‘The Killer’, David Fincher: “Tilda Swinton è un unicorno”

Dopo l'anteprima in Concorso a Venezia, esce finalmente su Netflix il thriller con protagonista Michael Fassbender: 7 capitoli per conoscere la psicologia e il mantra dell'assassino, che a New York incontra “L’esperta”


VENEZIA – Da Parigi alla Repubblica Domenicana, passando per New Orleans, Chicago, la Gloria e New York: 7 capitoli, 7 luoghi del mondo, da un affaccio panoramico sulla cupola del Sacre Coeur della capitale francese, ad una caraibica spiaggia paradisiaca per intuire, seguire, osservatore – e soprattutto ascoltare, nei suoi pensieri, in voice over – l’uomo al centro di The Killer, film di genere che David Fincher accompagna al Lido in Concorso, basato sulla graphic novel omonima, scritta da Alexis Nolent (a.k.a Matz) e illustrata da Luc Jacamon.

Il killer è Michael Fassbender: di lui – per le due ore di durata – seguiamo le mosse, ma soprattutto sentiamo il flusso cerebrale che racconta il profilo di sé: “sono quello che sono”, afferma in una riflessione tra senso della giustizia e statistiche di morte dell’essere umano; “uccidi o sarai ucciso”, un suo pensiero rispetto al concetto di sopravvivenza; “combatti solo se sei pagato per combattere”, senza empatia, sinonimo di debolezza; “non ho giudizi, non ho bandiera, non me ne frega un cazzo”.

“Ho usato i voice over anche in precedenza, mi piace come dispositivo di racconto per il monologo interno. Perché ci sembra sia la verità intercettare i pensieri di una persona, quando ci sono molte persone che mentono a se stesse? Lui crea un codice personale e lo smantellamento del muro dei suoi bisogni, come avere un piano, lo porta a improvvisare. Noi accediamo ai suoi pensieri ma non al suo subconscio, forse lui stesso non ci accede abbastanza. C’è un divario tra le parole e il suo comportamento che deve adeguare e questo è il luogo in cui si sposta il personaggio. Volevamo essere rigorosi e molto formali per alcune composizioni, perché la voice over dà l’idea di essere una persona molto sicura, e quando questo sparisce cambia lo stile cinematografico, così la musica: l’uso dei The Smiths è stato deciso in post produzione, sapevo di voler usare How soon is now? e come strumento per ridurre l’ansia ho pensato la meditazione fosse interessante. Il simpatizzare col personaggio era l’ultima cosa pensata, non doveva essere spaventoso o incarnare il male: chi vede il film mi piace possa diventare nervoso a non sapere chi abbia alle spalle”.

Fassbender per Fincher “era perfetto per le capacità eccellenti, ha fatto il ruolo del robot, in cui non faceva nulla: di lui sappiamo che si sposta in un mondo limitato; di questo personaggio abbiamo scelto di non rivelare nulla. È una persona che ti può restituire qualsiasi colore. Quando il progetto è diventato realtà, nel 2019, volevo lui; non immagino nessuno con la sua gestualità, il suo controllo, credo sia stata la scelta migliore”.

Ha un mantra, il killer di Fincher: “se abbiamo qualcosa in cui crediamo, è importante ripeterla e spero che le persone capiscano che man mano che si ripete le mattonelle cominciano a sfaldarsi”, spiega il regista. Fassbender lo ripete a se stesso, il mantra – e a noi pubblico in ascolto – tutte le sacrosante volte che si appresta a uccidere una persona: “…attenti al piano; gioca d’anticipo, non improvvisare…”, “…attenti al piano; gioca d’anticipo, non improvvisare…”, “…attenti al piano; gioca d’anticipo, non improvvisare…”, e così via per la Repubblica Domenicana, punto fermo e di ritorno; per Parigi – Il bersaglio, primo capitolo e prima tappa della missione assolta dell’uomo; per New Orleans – L’avvocato; per La Florida – Il bruto; per Chicago – Il cliente; per New York – L’esperta, ovvero Tilda Swinton, di cui David Fincher dice: “tutti vogliono lavorare con Tilda Swinton! Tilda Swinton è un unicorno, ho lavorato con lei ne ll curioso caso di Benjamin Button, è stato meraviglioso. Qui avevamo l’idea che un samurai dovesse incontrare un samurai più vecchio per parlare del futuro: è una manipolazione, sono sei scene per cui si prendono due persone e alla fine uno non tornerà, erano da rendere differenti e… per questo effetto mi è venuta in mente Tilda Swinton”.

The Killer – a ottobre nei cinema e dal 10 novembre su Netflix – per Fincher “parla di rivincita, non di un assassino: i corpi che lascia per strada mentre procede non fanno parte del suo programma … e se parliamo di grande violenza fa sempre bene una dose di umorismo”.

Infine, per gli appassionati, sul filo della speranza per la terza stagione di Mindhunter diretta da Fincher, lo stesso è affermativo e dice “no” alla domanda puntuale, anche se, riferendosi alla stessa, ammette che “lì si impara molto sulla sociopatia, che – per il film – ci ha permesso di caratterizzare molto il personaggio, con caratteristiche diverse che emergono in base ai diversi stimoli”.

Nicole Bianchi
03 Settembre 2023

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