Il Novecento secondo Carlo Lizzani

Il libro presentato al CSC nel giorno del 101esimo compleanno del grande regista


“Oggi è il primo giorno dopo, nel senso che oggi è il compleanno di Carlo Lizzani, che avrebbe compiuto 101 anni: si conclude l’anno del suo primo centenario e ha inizio il secondo”.  È il Conservatore della Cineteca Nazionale Alberto Anile ad aprire le danze della presentazione organizzata al ‘suo’ Centro Sperimentale di Cinematografia, accanto ai figli del grande regista e agli altri due curatori di La Storia e le storie. Il novecento secondo Carlo Lizzani. Il libro, fresco di stampa, è edito da CSC con Edizioni Sabinae, a cura dello stesso Anile con Giorgio Gosetti, organizzatore culturale e direttore di festival, ex direttore artistico della Casa del Cinema di Roma, e Giovanni Spagnoletti, professore di Storia e Critica del Cinema a Tor Vergata ed ex direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. “Questo volume è il frutto concreto di un anno di lavori inseriti nel progetto speciale del Ministero della Cultura – continua Anile – di cui il Centro Sperimentale è stato capofila insieme alla Casa del Cinema, a Gosetti e Spagnoletti, a Francesca del Sette e all’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico”.

 

220 pagine per raccontare un uomo che a sua volta ci ha raccontati, che raccolgono i contributi di un folto gruppo di studiosi, storici e critici cinematografici, ma anche di allievi e colleghi: Ivelise Perniola, Ermanno Taviani, Maurizio Zinni, Roberto Chiesi, Alberto Crespi, Matteo Santandrea, Christian Uva, Francesca Romana Del Sette, Luca Pallanch, Vito Zagarrio, Domenico Monetti, Enrico Menduni, Laura Delli Colli, Vincenzo Vita, Andrea Minuz, Pasquale Menditto, Elio Sacchi, Diletta Diomedi, Valentina Vignoli, Alice Girino, Gianfranco Pannone, Alberto Anile e lo stesso Carlo Lizzani.

Ed è un ritratto impeccabile anche quello che Anile dipinge in poche righe nella postfazione del libro: “Lizzani è stato il regista della Storia, il cronista dei peggiori anni delle nostre vite, il testimone che fotografò il presente un attimo prima che si facesse passato, tramandandolo alle generazioni degli spettatori e degli storici del futuro”.

“L’idea è stata quella di individuare in Carlo Lizzani il regista italiano del cinema classico che più si è occupato della storia e degli eventi del nostro Paese” – dice Giovanni Spagnoletti. “Io lo avevo paragonato un po’ a Rainer Fassbinder in Germania, perché lo considero colui che in qualche maniera ha tallonato la storia italiana a partire dagli anni ’20 alla contemporaneità. Un’occasione per ristudiare e riconoscere il cinema anche al di là di quella che è normalmente l’offerta che si trova nelle piattaforme, perché non esiste più quel tessuto connettivo che una volta erano i cineclub o le rassegne tematiche: oggi bisogna ricostruire una cultura, invertendo alcuni dati fondamentali, speriamo di esserci riusciti. Essendo la storia di un cineasta che racconta la storia italiana, abbiamo cercato di avere un bilanciamento tra interventi di tipo accademico, giornalistico, storico, in modo da riuscire a compenetrare le varie anime”.

“Non so se Carlo (Lizzani, ndr) si offenderebbe perché lo faccio con l’acqua, ma io brindo al suo compleanno!” Giorgio Gosetti inizia il suo intervento così, in allegria, per parlare del caro amico. “Sono stati così generosi e così numerosi gli intellettuali, gli storici, gli analisti che hanno partecipato a questa pubblicazione che sono quasi più numerosi di quanti siamo in sala. Penso che sia un bel segno, perché nessuno di loro ha chiesto “ma quanto, ma quando, ma perché. Tutti hanno detto ‘volentieri’, subito, ‘sì’ fin dall’inizio. Come se fosse non un atto dovuto, ma una testimonianza di piacere, di condivisione di un progetto, di un’idea di un percorso… che era il chiodo fisso di Carlo Lizzani. Io credo che questo libro sia una restituzione all’autore di quello che voleva” – continua Gosetti ringraziando in pubblico Francesca del Sette, “vero motore” del progetto.

