‘Welcome to Paradise’: l’adolescenza oltre il muro

A Venezia fuori concorso il corto di Leonardo Di Costanzo realizzato coi corsisti di 'Bottega Fare Cinema'


Nadia è una ragazzina solitaria e diffidente, porta una benda su un occhio.

Forse è quello il motivo della sua diffidenza, qualcuno deve averla fatta soffrire.

Si aggira sulle rive di un fiume come i gatti randagi che sembrano essere i suoi unici amici, quando vede un ragazzo maltrattato dai coetanei di paese e chiuso in un capanno abbandonato. Lì per lì Nadia si allontana, non vuole guai.

Poi, curiosa, torna indietro, tentando di liberare il prigioniero. La parete che li separa offre a Nadia la possibilità di giocare ad essere un’altra persona, di sedurre, di piacere e, forse, di crescere.

Passa a Venezia fuori concorso Welcome to Paradise, cortometraggio di Leonardo Di Costanzo, realizzato con “Bottega XNL – Fare Cinema”, lo storico corso di alta formazione cinematografica di Fondazione Fare Cinema (presieduta da Marco Bellocchio con Mompracem) che dal 2022 è entrato a far parte dell’offerta di Bottega XNL, la sezione di Cinema e Teatro del centro per le arti contemporanee XNL Piacenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

“Bottega XNL – Fare Cinema” è un percorso formativo che fornisce specifiche conoscenze nel settore del cinema ed è finalizzato alla realizzazione di un cortometraggio diretto da un grande Maestro del Cinema, offrendo ai partecipanti la straordinaria occasione di partecipare direttamente alla preparazione e alle riprese di un film, acquisendo conoscenze e competenze cinematografiche sul campo. Il percorso formativo e produttivo di “Bottega XNL – Fare Cinema” edizione 2022, che ha portato alla realizzazione di Welcome to Paradise è stato strutturato nell’arco di due settimane intensive (la prima incentrata sulla preparazione e la seconda sulle riprese del cortometraggio).

In preparazione alle riprese, inoltre, un action coach ha lavorato con i giovani attori protagonisti (alla loro prima esperienza cinematografica). La sceneggiatura è stata scritta da Alessandra Rosso, ex corsista di un altro percorso formativo di Fondazione Fare Cinema, ovvero “Lo sceneggiatore – scrivere per il cinema: dall’idea al film” (tenuto da Bruno Oliviero e Valia Santella).

“L’adolescenza – commenta Di Costanzo – è l’età del possibile, è l’età in cui tutto è in divenire; saranno gli incontri, le casualità della vita a determinare il futuro. Ma è possibile che, nell’adolescenza, le personalità siano già in parte definite, che sia possibile individuare caratteri, modi di stare al mondo, atteggiamenti verso gli altri. In qualche modo, il mondo degli adulti è già presente e visibile nel mondo adolescenziale. Anzi, è come se i tratti essenziali del mondo degli adulti fossero più evidenti negli adolescenti, perché meno controllati; proprio perché non sono ancora del tutto compiuti, sfumature e contraddizioni trapelano più facilmente. Forse è questo che spiega il mio interesse nei confronti di quel mondo: raccontare le relazioni umane in un momento del percorso di vita in cui esse sono meno controllate e, benché meno definite, appaiono più evidenti”.

Il tema della prigionia era stato affrontato da Di Costanzo anche ne L’intervallo: “Mi interessava più il tema delle difficoltà di relazione – dice ancora il regista –  anche se è vero che ci sono delle assonanze… ma il corto non l’ho scritto io, lo hanno fatto degli studenti. Mi piaceva l’idea di due giovani che innescano una relazione senza vedersi… un po’ come accade nel mondo moderno, dove a dividerli magari c’è uno schermo del pc”.

Un “non vedersi” simboleggiato anche dalla visione parziale della protagonista: “la benda può esserci anche per un motivo banale – specifica Di Costanzo – un occhio pigro o cose del genere, però lei la vive come una menomazione, sul suo viso angelico. Questa cosa la emargina, e quindi approfitta della situazione per instaurare una relazione e parlare di sé. Il casting lo abbiamo fatto in strada, fuori dalle scuole, nei centri di accoglienza. Ai ragazzi scelti è stato dedicato un preciso corso di coaching attoriale, si sono conosciuti, sono stati bene. Anche quelli che non sono stati scelti erano comunque contenti dell’esperienza. E poi altri hanno fatto la troupe, come nella tradizione di Bobbio e di Bellocchio”.

Ma come sono cambiati i giovani d’oggi rispetto a quelli di ieri, nel loro approccio alla vita e al cinema?

“Meno del previsto – è la risposta dell’autore – se guardi al di fuori della contemporaneità, l’approccio ai sentimenti è universale e senza tempo. Mi interessa raccontare gli adolescenti perché sono individui ancora in formazione, più integri. Con loro è più facile raccontare l’umanità. Gli adulti sono più chiusi. Quanto al cinema, purtroppo ci vanno pochissimo anche se la loro formazione è molto basata sull’audiovisivo, tra tv e Internet. Mancano però gli strumenti di codifica. E questo sarebbe compito della scuola, come si educa alla musica facendo suonare il flauto in classe, lo stesso bisognerebbe fare col cinema. Anzi, ci vorrebbe un’educazione specifica per diventare spettatori. Poi sarebbe da capire come fare, per non risultare impositivi, ma secondo me è fondamentale”.

di Andrea Guglielmino

07 Settembre 2023

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