Sanremo: stasera spazio a John Travolta, all’Ariston alla vigilia dei 70 anni

Il cammino lungo 70 anni, che compirà il 18 febbraio prossimo, di un attore che ha plasmato un immaginario collettivo di portata mondiale, stasera ospite all'Ariston


Da dove si parte per raccontare una stella? Da Sanremo dove stasera sarà superospite internazionale, per esempio. Ma forse è più logico tracciare il cammino lungo 70 anni (che compirà il 18 febbraio prossimo) di un attore che ha plasmato un immaginario collettivo di portata mondiale e il cui nome – John Travolta – evoca subito un volto che tutti, ma proprio tutti riconoscono immediatamente?

IL RE DEI ’70

Alla fine degli anni ’70, pochi attori erano più grandi e più amati di John Travolta. Da Il Maligno a Carrie fino a La febbre del sabato sera e Grease: Travolta stupisce il pubblico non solo per il suo fascino e il suo carisma, ma anche per quelle doti magnetiche di ballerino che scuote le piste e di cantante che fa vibrare gli animi.

Nulla è frutto del caso. A soli dodici anni, spinto dai genitori che lo vedono esibirsi per ore in piccole recite per famiglia e vicini prende lezioni di tip-tap da Fred Kelly, fratello del celeberrimo Gene.

Cinque anni dopo abbandona gli studi per potersi dedicare alla propria carriera artistica a tempo pieno. E nel giro di pochi mesi è nel cast del musical Grease con cui viaggia in lungo e in largo per gli Stati Uniti.

John Travolta si è fatto notare per la prima volta a 21 anni.

Nel 1975, ottenne non il ruolo principale, ma il più memorabile, nella sitcom della ABC ambientata in un liceo: I ragazzi del sabato sera. Travolta interpretava Vinnie Barbarino, il ragazzo cool e presuntuoso con i capelli lunghi, il mento volitivo e un sorriso magnetico. Le donne lo volevano e gli uomini volevano essere come lui.

Due anni dopo, Travolta passò dall’essere una popolare star televisiva in una sitcom di discreto successo a un nome di prima grandezza grazie a due film musical di enorme successo.

Il primo è La febbre del sabato sera, nel 1977, in cui Travolta può mostrare le sue abilità nella danza nei panni di Tony Manero. Guidato da una colonna sonora iconica quanto il film, firmata dai Bee Gees, John è coinvolgente nel ruolo che finisce per essere nominato all’Oscar come miglior attore protagonista.

Cavalcando quest’onda gigantesca di successo si ritrova proprio lì: sulla cresta spumosa grazie all’interpretazione del protagonista di un fenomeno cinematografico ancora più eclatante, Grease.

Con i suoi capelli impomatati e le sue basette curate con ossessione, Travolta stupisce e magnetizza milioni di spettatori (e spettatrici soprattutto) nei panni di Danny Zuko in un “classico istantaneo” a tal punto amato ancora oggi che, a distanza di 45 anni, Travolta viene chiamato per cantare le canzoni del film negli spot del Super Bowl: ovvero l’evento mediatico più visto in America.

In poche parole: a soli 24 anni, John Travolta era la più grande star del mondo. E, se non bastasse, aveva nella filmografia un altro tipo di film: diverso e straniante rispetto agli altri, diretto da uno dei più interessanti registi della nuova Hollywood, Brian De Palma.

Carrie – Lo sguardo di Satana del 1976, tratto dal romanzo bestseller di Stephen King, racconta la storia di un’adolescente vittima di bullismo con poteri telecinetici che si vendica di tutti coloro che le fanno un torto. Travolta interpreta Billy Nolan. Questa volta non è il buono. È l’antagonista, un terribile bullo che spinge Carrie oltre i limiti della sopportazione e paga con la vita.

ANNI ’80: PARABOLA DI UN DECLINO

Il nuovo decennio inizia con una sfida importante e rischiosa per Travolta, a testimoniare la sua voglia di rompere i recinti di confort in cui i suoi personaggi danzanti potevano costringerlo.

Blow Out ancora di Brian De Palma è un thriller intenso senza canti né balli. E Travolta non sarebbe stato il solito impunito dongiovanni.

Blow Out è cupo, sporco e a volte difficile da guardare. La maggior parte del film è girata di notte e l’oscurità dilaga oltre la trama e finisce per pervadere ogni aspetto del film.

Si apre come uno terribile slasher e per qualche minuto ci si chiede se l’attore abbia appena affondato la sua carriera con questo brutto film di serie B. Ben presto si scopre che si tratta di un film nel film.

Tutto ciò è l’esatto contrario di ciò che Travolta aveva fatto fino a quel momento. Sebbene non sia il cattivo, Jack Terry (il suo personaggio) non è nemmeno la persona migliore del mondo. Lui è l’eroe, ma è anche un uomo imperfetto, un uomo vero, non una caricatura hollywoodiana dove tutto è in bianco e nero e dove i finali sono sempre felici.

