Pierpaolo Verga: “Il segreto per produrre ‘Comandante’? Perseveranza e niente paura”

Il produttore di Comandante racconta l'avventura, durata cinque anni, per portare questa storia sul grande schermo. Il segreto? "La perseveranza" e il coraggio di non avere paura


VENEZIA – Comandante di Edoardo De Angelis ha inaugurato l’80ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia affascinando il pubblico del Lido con la sua grande storia umana e una messa in scena ad alto impatto. Un “azzardo” lo definisce il suo produttore Pierpaolo Verga, che con De Angelis e la loro O’Groove hanno già collaborato in altri tre film, ma mai per un progetto dal budget così ambizioso. “Sembra una trilogia sull’autodeterminazione”, ci racconta nello spiazzo dell’Hotel Quattro Fontane, a due passi dal Palazzo del Casinò. “Ora si aggiunge questo quarto capitolo ed è tutto un mondo nuovo”. Un precedente importante, che ha visto l’impegno di Fincantieri e degli Studi di Cinecittà per la ricostruzione del Sommergibile atlantico Cappellini, realizzato in scala 1:1 sui progetti originali dello scafo su cui Salvatore Todaro compì la sua impresa umana. Più che coraggio, Verga parla di perseveranza. “In questo lavoro non puoi avere paura” avverte, quella serve per sopravvivere a un incidente, non a fare arte. Un momento delicato per le produzioni, soprattutto le indipendenti, come O’Groove, chiamate ad affrontare un innalzamento dei costi e un mondo di broadcaster legati a risultati certi. “Ma così – racconta – si perde il piacere di sorprendere”.

Comandante è un vero è proprio film di guerra, un genere poco prodotto in Italia ma che voi avete avuto il coraggio di affrontare. È questo quello che manca oggi alla produzione italiana, il coraggio?

“Non credo che manchi il coraggio ai produttori, né tanto meno agli autori o agli sceneggiatori. La più grande qualità che abbiamo avuto noi è stata la perseveranza. Questo progetto è stato scritto cinque anni fa e lo abbiamo messo sul mercato da subito. Il problema non è stato trovare dei produttori coraggiosi abbastanza per realizzarlo, perché la Wise è entrata in questo progetto da un pitch verbale, Nicola Giuliano è entrato in questo progetto dalla prima stesura della sceneggiatura, se non addirittura prima: ci hanno creduto tutti. Più che altro sono stati i broadcaster, a eccezione di Rai, che hanno avuto un po’ di paura. Va riconosciuto alla Rai il merito di aver creduto in questo progetto molto complicato e costoso, loro come servizio pubblico hanno sentito il dovere di raccontare una storia italiana così importante e voglio riconoscerlo”

Quale aspetto produttivo può aver spaventato i broadcaster?

“Non posso esprimere un mio parere al riguardo, preferisco dare merito alla Rai per averci creduto, perché è il broadcaster italiano più importante. So che è intenzione di Del Brocco puntare su produzioni più grandi, con un afflato internazionale, e lo hanno dimostrato con questo film e altre produzioni precedenti alle nostre dove l’impatto economico era più sostanzioso del normale. Parlando di altri progetti, e non di questo, ho come l’impressione che certi broadcaster decidano delle linee editoriali precise, che si basano su successi che sono stati fatti e prodotti che qualche dirigenza si convince che funzionino. Questo leva qualsiasi possibilità di stupire. Un coproduttore di Comandante, che ha lavorato tanti anni in Luxottica, mi disse: se noi avessimo continuato a fare gli occhiali che già vendevano non avremmo più venduto occhiali, noi dovevamo creare ogni anno un modello che nessuno sapeva gli sarebbe piaciuto. E noi così: dobbiamo continuare a fare film che non siamo certi che piacciano”.

Per questo dico coraggio, voi non avete avuto paura…

La paura è un sentimento fondamentale, uno strumento necessario alla sopravvivenza dell’essere umano per capire cosa può farlo morire, ma non può essere utilizzata nel nostro lavoro. La paura è una cosa che ti salva da un incidente stradale, ma non può essere usato nella creazione artistica.

