Il ritorno di Gondry

A distanza di dieci anni da quel tour de force dello spirito e della creatività, il geniale cineasta francese torna nelle sale con la risposta al momento oscuro della sua carriera


Un uomo smarrito vuole cancellare la memoria della sua ex amante, ma se ne pente e attraversa i corridoi labirintici della sua stessa mente come in un incubo dai colori desaturati. Un autista-ninja dotato di “Kato Vision” (un mix di puntamento alla Predator e logica da gioco sparatutto) che dovrebbe essere un assistente ed è invece il vero eroe di un “superhero movie”. Un pony di feltro cucito da un uomo che prende vita grazie al potere dei sogni. Un auto a forma di nuvola che porta i due amanti a sorvolare Parigi nel cielo più azzurro che si possa immaginare. Chi se non Michel Gondry, autentico alchimista dell’immaginario, poteva realizzare immagini così sognanti, potenti, capaci di trasportarci in un’altra dimensione.

Sostiene Bjork

Di lui Bjork ha detto: “Nella più contorta e complicata idea Michel Gondry sta cercando un’unica cosa: estrarre un po’ di magia e di mistero dalle cose”. Ecco cosa ha sempre fatto, a prescindere che si misurasse con pubblicità, videoclip, film o documentari: tirar fuori l’incantesimo dalla realtà quotidiana”. Smaltare di poesia la superficie del mondo che ci circonda. François Nemeta storico collaboratore di Gondry che ne ha offerto un ritratto intimo e preciso nei due documentari: Do it yourself e A letto con Gondry (entrambi distribuiti in questo periodo per l’Italia da I Wonder pictures)  ha saputo condensare così la sua arte: “Il suo cinema vive altrove, Gondry è tanto franco-americano quanto indiano e lappone: appartiene al mondo”.

Videoclip delle meraviglie

Prima del suo debutto nel lungometraggio, intitolato Human Nature (2001), Gondry ha rivoluzionato il mondo della musica in video. I suoi capolavori, oltre per la stessa Bjork, per i Radiohead, i Daft Punk, The Chemical Brothers, i Rolling Stones e The White Stripes hanno ridisegnato il linguaggio della MTV generation facendo di lui lo “Spielberg” del formato videoclip.

Gondry ha iniziato a lavorare come regista realizzando i video musicali per la sua stessa band, gli Oui Oui, di cui era il batterista. Le sue creazioni così fuori dagli schemi attirano l’attenzione di produttori e musicisti, finché nei primi anni 90 non arriva la cantante cult islandese Bjork che lo “assume” per dirigere il video musicale della sua canzone Human Behavior. Il video ispirato alla favola “Riccioli d’oro e i tre orsi” è una gemma di creatività e invenzioni. È l’esplosione di Gondry. La sua consacrazione.

La sua mente piena di idee può finalmente diffondere il proprio credo estetico: effetti speciali analogici, l’illusione da inventore alla George Méliès, l’inaspettato come colpo di scena, lo squilibrio per creare la scintilla creativa (perché “solo chi ha il caos dentro può generare una stella danzante”, come diceva Nietzsche), l’incorporamento nel proprio lavoro dei suoi pensieri personali e delle paure della propria infanzia, ad esempio l’incubo ricorrente in cui le sue mani crescono a dismisura. Dirige anche commercial per grandissimi marchi. Lo spot televisivo per Levi’s detiene il Guinness World Record per il “maggior numero di premi vinti da uno spot televisivo”. Inventa la ripresa “bullet time” per una pubblicità di marca di whisky e diventerà poi la ripresa iconica del cult Matrix.

Infinita letizia della mente candida

Il suo stile somiglia molto a quello di un bambino creativo. Un bambino geniale che vede il mondo con sguardo divergente. E non a caso intitola uno dei suoi documentari più personali che racconta il suo mondo creativo e la sua ispirazione fatta di onirismo, memoria e infanzia: I’ve Been Twelve Forever, ovvero “Ho 12 anni per sempre”. Di anni ne compie 41, invece, nel 2004 quando regala al Mondo un capolavoro assoluto che gli permette di vincere un Oscar per la miglior sceneggiatura (insieme all’altro genio del cinema surreale: Charlie Kaufman) e consegna il suo nome alla storia del cinema: Eternal Sunshine of the spotless mind (tradotto da noi con l’indegno titolo di Se mi lasci ti cancello). Il film è pura incarnazione del genio, distilla perfettamente ogni elemento del suo talento cinematografico alimentato da uno script splendidamente costruito. L’opera di Gondry, essenzialmente impeccabile, ha cambiato la vita degli spettatori applicando la stessa saggezza lirica della poesia di Alexander Pope che ha ispirato il titolo: “How happy is the blameless vestal’s lot! The world forgetting, by the world forgot. Eternal sunshine of the spotless mind!” (“Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale! Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. Infinita letizia della mente candida!”).

Interpretato da Jim Carrey e Kate Winslet, “Sunshine” è un racconto epico e labirintico, che dispiega idee sull’amore eterno e sulla mente umana con la massima cura e comprensione. Costruito in forma non lineare, mostra l’intero processo di emozioni che vivono e muoiono nel corso di una relazione: due uccelli canori, Joel e Clementine, si incontrano, si innamorano, si avvicinano e si allontanano. Viaggiando nella sua mente in via di disintegrazione, siamo testimoni della sua anima e del suo dolore mentre il passato si allontana lentamente, lontano dagli occhi e dalla mente. Il risultato è straziante. In poche parole, questo film ci avvicina a ciò che ci circonda (un’impresa non facile) e sottolinea sapientemente le ragioni per cui vale la pena vivere.

Vent’anni dopo…la soluzione!

Sono passati due decenni quasi da questa folgorante opera seconda e Michel Gondry, seppur mai più raggiungendo la vetta di Se mi lasci ti cancello, ha continuato a stupire con scelte fuori dagli schemi. Film sorprendenti. Liberi. Onirici come L’arte del sogno con Gabriel Garcia Bernal o deliziosamente cinefili come Be kind rewind. E poi ancora videoclip, corti, documentari sempre fuori dagli standard, con il ricordo costante all’animazione a passo uno che è la sua autentica ossessione.

Ma non è stato un percorso lineare e fatto di sole luci. Ci sono state cadute. Passi falsi. Ombre. Storie portate a casa con difficoltà, se non con dolore. Come The green hornet o la serie tv Kidding chiusa dopo due stagioni, ma soprattutto Mood Indigo: un’opera fortemente voluta ed estenuante. Un film difficilissimo sin dall’esordio (si misurava con un classico popolarissimo in Francia come la schiuma dei giorni di Boris Vian) che si è rivelato fallimentare. un vero colpo al cuore.

E ora a distanza di dieci anni da quel tour de force dello spirito e della creatività, il geniale cineasta francese torna nelle sale con la sua risposta a quel momento oscuro della sua carriera con una esortazione al valore del processo creativo, un inno all’arte sbendata da fronzoli e pailettes. Il libro delle soluzioni che uscirà in sala in Italia il primo novembre dopo l’anteprima alla Festa del cinema di Roma (sempre grazie a I Wonder Pictures), è un ritorno gioioso di Gondry al piacere della regia, accentuata da quella eccentricità e quel surrealismo che è la sua cifra imparagonabile. È il ritorno che tutti i suoi appassionati fan stavano aspettando.

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