Brando De Sica e l’horror ‘fluido’

A Napoli, l'adolescente Mimì vive lavorando come pizzaiolo: è orfano, insoddisfatto e affetto da una malformazione ai piedi. Un giorno fa la conoscenza di Carmilla, una ragazza che si è convinta di appartenere alla stessa stirpe del vampiro Dracula, e insieme i due decidono di abbandonare la società in cui vivono per seguire le loro regole.


In anteprima nazionale a Lucca Comics & Games l’atipico horror di Brando De Sica Mimì – il principe delle tenebre, produzione Indiana con Bartleby Film e Rai Cinema, distribuita in sala da Luce Cinecittà il 16 novembre dopo un’ottimamente accolta preview a Locarno.

Dopo Lucca, la pellicola inizia un tour che la vede sabato 11 novembre a Milano all’interno della manifestazione Piccolo Grande Cinema in collaborazione con Noir (con masterclass del regista moderata da Giorgio Gosetti prima della proiezione al cinema Arlecchino), il 13 al Catania Film Fest nella sezione Fuori Concorso e assegnazione di un premio speciale al regista e infine il 14 al Ravenna Nightmare Film Festival dove è film d’apertura.

Nel cast le giovani star Domenico Cuomo, nei panni di Mimì – che è proprio il diminutivo di Domenico – e Sara Ciocca, nel ruolo di Carmilla.

Abbiamo intervistato De Sica in esclusiva in occasione dell’evento lucchese.

Certo, pensare a giovani e vampiri insieme richiama subito alla mente Twilight, ma basta un attimo entrare nel dettaglio per capire che il film segue una sua personalissima strada di indipendenza e originalità…

Il punto di vista è soprattutto quello dei “fan” dei vampiri. Non voglio rivelare troppo, ma lo vedo più come un film sulla ricerca di identità, dove il non riflettersi nello specchio diventa un simbolo. Non riflettersi significa oggi non esistere, di qui la necessità di succhiare il sangue che è anche il DNA delle persone.

C’è un messaggio specifico che le piacerebbe che il film mandasse ai giovani?

Non sono uno di quei registi che fa film per mandare messaggi. Piuttosto cerco di esplorare delle possibilità, o pormi delle domande. E’ un film sull’importanza dei sogni e sulla fuga da una realtà sempre più drammatica e difficile da sopportare. Oggi i ragazzi si costruiscono delle torri d’avorio grazie ai profili social, ma arrivano sempre più notizie di suicidi giovanili o di uso di droga. Tutto questo li porta fuori piuttosto che dentro al loro centro.

Lucca Comics è una delle manifestazioni più importanti a livello mondiale per quello che riguarda il fumetto. Qual è il suo rapporto con la nona arte?

Sono un grandissimo collezionista, soprattutto di Dylan Dog e Diabolik. Ho tutti i numeri, anche i primi. Mi sarebbe piaciuto tantissimo fare una serie su Dylan ma so che i diritti sono in mano a James Wan. Seguo l’Indagatore dell’Incubo da quando ero bambino.

E i film di Diabolik, li ha visti?

Il primo. E’ buono. Apprezzo molto il lavoro dei Manetti.

E ovviamente è consapevole che il nome ‘Mimì’ non faccia immediatamente pensare a un vampiro assetato di sangue?

Ma certo. E’ un nome comune per gli orfani, e mi piace proprio perché fa contrasto. Tra tanti orrori ci metto anche dell’ironia, per far respirare lo spettatore. Lo facevano anche Hitchcock e Landis… sono un grande fan di Un lupo mannaro americano a Londra. Ma tutto il film è un crossover di generi: orrore ma anche commedia, coming of age, melodramma… è un film ‘fluido, per usare un termine che va di moda oggi.

E che altre influenze ci sono nel suo cinema?

Talmente tante che non so nemmeno se sia “mio”. Di Landis ho già detto. L’ho incontrato a Los Angeles e siamo andati insieme a trovare il mago degli effetti speciali Ray Harryhausen… che animava mondi quando ancora non c’era la cgi, con la stop motion e il matte painting. Il primo approccio con l’horror l’ho avuto con il Dracula di Terence Fisher, con Peter Cushing e Christopher Lee, e poi chiaramente la Universal, L’uomo invisibile, Il mostro della laguna nera… ma anche Tourneur e Ho camminato con uno zombi… e ancora gli anni settanta e il gore di Hooper, Carpenter e Il fantasma del palcoscenico di De Palma, che un po’ mi sono anche riportato in Mimì.

Colleziona anche film?

Certamente. Ho scaffali pieni di VHS, laserdisc e DVD, tutti catalogati. E’ come se vivessi in un cinema, con schermo e impianto adeguati… ci tengo tanto alla fruizione del film e in particolare all’audio, ho una vera passione per il sound design e ho avuto anche la fortuna di lavorare nel campo, ad esempio nel Pinocchio di Garrone. Lavoro al film in ogni dettaglio, dalla fotografia, alla scenografia, fino al montaggio.

 

 

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