La ‘Roma santa e dannata’ di Dago e Giusti

Con amore e passione per la città di Roma come principale motivazione, il film diretto e fotografato da Daniele Ciprì, vede Roberto D'Agostino e Marco Giusti raccontarsi e raccontarci le passioni e le contraddizioni della Capitale in un viaggio notturno attraverso la sua notte più profonda, un peregrinare attraverso i periodi migliori delle loro vite.


Si inizia sulle sponde del Tevere, come in una sorta di sequel spirituale de La Grande Bellezza. Non a caso, Paolo Sorrentino è addirittura coinvolto come uno dei produttori. Il Tevere, un tempo noto come Albula a causa delle sue acque chiare, ora rappresenta l’unica strada navigabile senza ostacoli o sporcizia per attraversare la città. Una sorta di impresa cinematografica audace che ci porta attraverso le ere di antichi re, imperatori, papi, eroi, politici, ladri, santi, registi, cortigiane e nobili.

Non poteva che esordire alla Festa di Roma 2023 per poi andare in sala come evento speciale il 6, 7 e 8 novembre.

Al calar delle tenebre, Dago & Giusti affrontano il fiume, vagano tra vicoli e rovine, incontrano personaggi e spiriti (Verdone, Luxuria, Sandra Milo, Giorgio Assumma, Enrico Vanzina, Massimo Ceccherini, Vera Gemma, Carmelo di Ianni), perché è di notte che s’impone il racconto di segreti e misteri.

Dice D’Agostino, che domina di fatto la conferenza stampa: “E’ impossibile risolvere l’enigma di Roma, formato città. Dio ha inventato una città con Satana accanto e non accade da nessun’altra parte. Non c’è il mondo di Dio contro quello dell’uomo a Roma. Roma tiene insieme tutto. Ha una capacità che viene da millenni di storia e non si può afferrare. Abbiamo provato solo a descriverla. E’ stato un atto di hybris, il nostro lavoro. Fare un documentario su una città così è veramente una questione di presunzione. Ci vogliono ore per raccontare i locali, il degrado, i salotti, Cinecittà. Abbiamo provato a descrivere lo spirito che in fondo conquista chiunque ci metta piede. Che si venga da Bologna, Torino o Milano, dopo pochi giorni ci si è romanizzati, non capita il contrario. A Roma accade sempre una seconda nascita. Roma ha fatto diventare premier Berlusconi, statista Renzi, attrice Valeria Marini. Dove altro nascono queste macchiette? Cinque minuti di follia e poi spariscono. Noi siamo di passaggio, Roma resta lì. A Roma Dio e il Diavolo sono uniti nella lotta. Amministrano i parroci. E se hai avuto la grazia di vivere a Roma, non hai bisogno di spostarti. Chateaubriand diceva che Roma è una bella città per dimenticare tutto, disprezzare tutto e morire. Anche per Fellini, che Roma la conosceva, era un cimitero brulicante di vita. Eppure era un “burino”, veniva da fuori”.

E c’è anche la Roma degli anni ’70, del “living theatre”: “Una rappresentazione – continua D’Agostino – che spesso veniva messa in scena davanti alla facoltà di legge, che era piena di fasci. Tutti nudi, prima di Woodstock, e noi che ci emozionavamo quando una ragazza scendeva dalla macchina e intravedevamo un ginocchio. Alcune cose sono più attuali oggi che ieri. La più bella immagine che ho di Roma è il colonnato del Bernini a Piazza San Pietro. Pecorelle smarrite insieme a trans, zozzoni, peccatori. Sono due braccia che accolgono tutti, perché il cristianesimo perdona. E alla Santa Sede non importava dell’esistenza del Mucca Assassina, l’hanno dovuta eliminare solo quando serviva una sala stampa per il Colosseo. A Roma si viveva in un modo che non si poteva gestire in nessun’altra città. Roma muore e rinasce. Accoglie tutti. Puoi scopare una sera e dire “finisce qui” e non è un dramma. Questa era La Dolce Vita. Dato il nome, la cosa è morta. Pensiamo a quello che faceva Pasolini… non c’era un nome per definirlo. Ma appena arriva sul giornale e gli metti il timbro, allora è finita. Si poteva trasgredire e non ne parlava nessuno”.

Inevitabili le domande sulla politica: “Nel ’76 – risponde Dago – perché De Mita dette una rete al partito comunista, cioè Rai 3? Era mica scritto da qualche parte… questa è Roma. Siamo tutti alla stessa tavola, questa è la torta, la dividiamo. Non come in Brianza, che uno arriva senza fare prigionieri si mangia tutto. Non si va contro i nemici. I nemici si comprano o si seducono. Ecco perché i democristiani hanno governato per 40 anni. Non facevano guerre. I romani conquistavano la Palestina ma a governare c’era Erode, che stava alla cassa. Questa è la capacità storica del potere romano. Oggi arrivano Renzi e Meloni coi lori giglio o le loro fiamme e si chiudono in salotto. Ma i salotti sono una stanza di compensazione. I lunghi pranzi servono a intessere relazioni, rapporti, a tavola. Si “attovagliano”. Mangiano tre ore e dividono appunto la torta. Si fa tutto a tavola”.

Si finisce a un aneddoto su Altman: “Era già ubriaco dopo le cinque del pomeriggio. Era imbarazzante. Giancarla Rosi si piazzò in mezzo al salone e chiese silenzio, perché tutti lo prendevano in giro. Disse ‘prendete per il culo questo che da ubriaco ha fatto Nashville. E voi da sobri che cazzo avete fatto?”

Marco Giusti spiega invece la presenza di Sorrentino: “Eravamo in pandemia e io e mia moglie ci siamo chiesti chi potesse raccontare Roma. Ci è venuto subito in mente Dago, che mi ha tenuto un’ora al telefono con dieci storie. Poi è stato proprio lui a chiamare Paolo, che voleva fare il film come regista. Per molto abbiamo parlato di una serie, però alla fine lui aveva preso altri impegni e in sostanza è stato sostituito da Ciprì. Chiaramente il film è su Roma ma soprattutto sul modo di raccontarla di Dago. Ma Sorrentino ha partecipato davvero tanto, con tutto che io gli ho scritto articoli pessimi proprio su La Grande Bellezza”.

Ma come si sopravvive a Roma?

“Cavalcando l’onda – chiude D’Agostino – e cercando di arrivare a riva. E poi in maniera anti ideologica. Siamo cristiani, cattolici, è un film religioso il nostro. Ma siamo tutti flessibili e deboli, non esiste ideologia che tenga, democristiana o comunista. Se ti metti di traverso e fai il nemico, non risolvi nulla. E’ il pensiero debole che fa fa antidoto alla vita”.

 

27 Ottobre 2023

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