Sciopero attori Hollywood, il sindacato concede 39 deroghe

Due riguardano produzioni di A24, lo studio 'indie' degli ultimi Oscar


Il sindacato degli attori di Hollywood ha concesso a 39 film indipendenti la possibilità di continuare a lavorare nonostante lo sciopero in corso da venerdì scorso: tra questi ci sono due produzioni firmate da A24, lo studio newyorchese che prende il nome dall’autostrada Roma-L’Aquila diventato uno dei player agli ultimi Academy Awards.

La Sag-Aftra ha dato luce verde alle riprese dopo aver verificato che nessuno dei 39 film ha rapporti con la Alliance of Motion Picture and Television Producers che sta negoziando per conto degli studi più importanti e dei servizi in streaming.

Altre esenzioni potranno essere concesse nei prossimi giorni: per essere prese in considerazione le produzioni devono impegnarsi ad applicare temporaneamente l’ultima proposta messa dai sindacalisti sul tavolo del negoziato e poi ad adottare in tutto e per tutto il nuovo contratto di lavoro una volta che sarà approvato.

I 39 progetti includono il melodramma Mother Mary co-finanziato da A24 (lo studio dietro Everything Everywhere All at Once) con Anne Hathaway nella parte di una musicista e Michaela Coel in quella di una stilista di moda. L’altro film di A24 è Death of a Unicorn con Paul Rudd e Jenna Ortega, la Mercoledì dell’omonima serie di Netflix: la storia di un uomo e della figlia teenager che hanno un incidente stradale con un unicorno dovrebbe ripartire con le riprese in Ungheria.

Esentati dallo sciopero sono stati anche The Chosen, una serie biografica sulla vita di Gesù e il thriller The Rivals of Amziah King con Matthew McConaughey.

L’agitazione coinvolge circa 160mila attori: tra i nodi ci sono le paghe minime, i diritti d’autore residui dalla programmazione in streaming e maggiori protezioni dalla minaccia dell’intelligenza artificiale: tutte richieste al centro anche dell’agitazione degli sceneggiatori in corso dal primo maggio.

Intanto negli Usa oltre 8.500 autori e scrittori hanno firmato una lettera per chiedere ai big della tecnologia che lavorano sull’intelligenza artificiale, da OpenAi a Google, da Meta a Microsoft, un equo compenso e l’autorizzazione quando usano materiale protetto da copyright per l’IA generativa:

“Queste tecnologie imitano e poi rigurgitano il nostro linguaggio, le nostre storie, il nostro stile e le nostre idee. Milioni di libri, articoli, saggi e poesie protetti da copyright forniscono il cibo per i sistemi di intelligenza artificiale, pasti infiniti per i quali non è stato addebitato alcun conto”, si legge nella lettera aperta della Authors Guild che annovera tra i firmatari Margaret Atwood, Jennifer Egan, Nora Roberts e Jodi Picoult.

Negli Stati Uniti nelle scorse settimane sono già partite due class action, nei confronti di OpenAi e Google, per violazione della privacy e del copyright di milioni di utenti.

redazione
19 Luglio 2023

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