Parliamo del lungo viaggio produttivo di Comandante

“È stato bellissimo. Quando si scriveva, Sandro ed Edoardo si dicevano: ‘forse non è il caso di mettere cose che poi sappiamo già che non si possono realizzare’. E io ero presente e dicevo ‘intanto scriviamo, poi se non riusciamo a realizzarle cambiamo, ma scrivete quello che volete’, scrivere non costa. E loro hanno scritto quello che volevano. Ci siamo resi conto a fine scrittura che non era un film di sottomarini, non rientrava esclusivamente in questo genere bensì in due tipi di film di guerra, che sono i film di sottomarini e i film di battaglie navali. Ci sono 45 minuti sott’acqua e 30/40 minuti in emersione con tre battaglie navali, quindi quello che credevamo fosse il budget del film si è duplicato a fine scrittura. E poi da lì è iniziato un lungo periodo di lavori con Edoardo De Angelis e Fincantieri, in particolar modo il capo progetto della costruzione dei sommergibili, che costruisce per tanti paesi nel mondo. Un ex sommergibilista che si è innamorato di questo progetto e ha dedicato tantissimo del suo tempo a ipotizzare soluzioni di costruzione, ed è colui che ebbe l’intuizione di considerare il nostro sommergibile un oggetto, una merce, che legalmente può essere trasportato su piattaforme legalmente certificate per il trasporto. Questo espediente legale ci ha consentito di costruire la scenografia e metterla in acqua legalmente. La sua intuizione fu di costurire un simulacro, un oggetto scenografico vuoto da mettere su una chiatta e che quindi può essere trainato e utilizzato in acqua. Da lì alla realizzazione c’è voluto un lungo tempo di ricerca storica, perché il progetto è stato fatto su quello reale di quel sommergibile che abbiamo trovato negli archivi e poi è stato il momento di costruzione e di complessa realizzazione. C’era in ballo Cinecittà come costruttori, i costruttori del nostro scenografo, c’erano gli ingegneri che dovevano certificare la stabilità e che questo oggetto potesse davvero andare in mare ed essere sicuro. Quella è stata una scelta di Edoardo, che non ha mai voluto usare gli effetti speciali come limitazione della sua libertà creativa, anzi, li voleva al servizio della creatività e l’idea di avere una porzione di sottomarino reale e un’altra virtuale per lui era assolutamente da scartare. Voleva avera l’oggetto sommergibile reale ed è stata una scelta giusta, esteticamente premiante e soprattutto importantissima per gli attori che si sono trovati collocati in uno spazio e in un luogo reale, e hanno potuto esperire la realtà di essere in un sottomarino in

Tu ed Edoardo avete lavorato già molte volte assieme e siete colleghi nella vostra casa di produzione O’Groove, questo è forse l’apice del vostro sodalizio?

“Mi auguro sia un passaggio: credo sia l’inizio di una nuova fase. Con Edoardo ci eravamo detti di lavorare a una trilogia: volevamo fare tre film insieme. Se li guardo adesso sembrano tre film sull’autodeterminazione dell’individuo: Perez, con un protagonista che deve riprendersi la dignità, Indivisibili, due ragazze che devono separarsi per essere vive e indipendenti, e il Vizio della speranza, il viaggio per la libertà di un essere umano. Questo è il quarto che facciamo insieme ed è tutto un altro mondo.

Apre a nuovi scenari dunque, anche dal punto di vista produttivo?

Tutto quanto per me ed Edoardo parte dall’idea che si vuole raccontare. Il budget è una conseguenza. Uno poi deve fare i conti con la possibile realizzabilità del progetto. Credo che in Italia, visto il mercato, non si può fare film troppo costosi, il nostro è stato un azzardo.

Però i budget e i costi delle produzioni si stanno alzando sempre di più anche in Italia

“Si sono alzati i costi, c’è una questione legata all’arrivo degli OTT in Italia, quindi un innalzamento del numero delle produzioni e da lì un innalzamento delle paghe, che costano il triplo rispetto a quando abbiamo iniziato dieci anni fa. Ci sono talmente tante produzioni che per avere una buona squadra la devi super pagare. E questo durerà fintanto che ci saranno tante produzioni seriali in Italia, finché ci saranno tantissime produzioni internazionali in Italia, cosa che mi auguro continui perché vuol dire lavoro per tutti, però anche che diventa complicato per noi produttori indipendenti riuscire a fare dei film in costi sostenibili. Quindi è un momento entusiasmante da una parte, per i lavoratori, per i produttori di grandi gruppi, ma anche delicato per le produzioni indipendenti, piuttosto delicato”.

02 Settembre 2023

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