La terza avventura cinematografica dell’adorabile orsetto Paddington lo vede tornare nel suo paese natale, il Perù, per ritrovare la sua vecchia zia Lucy. Un’idea per ravvivare la saga dopo un secondo capitolo di grande successo. Lì, però, si poteva contare sulla regia di Paul King, che soprattutto nel secondo film giocava con continui rimandi estetici alla Wes Anderson, mentre ora Paddington è diretto dal debuttante Dougal Wilson, che fa il suo dovere senza stimolare mai troppo la fantasia. Non è l’unico cambiamento attuato in corsa, perché anche la bravissima Sally Hawkins – storica mamma della famiglia che ha accolto il piccolo orsetto – è stata sostituita da un’altra attrice, Emily Mortimer. Un senso di vuoto pervade lo spettatore quando appare chiaro che non sarà possibile – in un solo film, molto fugace – ricostruire con la stessa efficacia dei primi due film l’alchimia tra Paddington e il personaggio della madre.
Paddington – doppiato ancora da Ben Whishaw- riceve una lettera dalla Reverenda Madre (Olivia Colman) che gestisce la casa per orsi in pensione dove vive sua zia Lucy (Imelda Staunton), che lo avvisa che non sta bene. Quando Paddington e i Brown (tra cui Hugh Bonneville nel ruolo del signor Brown e Madeleine Harris e Samuel Joslin nei ruoli degli adolescenti in crescita Judy e Jonathan, rispettivamente), così come la loro amica Mrs. Bird (Julie Walters) arrivano in Perù, zia Lucy è scomparsa e la famiglia deve intraprendere un’avventura nella giungla attraverso l’Amazzonia per trovarla.
Il film riserva il meglio per l’avventura in Perù, dove fa il suo debutto nel mondo di Paddington anche l’attrice Olivia Colman e Antonio Banderas, quest’ultimo nel ruolo del capitano del battello fluviale Hunter Cabot. Inoltre, il signor Brown sta affrontando dei cambiamenti al lavoro, tra cui l’introduzione di un esperto di valutazione dei rischi (Hayley Atwell) che vuole che prenda decisioni più rischiose nella sua vita personale. La signora Brown invece guarda Paddington spaventata dall’idea di perderlo in Perù, così come osserva i figli crescere e prendere la propria strada.
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