‘The Penitent’, Luca Barbareschi a Manhattan solo contro tutti

The Penitent – A Rational Man, fuori concorso a Venezia 80, è il nuovo film interpretato e diretto da Luca Barbareschi, che recita interamente in inglese una sceneggiatura scritta da David Mamet


VENEZIA – Il confine tra vittima e carnefice, spesso, è molto più labile di quanto si possa aspettare. Soprattutto al giorno d’oggi con un sistema mediatico rapido e spietato, una persona può vedersi stravolta la vita in poche ore. È quello che accade al protagonista di The Penitent – A Rational Man, film fuori concorso a Venezia 80, lo psichiatra d’alto bordo Carlos Hirsch quando un suo giovane paziente, dopo essersi reso colpevole di una strage per avere ucciso otto persone in una sparatoria scolastica, lo accusa pubblicamente di averlo discriminato in quanto omosessuale. Il ricco psichiatra, interpretato da Luca Barbareschi – anche regista e produttore del film -, non può neanche più nascondersi nel suo sfarzoso appartamento a Manhattan per vittima di persecuzione da parte dei media e, di conseguenza, di facinorosi gruppi dalle bandiere arcobaleno. La situazione si complica quando l’uomo si rifiuta di testimoniare per la difesa al processo del suo ex paziente, ora stragista, e, soprattutto, quando dichiara di non avere intenzione di consegnare i suoi appunti segretati delle sedute psichiatriche con il ragazzo. Una ferrea scelta morale che potrebbe costargli tantissimo.

Barbareschi recita interamente in inglese in un film dalla fortissima impostazione teatrale. Con soli tre personaggi (la moglie e due avvocati) che si alternano nelle lunghe conversazioni con il protagonista. Il film è, infatti, tratto da una piece teatrale portata scritta dal grande drammaturgo e sceneggiatore vincitore di un Oscar e di un Pulitzer, David Mamet. “Ho condiviso con David in questi anni tantissimi temi: politici, religiosi, sociali. – dichiara Barbareschi – Ho provato spesso a farmi dare i suoi scritti in anteprima, perché lui è un genio e arriva sulle cose anche 20-30 anni prima degli altri. Nel caso de Il penitente era un’occasione molto ghiotta, perché nasce da delle chiacchierate fatte su un caso di cronaca, il caso Tarasoff, successo anni fa in California, dove uno psichiatra è stato linciato dal circo mediatico ed è stata distrutta la sua vita professionale e privata, e la cui moglie ha tentato il suicidio. Mi sembrava una bellissima occasione: partire da qualcosa di vero per poi raccontare qualcosa di più complesso, metaforicamente parlando. Il protagonista doveva essere un altro, ma alla fine mi ha chiesto così tanti soldi che ho chiesto a Polanski se secondo lui potevo farlo io. Non è stato facile, ho dovuto imparare 160 pagine a memoria in inglese.”.

Barbareschi ne film non nasconde un evidente livore – anzi li accusa apertamente – nei confronti di fenomeni culturali tipici di quello che viene definito “politically correct”. “Nel mondo in cui è arrivata la cancel culture, la woke culture. – afferma il regista e attore – Un mondo che non vuole più avere rapporto con il dolore, non è un caso che gli oppiacei sono scoppiati negli Stati Uniti, tutti sono drogati, tutti sono felici ma nessuno elabora la fatica della vita. Nel film si riunivano tutte queste cose. Ho fatto un film dove non c’è una battuta in cui non condivido una battuta al 110%. Nasce da una esigenza intellettuale, anche di raccontare da un punto di vista europeo, quello che sta accadendo”.

Nel mondo di The Penitent, gli antagonisti non sono solo i media e gli esponenti del sistema legale – veri e propri mostri che distruggono ogni cosa al loro passaggio – sono anche gli attivisti per i diritti LGBTQ+, le nuove generazioni incapaci di affrontare la realtà che ci circonda ed entrare a contatto con la propria spiritualità, altro tema centrale per il protagonista del film. “Il mio è un film un po’ violento sui temi dei media e della giustizia, parla anche di temi religiosi, un film molto denso. Il film tocca tanti argomenti faticosi, l’imbecillità è sovrana, la woke culture ha devastato il mondo perché se sostituiamo il pensiero razionale con il pensiero magico, è la fine. Non sono contro lo sviluppo delle nuove tecnologie, tutto quello che sta accadendo. Sappiamo come funzionano i telefonini, ma non sappiamo farne un uso intelligente. Quando nelle università americane proibiscono Ovidio, perché nelle Metamorfosi violentano le studentesse, mi chiedo che generazioni di imbecilli ci saranno nel futuro. È proprio un problema di sconnessione con i macro-temi: il rapporto con il dolore e con la crescita. Se la stampa decide che uno psichiatra è più colpevole di una persona che ha ucciso 8 persone, solo perché questo è gay e immigrato, usciamo dal pensiero razionale”.

Nella sua battaglia contro tutto e contro tutti, The Penitent mostra il fianco ad alcune fragilità, usando quel meccanismo del cherry picking che svuota anche le più nobili intenzioni di un protagonista, tanto sicuro delle sue azioni, quanto contraddittorio.

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04 Settembre 2023

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