Refn alla scoperta del mondo cannibale

Il regista danese presenta a Venezia il restauro di 'Ultimo mondo cannibale', il film più cupo ed estremo di Ruggero Deodato


Primo lungometraggio della trilogia dei cannibali diretta da Ruggero Deodato, diventata poi un vero e proprio cult che ha influenzato tantissmo il cinema horror, e non solo, degli anni successivi, Ultimo mondo cannibale (1977), il primo cannibal-movie della storia, è in concorso a Venezia Classic in una straordinaria versione restaurata in 4k da Minerva Pictures in collaborazione con Midnight Factory.

Con la supervisione di Lamberto Bava, all’epoca suo aiuto regista, è un doveroso omaggio ad un autentico maestro del cinema di genere, scomparso nel dicembre dello scorso anno. A presentare l’evento, che si tiene a mezzanotte in punto, c’è Nicolas Winding Refn, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico annoverato insieme a Lars von Trier e Thomas Vinterberg come uno degli autori più significativi del cinema danese. A moderare l’incontro il giornalista Manlio Gomarasca, fondatore di ‘Nocturno’.

“Deodato era un amico – dice Gomarasca – considerato un maestro del genere, ma io fatico a individuare la differenza tra genere, autore e cineasta. Esistono i registi che lasciano un segno nella storia del cinema e quelli che non lo lasciano. Ruggero decisamente apparteneva alla prima categoria, si pensi a quanto The Blair Witch Project o Paranormal Activity o tutti i ‘found footage’ debbano a Cannibal Holocaust in termini di concetto ed estetica. Ultimo mondo cannibale è uno dei suoi film più oscuri. Era il suo film preferito, che aveva fatto basandosi anche su fatti reali documentati da ‘National Geographics’.

Refn concorda: “Il cinema di quel periodo era solo cinema. Non c’era l’ossessione per le etichette, andavi in un multiplex e potevi scegliere di vedere Bergman o Deodato, molti di noi ancora vivono in questa mitologia. L’Italia ha molte cose da amare e i registi come Deodato sono una di queste. Ultimo mondo cannibale è un film decisamente estremo, e probabilmente non si farà mai un altro film così. E’ un pezzo da museo, dentro ci trovi anche visioni del futuro, brutalità e violenza ma anche poesia, avventura, intelligenza e grande musica. Come Dario Argento Deodato è un filmaker estremamente affascinate, non era tanto il contenuto ma la libertà visiva con cui si poteva esprimere, forse anche senza avere coscienza di cosa stava creando. Oggi è molto più difficile, perché siamo molto più controllati dal sistema e dobbiamo fare molti più sacrifici nella creazione di un film”.

Si parla anche molto di tecnologia, durante l’incontro: “Oggi Cannibal Holocaust – commenta Refn – non sarebbe un film. Sarebbe un contenuto da TikTok. Ma al contempo ha ispirato i nuovi linguaggi, siamo tutti figli delle nostre ispirazioni: se non ci fossero stati musicisti rock famosi non avrei una collezione da centinaia di dischi”.

Il cinema di Refn, dal canto suo, riesce ad acquisire la lezione dei grandi maestri senza rivolgersi al remake, che oggi va di moda: “Non rifarei mai un film di Deodato – commenta decisamente il regista danese – non serve a niente. Però sono cresciuto a Manhattan e sia mia madre che mio padre erano socialisti scandinavi: odiavano Reagan e i film violenti. E io ovviamente per farli incazzare amavo Reagan e i film violenti. Una volta stavo guardando Suspiria e mia madre si è avvicinata curiosamente in camera mia… è inorridita! E questo per me rendeva i film ancora migliori. Ovviamente tutto questo mi ha ispirato… anche se ho usato molta meno cocaina di Dario Argento”.

Prima ancora del cinema, però, nella formazione di Refn c’è la televisione: “venendo dalla Danimarca e trovandomi a diciott’anni a New York, oltretutto anche con una marcata forma di dislessia, mi affascinava il linguaggio televisivo che era così immediato. Premevo un tasto e avevo accesso a immagine e suono. Amavo lo schermo. Il cinema è arrivato dopo, chiaramente come teenager a New York andavo molto spesso in sala, con mia madre, a vedere cose come A hard day’s night… ma quello che mi ha ispirato è stato Non aprite quella porta. Certo era un film orripilante, non pensavo di fare esattamente quel genere di film, però era molto potente. Credo che per capire perfettamente il cinema americano bisogna vedere uno dopo l’altro La vita è meravigliosa e Non aprite quella porta. Sono l’uno il contrario dell’altro. Il primo è il film perfetto, il secondo è quanto di più sgradevole si possa immaginare sotto ogni aspetto, anche formale. E’ come i Sex Pistols per la musica. E poi era un momento in cui imperversava la fama, quindi bisognava essere egocentrici, megalomani ma anche avere il coraggio di mettersi a nudo davanti a tutti. Questo era il sogno americano!”

