‘Io Capitano’, NY Times e LA Times elogiano il film di Garrone

I prestigiosi quotidiani di New York e Los Angeles hanno pubblicato le loro recensioni, esaltando il film italiano candidato all'Oscar


“In Io Capitano Matteo Garrone ha il dono di invitare dentro la storia e richiede l’attenzione del pubblico con trasparenza visiva e urgenza narrativa”. Quando ormai è iniziato il conto alla rovescia per la cerimonia degli Oscar 2024, in programma il 10 marzo, e nel giorno in cui il suo film viene distribuito nelle sale cinematografiche americane, il regista italiano incassa l’approvazione da parte del “New York Times“. In un lungo articolo intitolato, ”Io Capitano Review: A Migration Odyssey”, il quotidiano newyorkese scrive che Garrone ha un talento per la crudeltà. Non è tuttavia una critica, anzi, l’autore dell’articolo sostiene che il regista ha l’impressionante capacità di definire la bassezza umana con immagini che sono sia specifiche che cariche di significati aggiuntivi. Citando come esempio le scene in cui Seydou e Moussa attraversano il confine per intraprendere la prima parte del loro difficile viaggio, il NyTimes scrive che per quelle scene Garrone passa da primi piani ai campi lunghi, ciò fa sì che i due adolescenti vengano visti a distanza ravvicinata al punto da mostrare tutta la loro vulnerabilità.

“Io Capitano – si legge – può essere difficile da guardare e le lunghe sequenze ambientate in Libia dove i migranti vengono torturati e venduti sono senza mezzi termini dure. Garrone non risparmia nulla tuttavia, ma il film non si trasforma mai in un esercizio di sadismo perché il focus rimane fermamente sui personaggi, i quali, dall’inizio, sono persone a tutto tondo”.

Anche il Los Angeles Times ha pubblicato una recensione particolarmente elogiativa del film candidato all’Oscar, dalla quale emerge quanto il tema della migrazione sia caldo negli States a pochi mesi dalle elezioni. “È un’economia alimentata dalla sofferenza, che include estorsioni, torture e una variante moderna della schiavitù, – si legge nell’articolo che descrive il viaggio dei due protagonisti – tutte situazioni che scaturiscono dal disperato desiderio dei migranti non solo di andare avanti ma di non diventare un altro corpo senza nome trovato lontano da casa. (E se pensi che questo sia solo un problema “straniero”, il pubblico statunitense non ha bisogno di guardare troppo a sud per trovare esempi comparabili di disumanizzazione.).”

Carlos Aguilar, autore della recensione, è rimasto particolarmente colpito dall’interpretazione del protagonista, già premiato a Venezia con il Premio Marcello Mastroianni: “pensare che questo sia il debutto come attore di Seydou Sarr lascia senza parole”. Infine, viene esaltata la capacità di Garrone di “farci sentire ciò che provano i migranti” utilizzando uno strumento – il cinema – efficace come nessun altro.

redazione
23 Febbraio 2024

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