hollywood.

 

Non è ancora chiaro chi siano i principali firmatari della lettera aperta, ma Variety ha pubblicato la lunga lista (probabilmente destinata ad ampliarsi) di coloro che ne hanno appoggiato gli intenti.

“Siamo creativi, dirigenti e professionisti di Hollywood ebrei – si legge  -. Rifiutiamo che la nostra ebraicità venga derubata allo scopo di tracciare un’equivalenza morale tra un regime nazista che cercava di sterminare una razza di persone e una nazione israeliana che cerca di evitare il proprio sterminio. Ogni morte civile a Gaza è tragica. Israele non prende di mira i civili. Ha preso di mira Hamas. Il momento in cui Hamas rilascerà gli ostaggi e si arrenderà sarà il momento in cui questa guerra straziante finirà. Ciò è vero sin dagli attentati di Hamas del 7 ottobre. L’uso di parole come “occupazione” per descrivere un popolo ebraico indigeno che difende una patria che risale a migliaia di anni fa e che è stata riconosciuta come Stato dalle Nazioni Unite, distorce la storia. Dà credito alla moderna diffamazione del sangue che alimenta un crescente odio antiebraico in tutto il mondo, negli Stati Uniti e a Hollywood. L’attuale clima di crescente antisemitismo non fa altro che sottolineare la necessità dello Stato ebraico di Israele, un luogo che ci accoglierà sempre, come nessuno stato ha fatto durante l’Olocausto descritto nel film di Glazer”.

Jonathan Glazer non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.

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