Il lato nerd di Joe Manganiello

“Niente domande sulla vita privata e sulle polemiche di questi giorni a Lucca, please”. Joe Manganiello, attore, regista, produttore, ex marito di Sofia Vergara (e qui il “niente domande”), ambasciatore di Lucca Games nel mondo, vuole parlare solo di giochi di ruolo, di cui è grande appassionato.


A pochi mesi dall’inizio delle celebrazioni per i cinquant’anni di Dungeons & Dragons, il gioco di ruolo per eccellenza, Manganiello sta producendo un documentario ufficiale sul tema.

Le sue partite, a cui partecipano personaggi del calibro di Vince Vaughn e Tom Morello, sono famose in tutto il mondo, così come Arkhan, il personaggio da lui interpretato.

Manganiello si presenta in conferenza con la sua cagnolina, che lo accompagna fedelmente.

“E’ il mio diavolo custode!”, scherza.

“Sono un nerd – dice subito per presentarsi – ho iniziato a fare il master a nove anni le storie che creavo erano legate a qualsiasi libro leggessi in quel momento. A otto anni ‘Lo Hobbit’, o i libri di Stephen King, è stato così che ho capito come si scrivevano i personaggi, qualcosa di cui poi si vedono i frutti. Oggi sono uno scrittore e un produttore, ho creato una serie televisiva e tutte queste cose le ho imparate facendo il Dungeon Master in Dungeons & Dragons. Sono le stesse identiche capacità. Come Master tu interpreti tutti i personaggi del mondo, quindi impari a interpretare personaggi diversi. E così si capisce anche come avere a che fare con gli attori, perché i giocatori sono come attori, non professionisti magari, ma quelle skill mi servivano per capire come trascinarli all’interno della storia che ho scritto. E impari anche a fomentarti quando le cose vanno male. Il risultato che viene fuori è spesso un errore creativo che porta a qualcosa di più bello di quello che hai immaginato. A volte quello che si inventano giocatori e attori è meglio dell’idea che avevo avuto originariamente. Così ho imparato anche ad essere meno rigido. Ci sono milioni di modi di raccontare una storia e non necessariamente il mio è il migliore. Il gioco di ruolo ti insegna che tutto può cambiare a seconda di un tiro di dadi”.

Ed è esattamente quello che gli è successo anche sul set: “Pensiamo a True Blood – continua a raccontare con entusiasmo – nei libri il personaggio di Lafayette muore alla fine del primo romanzo. Ma l’attore che lo interpretava in tv era talmente bravo che il personaggio è stato lasciato vivere più a lungo. Più storie puoi raccontare, meglio è. Niente è scritto nella pietra. L’importante è che vinca l’idea migliore, non importa di chi sia. Giocare di ruolo ti fa sviluppare l’istinto, cosa che voi italiani capite bene”.

Non ha visto, però, Dungeons & Dragons: l’onore dei ladri: “Ero troppo impegnato col mio documentario e la mia serie tv”, dichiara. Anche se l’impressione è che si tratti di una risposta diplomatica per dire che non gli è piaciuto, o forse non gli è piaciuto il fatto di non essere stato coinvolto, chissà.

Gygax, creatore di D&D, diceva “se non sai cosa fare, nel dubbio tira i dadi”. “Per me i dadi – dice Manganiello – sono la connessione con Dio. Quindi pur rispettando i dadi, cerco sempre di adattare il mio materiale per far sì che segua il tiro. Comunque ottengo sempre punteggi alti: tutti si arrabbiano quando tiro i dadi io. Sono sempre stato ossessionato da D&D, non volevo fare altro: cercavo di essere bravo a scuola per non avere troppo lavoro da fare a casa. Appena potevo, scrivevo le storie. Ero bravo anche negli sport, ma poi tornavo sempre a scrivere. Ho sempre voluto raccontare storie ed è stato anche quello che ho fatto quando si è trattato di trovarmi un vero lavoro. Sono un grande appassionato anche di storia e di psicologia, la mia famiglia ha un passato europeo, quindi vengo da storie di battaglie e grandi scontri tra bene e male. Nelle mie storie ci sono sempre eserciti cattivi contro cui combattere. Mi interessa lo scontro tra il piccolo e il grande, e soprattutto cerco di capire perché gli uomini si comportino così… voglio portare i miei giocatori in viaggi epici e memorabili. Li faccio sognare e poi quando si svegliano gli dico come devono interpretare questi sogni”.

E qual è stata la situazione più divertente in cui si è trovato giocando?, gli chiediamo.

“Stavo facendo il Dungeon Master e c’era un tipo che sta sempre al telefono per giocare a Fantacalcio. Ovviamente non lo abbiamo più invitato. Invece, tutti amiamo quando qualcuno si unisce al party, ci piace aiutare. Siamo un gruppo. Non bisogna essere timidi… tutti siamo stati giocatori alle prime armi, non bisogna avere paura. Però quando arriva qualcuno che ha già giocato venti volte e non sa ancora cosa sia un dado da venti… ci cascano le braccia”.

Circa i videogiochi tratti da D&D ha detto: “sono stato tra i beta tester di Baldur’s Gate, che ne è stato influenzato, ed è un grande gioco, così come Skyrim, The Witcher e chissà quanti altri… paradossalmente i più deboli sono i giochi che portano ufficialmente il marchio di D&D. Comunque io sono un giocatore analogico, mi piace fare tutto a carta e penna e disegnarmi le mappe da solo”.

E conclude: “Dungeons & Dragons non è solo un gioco: riempie perfettamente la forma di quello che sei come artista, e trasforma i giovani negli artisti che sarebbero diventati. Lavorando al documentario ho avuto la conferma. Ha unito wrestler, DJ, rockstar, politici… i fumettisti hanno imparato a disegnare per rappresentare i propri personaggi. Non è per tutti, ma se è per te, non ti lascia più, non puoi fare a meno di proseguire a giocare. Lo hanno detto i creatori del Trono di Spade e di Stranger Things, di The Last of Us, se ti trova, ti farà crescere in un modo o nell’altro. Certo quando eravamo ragazzini non pensavamo che ci avremmo potuto guadagnare qualcosa, non c’era TikTok all’epoca, pensavamo di fare qualcosa di sbagliato, addirittura”.

 

 

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