Storia della critica italiana dalla fondazione del sindacato al web

Evento speciale alla SIC, il documentario Passione Critica di Simone Isola, Franco Montini e Patrizia Pistagnesi studia ​il rapporto tra critica e autori nella storia del cinema italiano


Evento speciale alla SIC, il documentario Passione Critica di Simone Isola, Franco Montini e Patrizia Pistagnesi, da un’idea di Cristiana Paternò, studia il rapporto tra critica e autori nella storia del cinema italiano, con particolare attenzione alla storia del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), sin dal suo atto di fondazione nel 1971.

Un percorso rilevante nella storia della cultura italiana, qui tracciato attraverso gli interventi di prestigiosi testimoni e al montaggio di materiale di repertorio, dagli anni ’60 all’avvento del web e dei social e all’attuale esplosione dell’audiovisivo, che mette in discussione la stessa definizione e i confini del cinema.

La produzione è del Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici assieme a Kimerafilm.

Argutamente, il film si apre con uno sketch di Carmelo Bene che recita “nessun bambino sogna mai di fare il critico cinematografico”. Al limite qualcuno – come Oscar Cosulich che dichiara spesso di aver intrapreso la carriera tramite una popolare storia di Topolino – pensa a fare il giornalista.

Commenta Montini, già presidente del SNCCI: “E’ semplicemente perché il mestiere è sconosciuto, il bambino pensa alle professioni più popolari: l’astronauta, il pompiere, il calciatore. A cinque o sei anni non puoi sapere cosa sia un critico, così come un ricercatore scientifico. Più riscontro si ottiene presso i ventenni, c’è un immaginario sul mestiere del critico addirittura superiore a quella che è la realtà. Si potrebbe forse lavorare di comunicazione: bisognerebbe chiedere ‘vuoi fare un mestiere che consiste nel vedere un film al giorno?’”

Tra critico e giornalista, comunque, c’è una bella differenza, e non a caso si è verificata l’esigenza di due sindacati separati: “E’ la stessa differenza – spiega Montini – che passa tra un editorialista e un cronista. Il cronista ha il compito di raccontare la verità dei fatti in maniera più attinente possibile, l’editorialista i fatti li commenta, che si tratti di politica o economia. Il critico in questo corrisponde all’editorialista, ma in ambito cinematografico la differenza è meno chiara. Questo senza nulla togliere ovviamente al lavoro del giornalista che può fare un lavoro di inchiesta anche molto importante. Il critico però ha bisogno di un’altra preparazione. Deve aver studiato la storia del cinema, aver visto più film possibile, aver assunto degli strumenti di varie scuole, c’è una critica contenutistica, un’altra di natura più psicologica… oggi ci sono molte cattedre di cinema disponibili, che ad esempio non erano presenti ai miei tempi, ed erano sostituite in sostanza dai festival come Pesaro o Salsomaggiore, dove scoprivamo il cinema che non trovava spazio in ambito commerciale, ad esempio le cinematografie dell’estremo e del Medio Oriente”.

Oggi, con la diffusione di dvd, Blu Ray e piattaforme è tutto più facile. “Ma è anche un pericolo – spiega ancora Montini – questa facilità finisce per non favorire la cultura. Quando c’erano solo i cineclub se sapevamo che il Filmstudio proiettava l’unico film di Fritz Lang che non avevamo visto, si correva. Era l’unico modo per conoscerlo. Oggi compriamo un dvd ma sappiamo che possiamo guardarlo anche domani, o dopodomani, o chissà”.

Colpisce la scarsa presenza di critici giovani tra gli intervistati del doc: “Da un lato è determinata da questioni logistiche e di tempistiche. C’erano poco tempo e un budget limitato, abbiamo raggiunto i critici che per noi erano più facili da raggiungere e sicuramente ci sono delle mancanze, anche nell’ambito delle prime generazioni. D’altro canto ci siamo rivolti ai nomi più popolari e noti al pubblico di appassionati e fatalmente è risultato che un critico al lavoro da più di 20, 30 o 40 anni sia più conosciuto di chi si affaccia da meno tempo al lavoro. Le nuove generazioni sono presenti soprattutto in rete e per uno strano meccanismo, se da un lato tramite Internet lo spazio per la critica si è allargato, c’è stata una crescente diminuzione del prestigio delle firme. Una volta i critici erano titolari dei grandi quotidiani nazionali o locali, questo oggi viene meno”.

Un recente studio, presentato proprio a Venezia 80, ha dimostrato che le recensioni degli esperti sono tra le ultime “spinte” riconosciute dal pubblico per andare al cinema: “Le statistiche vanno sempre interpretate – chiude Montini – perché frutto di una media. C’è chi mangia il pollo tutti i giorni e chi non lo mangia mai e viene fuori che in media si mangia il pollo una volta a settimana. La critica ha sempre contato poco in questo senso quando si tratta del cinema popolare: Barbie, Batman, Superman. Conta invece per il cinema d’autore e di qualità e questo è ancora vero. Le distribuzioni lo sanno e infatti cercano di agevolare la critica in tutti i modi, anche sapendo che, appunto, non si tratta più solo di due o tre nomi sui quotidiani”.

di Andrea Guglielmino

Andrea Guglielmino
09 Settembre 2023

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