In sala per ‘Enea’ si canta Maledetta Primavera e si discute di giovani e futuro

La seconda opera di Pietro Castellitto è al cinema da giovedì 11 gennaio. Abbiamo raggiunto il pubblico fuori dalla sala per ascoltare gli accesi dibattiti e le riflessioni dedicati a un film che sa far parlare di sé


Inizia l’anno e già si inneggia alla primavera. Fuori dai cinema del centro di Roma si canta Loretta Goggi. L’avevamo già visto accadere al Festival di Venezia, dove l’anteprima della seconda opera di Pietro CastellittoEnea, aveva ricordato al Lido le note di “Maledetta Primavera”. La canzone protagonista di alcuni dei momenti più importanti del film appare anche nel trailer e infatti, mentre gruppetti di spettatori si avvicinano all’ingresso con i soldi in mano, qualcuno ne parla già. “Avevo visto alcune immagine senza capire bene la trama”, ci rivela un ragazzo in attesa della proiezione serale. “Però sembrava folle, e Maledetta Primavera non mi si toglie dalla testa da allora”.

Come lui, molti giovani non conoscono molto Castellitto (esordito alla regia nel 2020 con Predatori), e nemmeno il ben più noto padre (se non per qualche film). A fine proiezione i trentenni sono però concordi: “Questa è una storia per noi”. La parola più diffusa è “folle” e “contemporaneo”. Castellitto firma in effetti un’opera che accende lo sguardo, piena di trovate pirotecniche e improvvisi cambi di ritmo. “Molti trentenni ci si ritrovano”, prosegue una coppia intercettata a fine film mentre ne discute animatamente. “Ci ritroviamo nel suo protagonista, spettatore inerme di una realtà che fagocita tutto, che muta forma di continuo e ci abbandona al disincanto”. Pietro Castellitto aveva descritto il film come una storia d’amicizia tra due quasi trentenni che vogliono sentirsi vivi”. Alcuni, i più attenti, riconoscono Giorgio Quarzo Guarascio, giovane cantante conosciuto anche come Tutti Fenomeni, qui al debutto sul grande schermo. “Alcune sue canzoni sembrano spiegare il film”, fa notare un fan del musicista.

Lo stile del giovane Castellitto (in costantemente comunicazione tra il sé attore-regista e quello “personaggio” del film) rapisce trasversalmente, fornendo uno specchio ai più giovani, ma affascinando molto anche spettatori lontani dal suo mondo. “Lo voglio vedere perché Predatori non l’avevo capito, ma Pietro Castellitto sembrava avere qualcosa di urgente da dire, un’urgenza che mi ha colto alla sprovvista e che spero di comprendere meglio in questo nuovo film”. A parlare è una signora, giunta al cinema “rigorosamente” da sola e appassionatissima di Sergio Castellitto, che appare anche in Enea proprio nel ruolo del padre del protagonista. “Ricordo benissimo la prima de L’uomo delle stelle, era il 1996 e l’incontro tra Tornatore e Castellitto fu incredibile, due artisti che amo a confronto su cinema, illusioni e realtà”. Cosa pensa di trovarci in Enea? “Forse un po’ lo stesso, Pietro mi sembra tanto interessato alla realtà quanto alle illusioni”.

Per alcuni è il secondo film italiano visto al cinema in pochissimo tempo. Le vacanze di Natale sono state occasione ghiotta per recuperare l’apprezzatissima Paola Cortellesi, “e ora si ricomincia” scherza un signore sulla cinquantina. “Non andiamo al cinema spesso, due o tre volte l’anno, ma è già il secondo film che vediamo dall’inizio del 2024”.

Le discussioni sono accese. Tra chi canta e non ci pensa (mischiando qualche citazione di un film a cui non mancano battute da fare proprie), chi mette in dubbio la forma, “troppi movimenti!”, e chi lascia fuori il giudizio e si getta a capofitto alla ricerca di un senso. “Lo vorrei rivedere – racconta una ragazza di appena vent’anni – perché quando ho capito a che ritmo galoppasse il film ho deciso di farmi trasportare, non avrei mai immaginato di trovarmi davanti a una scena come quella dell’aereo!”.

 

Alessandro Cavaggioni
12 Gennaio 2024

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