‘Califano’. Leo Gassmann comincia la carriera d’attore: “è un nuovo inizio, parallelo alla musica”

Dal libro 'Senza manette' del cantautore stesso con Pierluigi Diaco, in un film tv la vita dell’artista, interpretato dal giovane cantante, alla sua prima prova di recitazione ma non un’eccezione, a quanto ha affermato. Il protagonista sarà ospite a Sanremo per il film, in onda su Rai Uno l’11 febbraio


È stato venditore di aspirapolveri e enciclopedie, attore di fotoromanzi e impiegato all’Inail. Poi, è stato paroliere per Ornella Vanoni, Mina, Edoardo Vianello e Mia Martini, prima di iniziare a scrivere per se stesso e cantare le sue canzoni: lui è Franco Califano.

C’è la zampata del vecchio leone, Califano stesso, dietro il film tv che porta – e racconta – il suo nome e la sua storia: Califano, infatti, è tratto dal libro Senza manette, scritto dallo stesso cantautore con Pierluigi Diaco.

E, se in primo piano c’è l’esistenza di un profilo a suo modo monumentale come Franco Califano – dalla Dolce Vita agli Anni ’80, quindi il tempo del successo ma anche quello della caduta, le paure e la resurrezione artistica, per mettere in scena tutto questo è stato scelto un debuttante, almeno nel ruolo d’attore, Leo Gassmann, per il pubblico, finora, solo cantante: “grazie di aver creduto in me: Antonello Mazzeo e Alberto Laurenti – quelli reali, presenti in sala all’anteprima -, mi hanno aperto le porte del loro cuore, dandomi la possibilità di conoscere Franco da vicino, un grande essere umano, con cui ho empatizzato subito. Spero siamo riusciti a raccontare ciò che non si era mai riusciti, il suo lato umano. Il segreto di questo progetto credo che sia costruito da tante persone che in maniera onesta hanno cercato di raccontare i lati belli della sua persona, grazie soprattutto ai racconti di chi l’ha conosciuto veramente. Per raccontare la sua vita ci vorrebbe una serie di almeno cinque stagioni. Le canzoni sono state scelte dalla produzione, con accuratezza, per raccontarne l’esistenza, e non si può non citare Laurenti appunto, sia per il film che per la vita, un amico che Franco s’è portato dietro in tutto il suo percorso: Alberto è stato fondamentale perché, oltre che amico, è un grande musicista”.

Prima dell’incontro filmico: “Franco lo conoscevo a livello popolare, le sue canzoni più famose, le vicissitudini della vita privata, avevo ascoltato delle storie. La cosa interessante era appunto raccontare la luce che era Franco, che non ha mai nascosto di non essere perfetto” continua l’attore.

Gassmann ha anche incontrato Mita Medici, una grande storia d’amore col cantautore la sua, e l’attore riflette anzitutto che: “Franco era legato alla figura femminile, era la sua più grande fonte di ispirazione. Mita è stata generosa a ospitarci e raccontarci la sua versione della storia”.

Per questo debutto di Leo Gassmann nel mestiere d’attore, inevitabile è pensare alla tradizione di famiglia, al nonno Vittorio e al papà Alessandro, in primis; per il “piccolo” Gassmann: “oggi è un giorno emozionante, per le mie radici: ricollegarsi alle proprie radici e continuare una tradizione è una responsabilità e una grande gioia. Non c’era modo migliore per iniziare questo nuovo percorso”, confermando così che l’esperienza per Califano non sia stata solo un’eccezione, ma il punto di partenza di quella che auspica sia una carriera, “parallela a quella della musica”, precisa.

Come premessa alla biografia filmica su Califano, a restituire sin dal principio l’eccezionalità del personaggio, come ricorda nelle note di regia Alessandro Angelini: “Franco Califano è venuto al mondo a diecimila metri di altezza, mentre l’aereo che riportava sua madre a Roma dal Sud Africa sorvolava la Libia. Per certi versi, questo suo primo gesto improvviso e vitale, gli ha lasciato in dote la patente per l’esistenza libera e fuori dagli schemi che ha vissuto”. E, alla presentazione in anteprima del film – scritto da Isabella Aguilar e Guido Iuculano – il regista continua e afferma che: “Califano è stato un grande poeta, un grandissimo cantautore: è stato affascinantissimo immergermi nel suo mondo. Il film era veramente difficile perché bisognava coniugare l’epoca, renderla credibile, e poi raccontare di un uomo, di un ragazzo, di un bambino e di un uomo famoso: una mappa emozionale del percorso di Califano, a cui Leo s’è avvicinato ascoltandolo, con grande discrezione e umiltà; camminavamo su un crinale pericoloso. La domenica prima dell’inizio delle riprese siamo andati ad Ardea dove Franco riposa e Leo, senza obbligo o dovere, gli ha portato un fiore: questo è il clima con cui tutti siamo entrati nel film”.

