‘Little Richard: I am everything’, il creatore del Rock ‘n’ Roll e le sue contraddizioni

Il documentario Little Richard: I am everything ha debuttato in Italia al Taormina Film Festival. Nel film la regista Lisa Cortés vuole celebrare l'eredità artistica del leggendario musicista


TAORMINA – “Il prototipo dell’icona Rock”, “Il Quasar”, “L’architetto”, “La fonte”. Queste sono sole alcune delle definizioni che vengono date al protagonista del documentario Little Richard: I am everything, che, dopo essere stato presentato con successo al Sundance Film Festival, ha debuttato in Italia al Taormina Film Festival. Il film diretto con un vibrante tono messianico da Lisa Cortés traccia la figura della leggenda della musica Little Richard, autore di brani eterni come Tutti Frutti e Long Tall Sally, chiarendo fin da subito l’intento di rivelare quella che sarebbe riduttivo definire “un’eredità artistica”. La tesi esplicita del documentario è quella di professare il ruolo cruciale di Little Richard nella storia musicale e la sua influenza diretta su tutti i più importanti rocker di sempre: da Elvis ai Beatles, da Mick Jagger a David Bowie, da Prince a Elton John.

La metafora usata fin dall’inizio del film è quella del quasar, o meglio del Big Bang, una sorta di esplosione potente e luminosa che ricopre ogni cosa con la sua magica polvere di stelle. Un’immagine che viene letteralmente messa in scena e rivelata con luminosi elementi pulviscolari che fanno da leitmotiv per tutto il corso del documentario. Perché in fin dei conti Little Richard è stato proprio questo, una cometa luminosissima che ha fatto brillare il cielo, dopo il cui passaggio non si è più potuto tornare indietro.

Lisa Cortés ripercorre tutta la vita dell’iconico musicista, dalla nascita nella remota cittadina di Macon in Georgia, fino alla morte avvenuta nel 2020, passando per tutti gli incredibili alti e bassi della sua lunghissima carriera: l’infanzia difficile caratterizzata dal pregiudizio razziale, abilista e di genere, il successo straordinario con le prime hit, i fortissimi dubbi religiosi che lo spingono a lasciare le scene, i numerosi ritorni, gli enormi problemi con i diritti d’autore e, soprattutto, il desiderio impellente di avere riconosciuto il suo oggettivo ruolo nell’evoluzione e nella definizione del rock, “l’arte più importante del XX secolo”.

Uomo del sud, “patria del queer, del diverso, di coloro che sono fuori dalla norma”, Little Richard viene raccontato anche per il suo ruolo di prima star della musica nera dichiaratamente omosessuale, in un periodo in cui per uno come lui “anche solo esistere era un atto rivoluzionario”. Insomma un’icona della “queerness”, come racconta il celebre attore e cantante Billy Porter, una delle numerose testimonianze raccolte nel documentario, tra amici, colleghi ed esperti. Ma, al tempo stesso, Richard era celebre per essere una “contraddizione vivente”, inafferrabile nella sua eccentrica personalità, nella sua smaccata arroganza infarcita di auto-ironia e nella sua perenne frustrazione di “uomo che vive nel peccato”. D’altronde, come racconta la voce narrante: “Il mondo cercò di rinchiuderlo in una scatola e invece era un essere umano onnicomprensivo che conteneva moltitudini”.

Il documentario, attraverso un sapiente utilizzo di musica e montaggio connotativo, sfrutta le tantissime voci a sua disposizione, le fotografie, i numerosi spezzoni d’epoca di performance e interviste, per costruire a tutto tondo un’immagine più o meno nitida di una delle personalità più sfuggenti e contradditorie della storia dello spettacolo. Fino ad arrivare al momento climatico della vita dello stesso Little Richard, quando ricevette il premio al merito dall’American Music Awards nel 1997, un riconoscimento atteso da tutta la sua carriera. “Io sono il creatore, io sono l’emancipatore, io sono l’architetto del Rock ‘n’ Roll – disse orgogliosamente con il premio in mano, per la prima volta legittimato a farlo – Io sono l’uomo che ha iniziato tutto. Io voglio che voi sappiate che Rhythm and Blues hanno avuto un figlio e qualcuno lo ha chiamato Rock ‘n’ Roll”. 

Carlo D'Acquisto
30 Giugno 2023

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