Purtroppo, sebbene accolto con favore dalla critica, Blow Out si rivelò un sonoro flop al botteghino. Dopo questo gelido “bagno di realtà”, John Travolta si rifugia in film più aderenti alla sua zona di comfort.

Ritorna nei panni di Manero con il sequel di La febbre del sabato sera intitolato Staying Alive: buoni risultati al box office, ma la critica lo massacra. Poi si riunisce alla co-star di Grease, Olivia Newton-John, in Due come noi.

Sulla carta un successo sicuro, ma non lo è affatto. Si ferma per un po’ e alla fine degli anni ’80, Travolta si ritrova in una commediola a dare la voce a un bimbo nei due film di Senti chi parla.

Incassi stratosferici, ma l’uomo che aveva iniziato il decennio come la più grande star del mondo sembrava ormai sul viale del declino.

ANNI ’90: E POI VENNE TARANTINO

Nel 1994, tutto cambia, quando Travolta ritrova la strada maestra ripescato dal Messia del nuovo cinema americano: Quentin Tarantino.  A lui il regista delle meraviglie affida il ruolo di Vincent Vega in Pulp Fiction. Il suo personaggio con codino e un po’ sovrappeso è un incrocio  virtuoso tra il carismatico protagonista degli anni ’70 e il realismo imperfetto che abita Blow Out.

Vinnie Vega è cool.

Vinnie Vega è carismatico e affascinante e riesce persino a ballare.

Ma è anche un assassino e non è una persona con cui scherzare.

Pulp Fiction è uno dei film più importanti di fine secolo e Travolta ha un ruolo che diventa subito iconico. Però è certo che non avrebbe avuto una seconda vita se nella prima non ci fosse stato Blow Out.

In un’intervista è stato chiesto a Tarantino quali fossero i tre film che avrebbe portato con sé se fosse rimasto bloccato su un’isola deserta.

Il primo che ha citato è proprio Blow Out: “È uno dei più grandi film mai realizzati, perché come tutti sappiamo Brian De Palma è uno dei migliori registi della sua generazione”, e poi sul suo protagonista: “John è sempre stato uno dei miei attori preferiti. Mi ha reso un po’ triste il fatto che il suo lavoro negli ultimi cinque anni non abbia rispecchiato un interprete del suo talento”.

Il decennio ’90 si chiude con una manciata di film dal forte impatto al botteghino e che rivelano la brillantezza della sua stella lucidata a nuovo: Get Shorty di Barry Sonnenfeld (1995), i due action movie diretti da John Woo: Nome in codice: Broken Arrow (1996) e Face/Off – Due facce di un assassino (1997); La sottile linea rossa di Terrence Malick (1999).

2000: GLI ANNI DIFFICILI

Il resto è storia, più o meno recente. Il nuovo millennio si apre malissimo.  Nel 2000 vince il Razzie Awards per la peggiore interpretazione dell’anno in due film, Battaglia per la Terra e Magic Numbers – Numeri magici.

Negli ultimi venticinque anni Travolta appare in oltre 30 film, quasi tutti dimenticabili. Ciò che non si può dimenticare invece è tutta la sofferenza che ha attraversato.

Poi c’è la vita personale che, inevitabilmente, finisce per condizionare in un modo o nell’altro le carriere e che lo portano a vivere il dolore per la scomparsa del figlio Jett nel 2009, sedicenne, dell’amatissima moglie Kelly Preston nel 2020 e, più recentemente, della co-protagonista di Grease e grande amica, Olivia Newton-John.

Ognuno affronta la tragedia in modo diverso.

Travolta ha raccolto i pezzi e si è rimesso in sesto, anche se il dolore resta come una pianta dalla radici salde: “La prima cosa da fare quando si prova un lutto è andare in un posto dove si possa piangere, senza interferenze”, confessa a Fox News e poi continua: “Se domani morissi, l’ultima cosa che vorrei è vedere che tutti intorno sono affondati a causa di questo dolore”.

Così negli ultimi anni la sua vita si è concentrata sulla crescita dei figli, Ella Bleu di 23 anni e Benjamin di 13. Lentamente sta tornando alla recitazione e lo si rivede sul grande schermo con due pellicole tutt’altro che memorabili. Una uscita nel 2022 – Paradise City per la regia di Chuck Russell – e l’altra nel 2023, Die Hart di Eric Appel.

Sono ovviamente lontani i fasti degli anni ’70 e ’90, ma la verità è che a 70 anni l’astro di John Travolta continua a brillare dentro quel cielo infinito che è la storia dell’entertainment mondiale.

Una stella le cui punte si chiamano Vinnie, Tony, Jack, Danny, Vincent.

Personaggi indimenticabili di un attore che è ormai leggenda.

 

Manlio Castagna
07 Febbraio 2024

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