Damien Chazelle e Justin Hurwitz: il felice “matrimonio tra cinema e musica”

il regista Damien Chazelle e il suo fido compositore Justin Hurwitz (tre premi Oscar in due) hanno tenuto una conversazione aperta al pubblico


Il cinema è un lavoro di squadra, si sa, ma ci sono collaborazioni particolarmente floride che riescono a lasciare il segno. Quella tra il regista Damien Chazelle e il compositore Justin Hurwitz è probabilmente una delle più significative degli ultimi anni. Per celebrare il presidente di giuria della 80° Mostra del Cinema di Venezia, festival che ha dato il là al clamoroso successo di La La Land, i due hanno tenuto una conversazione per ripercorrere la loro breve ma già indimenticabile carriera nel mondo del cinema.

Nonostante l’incontro con il regista e il suo fido compositore (tre premi Oscar in due) fosse uno dei più attesi della kermesse – al netto delle assenze dei divi più celebrati – si è deciso di tenerlo nella piccola press room del Palazzo del Cinema. Scelta che, anche a causa di una lunga lista di inviti ad personam, ha portato all’esclusione di centinaia di accreditati, molti dei quali giornalisti, rimasti fuori dalla sala nonostante una lunga attesa sotto il sole. Fortunatamente l’incontro è stato trasmesso in streaming ed è attualmente disponibile sul sito di Rai Play, un’occasione imperdibile per entrare a fondo di un legame umano e artistico che ha dato vita ad alcuni dei momenti di cinema più alti del nuovo millennio, con film come Whiplash, The First Man e l’ultimo Babylon.

Malgrado Damien Chazelle sia l’autore del musical più apprezzato degli ultimi anni, il suo amore per questo genere non è stato immediato. “Ci sono delle caratteristiche insite nel genere in sé che mi hanno sempre dato fastidio. – ha affermato il regista – Seguire una storia, entrare in un mondo e poi vedere che le persone iniziavano a cantare senza nessuna ragione mi faceva davvero arrabbiare”. Tutto è cambiato quando il giovane regista ha visto Les Parapluies de Cherbourg: “è stata un’esperienza molto strana, in cui ho rabbrividito per i primi 10 minuti. Ma poi mi sono forzato e alla fine del film ero completamente stravolto. È accaduta una qualche reazione chimica che non mi so spiegare. La mia ipotesi è che abbia a che fare con il matrimonio tra musica e cinema e la purezza che distrugge le normali barriere che mi separano dalle emozioni dei personaggi”.

I due hanno parlato di quanto sia importante lo scambio di idee a volte “crudele”, un “ping pong” di stimoli, spunti, suggerimenti e correzioni, che vanno avanti e indietro tra il compositore e il regista. Un processo che si evidenzia con la scelta di usare in alcune scene chiave di The First Man, il theremin, strumento unico nel suo genere che affascinava lo stesso Armstrong. “Ricordo perfettamente il momento in cui Justin mi ha mandato indietro la versione del tema suonato con il theremin. Sono momenti che come regista preghi che arrivino, momenti in cui il film semplicemente arriva a te e capisci immediatamente, prima di girare una singola scena quale deve essere il mood del film. Da quel momento in poi, per oltre un anno e mezzo si tratta solo di tornare indietro a quel minuto di semplice musica”.

Durante l’incontro sono stati proiettate alcune delle scene più iconiche dei quattro lungometraggi diretti da Chazelle, compreso l’ambizioso Babylon. In particolare si fa riferimento alla rocambolesca scena sul set di guerra all’inizio del film: “In quel caos, in quella distruzione si trova per me la migliore metafora di cosa voleva dire fare film in quel periodo. Inseguire la luce, correre contro gli elementi, contro il mondo reale. Il cinema muto è il cinema più sublime che abbiamo mai avuto”.

Carlo D'Acquisto
01 Settembre 2023

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