Agnieszka Holland: “L’Europa sia l’antidoto al razzismo”

Il suo ultimo film 'Green Border', dedicato al tema delle migrazioni e premiato alla Mostra di Venezia, le è costato un violentissimo attacco da parte dell'ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, che lo ha etichettato come "propaganda nazista". L'abbiamo intervistata al Tertio Millennio Film Fest


Agnieszka Holland è una delle figure che tiene viva la tradizione del grande cinema polacco d’autore. Allieva di Krzysztof Zanussi e Andrzej Wajda, regista raffinata e coraggiosa, è stata due volte candidata all’Oscar (con Raccolto amaro ed Europa Europa), con Attori provinciali ha vinto un premio della critica a Cannes e in Poeti dall’inferno ha diretto attori del calibro di Leonardo Di Caprio. Uno dei cardini della sua poetica è la verità e il suo disvelamento. Questo, nel corso del tempo, le ha creato non pochi problemi. Dopo la proclamazione della legge marziale da parte del regime comunista, nel 1981 la regista ha dovuto lasciare il suo paese. Il suo ultimo film Green Border, dedicato al tema delle migrazioni e premiato alla Mostra di Venezia (uscirà nelle sale italiane a fine gennaio con Movies Inspired), le è costato un violentissimo attacco da parte dell’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, che lo ha etichettato come “propaganda nazista””. La visita a Roma, ospite del Tertio Millennio Film Fest, è stata occasione per incontrarla.

Come ha vissuto lei, figlia di un ebreo, l’attacco del governo polacco al suo film?

Non ero tanto preoccupata per me. Sapevo perché l’hanno fatto. E’ successo prima delle elezioni. E pensavano di poterci guadagnare. La mia persona era lo strumento adatto per creare una cultura dell’odio contro i migranti. Ma hanno esagerato. E anche le persone che in genere non sono d’accordo con me hanno pensato fosse troppo. Io non sono Hitler né Stalin. Così hanno finito per aiutarmi perché il film ha avuto un grande successo. Questi figli di buona donna hanno provocato un’ondata di emozione e finito per perdere le elezioni. Ma certo, è stato spiacevole perché non sai mai che cosa può succedere con i fanatici e i matti che ci sono in giro.

Trattare un tema come quello delle migrazioni non è facile. Su quali aspetti ha puntato nel raccontare la storia di una famiglia siriana che attraversa il confine tra Bielorussia e Polonia?

Non avevo una ricetta precisa. Ero arrabbiata e ho pensato che dovessi fare quel film. Era una mia responsabilità mostrare quello che succedeva, dare un volto e una voce a queste persone trattate in modo così cinico dal governo. Se accettiamo la violenza dello Stato, apriamo la porta ai crimini contro l’umanità. E questo non potevo accettare che succedesse.

Qual è stato il significato della scelta del bianco e nero?

Ho sentito che doveva essere girato così. Ho una spiegazione razionale, ovviamente, ma ho sentito che era giusto così. Avrebbe anche avuto la dimensione metaforica dei documentari. E’ stato un modo per dire: sta accadendo adesso ma è accaduto anche in passato.

I suoi film ruotano spesso attorno al tema della verità e della sua rivelazione. Dove nasce questo suo interesse?

Io ho un po’ le qualità di una Cassandra. E osservando la realtà mi sono resa conto che il passato stava tornando. L’evoluzione della nostra società è un continuo tornare indietro verso qualcosa di sbagliato, rispetto a cui credevamo di essere vaccinati. L’Olocausto è stato uno shock per l’umanità, almeno in Europa. Ora sappiamo quanto i nazionalismi e il razzismo possano essere pericolosi. L’Unione Europea dovrebbe essere una protezione contro tutto questo. Ma il vaccino ha esaurito il suo effetto, non funziona più.

Quali sono i pericoli maggiori che intravede al nostro orizzonte?

Dei nuovi pericoli si sommano a quelli del passato. Ci sono le fake news, l’Intelligenza artificiale. Possiamo ricreare l’avatar di qualunque cosa. Alle elezioni polacche, per esempio, uno dei partiti ha creato filmati di politici che dicevano cose in realtà mai dette. Quello che oggi può essere falsificato era inimmaginabile dieci anni fa. Se si tratta di manipolare, siamo diventati molto più efficienti di Goebbels.

Qual è il suo rapporto con l’Italia e con il cinema italiano?

Per me il cinema italiano è stato sempre molto importante. Sono cresciuta con il vostro cinema: Rossellini, Antonioni, Fellini. Il mio regista preferito era Pasolini. Quello è stato un grande periodo. Quando ho deciso di fare la regista avevo 15 anni. Erano gli anni ’60 e facevo la terza liceo. Non volevo andare a scuola ma al cinema, per vedere quanti più film potessi. C’era la possibilità di vedere tanti film interessanti e alla fine ho trovato un diario del 1966 dove avevo scritto i film preferiti di quell’anno: erano 215. Poi non so se sono diventata più difficile o se il cinema non è più così interessante.

 

14 Novembre 2023

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