‘Il Fuggitivo’, una fuga lunga trent’anni

Oggi 30 anni fa usciva negli USA uno dei migliori thriller della storia del cinema. Nell’edizione degli Oscar 1994 Il Fuggitivo di Andrew Davis arrivò addirittura nella cinquina del miglior film


Oggi, 6 agosto, 30 anni fa usciva negli USA uno dei migliori thriller della storia del cinema. Un film magistrale che a distanza di così tanto tempo continua a regalare brividi e suspence.

Caso più unico che raro per un film di questo genere, nell’edizione degli Oscar 1994 Il Fuggitivo di Andrew Davis arrivò addirittura nella cinquina del miglior film. E ottenne altre 6 importanti nomination. Non tutti ne furono entusiasti. C’era una feroce competizione per aggiudicarsi la statuetta più ambita.

Gli altri candidati erano filmoni pieni d’impegno e cinefilia: Nel nome del padre di Jim Sheridan, Quel che resta del giorno di James Ivory, Lezioni di piano di Jane Campion e soprattutto il trionfatore finale, Schindler’s List di Steven Spielberg.

Opinione diffusa era che Il fuggitivo fosse un pesce fuor d’acqua in questo oceano di bellezza e di grandezza. Un contentino consolatorio per la gente comune che preferiva l’evasione al dramma storico. Si trattava di un thriller basato (alla lontana) su una serie televisiva di culto degli anni 60 con protagonista il re dell’azione e dell’avventura Harrison Ford, e soprattutto non aveva nessun contenuto sociale particolare.

Niente di più snob e miope. La pellicola di Davis è invece uno degli esempi più brillanti e efficaci di un sottogenere specifico del thriller: “il personaggio che ha subito un torto e cerca di riabilitare il suo nome” Intrattenimento di grande classe, azione tesa, trama che non allenta mai la sua tensione, nemmeno per un istante. Puro cinema a 24 carati.

La storia scivola sullo schermo come un falco che aspetta il momento giusto per tuffarsi sulla preda e alla fine diventa qualcosa di più del semplice spettacolo (che già di per sé è un valore non da poco). Il fuggitivo è l’allegoria su un uomo innocente in un mondo pronto a schiacciarlo. Come ha messo in evidenza più di un critico la storia ha una visione kafkiana del mondo e un’impostazione drammatica degna del miglior Hitchcock.

È un gioco al gatto e al topo tra un uomo accusato ingiustamente di aver ucciso la moglie e un agente di polizia che lo segue con astuta ferocia. il dottor Richard Kimble (Harrison Ford) è stato processato e condannato a morte per l’omicidio della moglie. Durante il viaggio in autobus che lo porta alla prigione dove trascorrerà il resto dei suoi giorni, Kimble è accompagnato da altri tre prigionieri. Quando inscenano un tentativo di fuga, l’autista dell’autobus perde il controllo e precipita in una scarpata. Kimble è libero. Un’ora e mezza dopo il vice-sceriffo federale Sam Gerard (Tommy Lee Jones) arriva sul posto per coordinare la ricerca del fuggitivo. Così, mentre Kimble fugge da Gerard e dai suoi uomini, inizia la ricerca del vero assassino della moglie: un misterioso uomo con un braccio solo (Andreas Katsulas).

Ford mostra ancora una volta di essere il grande uomo del cinema moderno: caparbio, determinato, coraggioso e mai superficiale. Come attore, nulla di ciò che fa sembra essere solo per l’apparenza, e di fronte a questo materiale melodrammatico si smorza la sua performance, lavora in sottrazione invece di cercare di sfruttare il pathos per inutili florilegi recitativi.

“Il fuggitivo” ha gli standard altissimi di un’epoca cinematografica precedente, classica, in cui la recitazione, il dialogo, le emozioni erano destinate a stare in piedi da sole senza il ricorso abbondante agli effetti speciali, e in cui i personaggi continuavano a cambiare e a svilupparsi fino all’ultimo fotogramma. Un gran film che resiste benissimo all’invecchiamento dopo tre decenni.

Curiosità sul film

Harrison Ford danneggiò alcuni legamenti della gamba durante le riprese delle scene nel bosco. Si rifiutò di sottoporsi a un intervento chirurgico fino alla fine delle riprese, in modo che il suo personaggio potesse mantenere la zoppia. E quindi una fragilità che avrebbe reso il suo Kimble più fragile e credibile.

Il film, come detto, si basa sulla serie televisiva Il fuggiasco, andata in onda tra il 1963 e il 1967 a sua volta ispirata a un caso di cronaca realmente accaduto nel 1954. Si tratta dell’omicidio di Marilyn Sheppard, avvenuto nell’Ohio, e di cui il principale accusato fu proprio marito di lei.

La scena in cui Kimble corre durante la parata di San Patrizio non era in sceneggiatura. È stata un’aggiunta successiva di Andrew Davis il quale, nativo della città, voleva davvero immortalare un evento tipico che gli stava a cuore. L’intera sequenza è stata girata con una steadycam a mano. Senza aver provato prima, Ford e Jones sono usciti in mezzo alla folla e hanno recitato, con gli operatori di ripresa che correvano in giro cercando di tenere il passo. Ford osservò che, poiché il suo personaggio manteneva un profilo basso, significava che lui stesso non si sarebbe distinto facilmente tra la folla e passarono diversi minuti prima di essere riconosciuto.

Julianne Moore, neI panni della dottoressa Anne Eastman, aveva originariamente un ruolo molto più importante nel film, ma diverse sue scene vennero tagliate in fase di montaggio.

Manlio Castagna
06 Agosto 2023

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