Refn è anche un grande collezionista ma soprattutto ha la sana abitudine di finanziare restauri e recuperi di film perduti o a rischio: “lo fanno anche Anderson o Scorsese – spiega – ho gente che lavora per me e fa ricerca in tutto il mondo, nei magazzini o nelle vecchie fabbriche abbandonate, nei palazzi… ovunque”. E ha anche istituito una personalissima piattaforma multimediale – https://bynwr.com/ – che parte come museo e diventa nel corso degli anni sempre più sviluppata e importante: “è un modo in cui posso produrre e offrire direttamente allo spettatore senza intermediazioni, è questo che ci ha permesso di fare l’Internet 2.0.La tecnologia è un tesoro, mi piacerebbe vivere altri cento anni per vedere dove arriva, ma dobbiamo essere molto cauti nel suo utilizzo”.

In particolare, sulle Intelligenze Artificiali, Refn commenta “L’IA non è un artista ma un prodotto. Non può creare, ma può duplicare, dobbiamo ovviamente proteggere l’ingegno umano a ogni costo ma diventa difficile quando si parla di soldi, e anche di tempo speso. Il tempo è il bene più prezioso. Ho 52 anni e probabilmente sono oltre la metà della mia vita. Così è per tutti. E se qualcuno spende del tempo per il mio film io gli devo dare un prodotto che lo ripaghi. Per questo è difficile portare i giovani al cinema, sono abituati a una fruizione di contenuti diversa, veloce, a cui non stiamo dietro e il problema non è dell’audience, è nostro. Ma tornando all’IA è come un alieno, che però non viene dallo spazio, lo abbiamo creato noi, dobbiamo essere curiosi e anche temerlo, e agire in ogni caso molto cautamente”.

Refn però è anche molto vicino ai nuovi linguaggi, in particolare i videogiochi: “sono amico di Hideo Kojima, è un artista assoluto, un visionario, un maestro del suo genere – dice – non si deve pensare sempre in maniera oppositiva. Ogni settore ha il suo valore, cinema, videogiochi, bisogna scegliere quello che fa per noi o magari apprezzare entrambi. I miei figli con il telefono guardano contenuti che non sempre riesco a capire: osservano persone che videogiocano per ore e per loro è entusiasmante. Così come non mi sento di dire che vedere un film al cinema sia necessariamente meglio che vederlo sul telefono. Sono esperienze diverse. Io personalmente preferisco il cinema, ma dipende da quello che vuoi ottenere. Più sforzo metti in una cosa, più ne sarai appagato. E’ un po’ come per il sesso”. Ma approva lo sciopero di Hollywood. “Sono sempre vicino a chi pensa che condividere sia meglio che possedere. E’ una sfida perché non si tratta proprio di soldi ma di un approccio filosofico alla tecnologia e a come va il mondo. E io penso che il mondo va meglio se le persone sono felici”.

E ancora il suo daltonismo (“è un dono. Mi permette di vedere le cose come nessun altro”) e sulla censura (“non ho mai avuto problemi in merito”) sull’ossessione per il cinema cannibalico negli anni ’70 (“si pensava sempre a un’apocalisse, che però significava rifondazione”) e perfino una piccola polemica sulla prenotazione alle proiezioni del festival tramite Vivaticket, avanzata da una giornalista indiana. “Quando sarò di nuovo a Venezia con un film – scherza Refn – mi premurerò che non ci siano vendite online”.

A chi gli chiede quale sia il modo giusto per fare un film Refn risponde: “il tuo. Sempre. Non potrai essere criticato. Certo, il tuo film potrà non piacere, ma nessuno ti potrà dire che non hai fatto quello che volevi. Guardate molta tv, guardate il telefono e fate figli, ispirano”.

di Andrea Guglielmino

Andrea Guglielmino
01 Settembre 2023

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