Barbareschi: “Polemica su Favino? Ho detto le stesse cose un anno fa”

"È una polemica strumentale e sterile": ccsì Luca Barbareschi, alla conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film, The Penitent.


“Mi dispiace questa polemica su Favino, che io stimo, credo sia uno degli attori più belli che abbiamo, anche per esperienza. – così Luca Barbareschi, alla conferenza stampa di presentazione del suo ultimo film da regista (e protagonista), The Penitent – È una polemica strumentale e sterile. La polemica l’hanno fatta i giornalisti, non chi l’ha detto. Mi fanno ridere le polemiche tardive, perché la dichiarazione ‘chi fa Il Gattopardo in inglese è un idiota’ l’ho detta io un anno fa. Siccome io non sono tra virgolette ‘corretto’, non ha parlato nessuno. Silenzio. In questo penso che Favino abbia ragione, per molti versi”.

“Decidiamo: vogliamo fare una exception culturelle italiana? – continua Barbareschi – Sì o no? Io ho fatto J’accuse, era in francese, la Francia ha messo tanti milioni di euro. Poi ho fatto The Palace, in inglese, e la Francia non ha messo un euro. Avrebbero senso delle regole per cui se fai un film francese diventa un film francese e così in italiano. Tutto il mondo recita nella lingua di appartenenza. Israele, che sono 7 milioni di abitanti, fa le serie in yiddish ed ebraico, vende in tutto l’universo mondo, tutti lo capiscono, solo noi continuiamo a pensare di dovere fare l’inchino agli americani. Fino a che, come ha fatto quello lì al Giglio, anche noi finiremo con la nave contro qualcosa. Il problema non è la lingua, a parte che ha ragione oggi lo svedese che ha detto che tanto doppiamo tutto”.

“Lo stesso film di Polanski, doppiato vale un quarto. – afferma Barbareschi in relazione al film The Palace, presentato fuori concorso a Venezia 80, di cui è interprete e produttore – Perché la cosa bella del film è quel melting pot di lingue, in questo mondo di dementi che parlano questo inglese strano. La qualità degli attori si perde, una volta che tu togli la lingua originale”.

“Ho visto dei film quest’anno, in inglese, dove c’è una moda: di come parlerebbero gli italiani fatti dagli inglesi. Mi fa molto ridere, è un’imbecillità nata con House of Gucci. Hanno inventato una nuova lingua: un inglese italianizzato, però recitato da un disastrato mentale. In Ferrari, Penelope Cruz parla con accento spagnolo, tentando di essere romagnola. Sembra una persona malata, come l’esorcista, con varie voci dentro di sé”.

“Personalmente, ho fatto un film in inglese, – conclude Barbareschi, facendo riferimento al suo The Penitent, scritto da David Mamet e ambientato a New York – grazie alla dialogues coach ho fatto solo due errori. Mi sono ammazzato ma non per fare un americano, per fare un europeo che vive a Manhattan, che è un’isola di immigrati, di origine sudamericana. Si potrebbe fare la stessa cosa in Italia, prendendo attori italiani. Il problema è che dovremmo essere noi a raccontare le storie italiane. Spero che si facciano grandi investimenti nel paese. Aziende come la Rai non devono avere 100 milioni, ma un miliardo. In Francia, quest’anno due miliardi di investimento sulla produzione autoctona. Punto. Con 100 milioni lasciamo agli altri di raccontare le nostre storie e questo mi dispiace”.

Carlo D'Acquisto
04 Settembre 2023

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