Nella storia per il piccolo schermo, dapprima, siamo al Teatro Parioli di Roma, è il 1984: mille spettatori attendono il Maestro, il Poeta, il saltimbanco, che il Califfo salga sul palco. Di lì a poco, sei uomini in divisa fanno irruzione nel camerino, gli mettono le manette e lo fanno sfilare davanti al suo pubblico esterrefatto. Questo l’antefatto, perché – poi – si torna indietro: è il 1961 e Califano ha 22 anni, è orfano di papà e vive nella capitale con la mamma e il fratello, scrive poesie e sogna la Dolce Vita. Conosce Antonello Mazzeo (Giampiero De Concilio), amico che gli resterà fedele per tutta la vita, e Rita (Celeste Savino), suo primo amore, con la quale si sposerà e darà alla luce la sua unica figlia, Silvia.

Nel film, oltre a Califano, come naturale che fosse, sono rappresentati anche altri grandi personaggi della musica italiana, ma non solo, così Ornella Vanoni, interpretata da Valeria Bono, Edoardo Vianello da Jacopo Dragonetti, Mita Medici da Angelica Cinquantini e, ancora, Gianni Minà da Andrea Ceravolo. Oltre gli amori, anche gli amici, per cui De Concilio rende pubblica la sua ammirazione per: “una vita – quella di Antonello Mazzeo – vissuta nella classe e da testimone della vita di un grande artista: è stato incredibile. Un onore”.

Per il vero Mazzeo: “è un film che rende giustizia a Franco, una figura omerica, epica. Io non sono un testimone neutrale. Ho passato momenti indimenticabili e tornare indietro di 30/40/50 anni è emozionante, sono commosso”.

Mentre Alberto Laurenti spiega che: “non ho fatto altro che fare un’adunata dei musicisti di Califano, poi è arrivato Leo Gassmann che ha cantato tutto il film, meravigliandoci; noi abbiamo suonato per Califano”.

Mentre a Dragonetti: “la prima parola che mi viene in mente è ‘responsabilità’, quella di rendere giustizia al personaggio, reale o fittizio che sia; ancor di più quando, poi, hai quella di rappresentare qualcuno che è davvero vissuto e così io ho un po’ sentito il peso ma la squadra un po’ ti deresponsabilizza e ti dà la libertà. Vianello è stato il pigmalione di Califano, ha intuito il talento e l’ha portato con sé, fino a fondare insieme la Apollo Records”.

Non manca nel film nemmeno quella parte di racconto oscuro che chiama in causa anche Francis Turatello (Angelo Donato Colombo), criminale attivo negli Anni ’70 e nel milanese.

Nel frattempo – così nell’esistenza reale, tanto nel film – succedono per Califano le ascese e le discese, artistiche e affettive, sentimentali, ma certamente il carcere è un colpo di grazia, eppure non una condanna, anzi un’occasione di rinascita: riuscendo a ottenere i domiciliari, grazie all’aiuto proprio di Mazzeo, scrive e incide l’album Impronte Digitali, considerato la sua più grande eredità, il suo grande riscatto.

Califano è una produzione Greenboo Production in collaborazione con Rai Fiction, e per la direttrice, Maria Pia Ammirati: “Califano attira ancora l’attenzione dopo tanti anni. È stato fondatore della grande canzone italiana degli Anni ’70 ’80 e ‘90, il Pasolini della canzone: lui ha attirato su di sé l’attenzione non solo perché ha scritto più di 1000 canzoni e Califano non è stato certo un avventuriero della canzone. Poi c’è stato Leo Gassmann, un attore che non ha mai recitato, che qui interpreta questo personaggio in maniera fenomenale, oltre alla voce, una voce vera: abbiamo trovato in Leo tutto quello che volevamo, il sorriso, la forza di tenere la scena, il timbro incredibile. Certo, poi Califano finisce in carcere, un meccanismo doloroso, un sistema incrociato, con molta avventura: non era una scrittura facile, tra cadute e salite è stato fatto uno splendido lavoro di narrazione. Alessandro Angelini è un regista straordinario ma non era facile cogliere questo mood, e quando guardi questo film è spontaneo cantare. Oggi è un giorno di felicità e noi, che andremo in onda in coda a Sanremo, saremo lì con Leo a presentarlo”.

Il film è in onda su Rai Uno domenica 11 febbraio.

26 Gennaio 2024

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