“Questo libro, che è stato pensato come una raccolta di testi, si è trasformato in una vera galleria di immagini – continua Gosetti. Carlo si divertirebbe molto leggendo e guardando il contributo di Domenico Monetti nel libro, sul confronto tra la realtà e la finzione. Perché in fondo lì c’è una parte del senso di quello che Carlo ha fatto: cioè non porsi il problema di fare un cinema di mascheroni, un cinema di sosia, di sembianze, ma di andare a intercettare delle caratteristiche, degli elementi… e ha ragione Laura Delli Colli, quando scrive che la sensibilità al femminile di Lizzani è molto importante nel suo cinema: guardate le foto nel volume e vi accorgerete che ancor più che per i maschi c’è una corrispondenza immediata e profonda fra la realtà e gli attori e le attrici-interpreti, che non è solo una ricerca di somiglianza fisica. Credo che sia bello che dentro un libro di parole, il cuore centrale alla fine diventi un confronto di immagini, che scatena infinite riflessioni su che cos’è la storia, sulla capacità della memoria del XX secolo attraverso il cinema, su che cos’ è il rapporto tra documentazione, documento, documentario e re-invenzione”.

Questo lavoro conclude questo anno meravigliosamente – dice commossa Flaminia Lizzani, la figlia di Carlo, ringraziando i curatori. Lo dico così, molto onestamente, forse anche un po’ ingenuamente, però in qualche modo sento che mio padre si diverte a esplorare lui stesso tutte queste cose. Io non sono credente, ma sento una presenza che si diverte mentre si ricostruisce la sua vita, la sua visione anche di storico, di cineasta, di osservatore. Io stessa ho avuto modo di scoprire da un altro punto di vista mio padre, per me è un valore aggiunto enorme, sono altri sguardi che si aggiungono al mio sguardo e arricchiscono il mio mondo.

“È difficile analizzare Carlo Lizzani nelle sue molteplici attività culturali scindendolo dalla sua appartenenza politica” – dice Vincenzo Vita, direttore dell’AAMOD. “Il fatto che lui avesse una evidente appartenenza politica, ha dato alla sua opera un certo taglio. Era molto schivo, l’esatto contrario di una certa forma di spettacolarizzazione della cultura, molto attento alle questioni etiche. Delle sue conversazioni con lui, Citto Maselli ricordava che Lizzani era stato molto importante nella sua formazione cinematografica, perché nei cineforum che organizzava faceva vedere film che altrove e altrimenti sarebbe stato impossibile vedere, fondamentali per costruire una generazione che ha fatto grande il cinema italiano. E non dimentichiamoci che fu Carlo, durante la sua direzione, a salvare la Biennale di Venezia. Senza di lui oggi la Mostra del Cinema non ci sarebbe – spiega Vita – perché ebbe il coraggio di intraprendere una vera iniziativa politica che riuscì a tenere insieme la contestazione delle Giornate del cinema con le esigenze di risollevare la Biennale”.

Ma la testimonianza in assoluto più emozionata e toccante è quella che apre il libro, e porta una firma speciale: quella di un formidabile 92enne, Giuliano Montaldo, grande amico di Lizzani, intervistato nella primavera di un anno fa proprio da Giovanni Spagnoletti. “È indimenticabile per me il primo incontro con quel meraviglioso personaggio, mi ha cambiato la vita – ricorda Montaldo nella prefazione – Nel 1950 ero un giovane ventenne appassionato di cinema, ci andavo spesso, ma non sapevo che a breve avrei incontrato quel signore cosi gentile, elegante, simpatico: Carlo Lizzani. Successe questo. Lui stava preparando la realizzazione del film Achtung! Banditi!, ma una censura preventiva voleva impedire di realizzare un film sulla Resistenza. Lui esordiva alla regia, io ero solo un giovane che andava al cinema e a cui il cinema piaceva tanto. Recitavo in una pièce teatrale e alla fine della rappresentazione arrivò questo elegante signore. Mi chiese: “Come ti chiami?” “Giuliano Montaldo” “Ah. Vorrei averti con me nel film che sto per realizzare”. Per me e stato un colpo: da spettatore di cinema ad attore? Improvvisamente? “Cosa mi dici?” chiese. “Eh, cosa dico?”, balbettai. “Dico sì sì sì, certo”.

Carlo Lizzani, ricorda Anile nel libro, girò circa 40 film nell’arco di 60 anni, a partire dal 1951. Tra questi i più noti sono Achtung! Banditi!, Il gobbo, L’oro di Roma, Il processo di Verona, Mussolini ultimo atto, Celluloide, Hotel Meina. Poi Banditi a Milano, Barbagia, Torino nera, San Babila ore 20, Kleinhoff Hotel, Mamma Ebe, Caro Gorbaciov. Vanno considerate anche molte opere televisive (le fiction su Maria Jose e sulle Cinque giornate di Milano), e tanti documentari, dal primissimo Togliatti è ritornato (1948) all’ultimo Il mio Novecento (2010)”.

04 Aprile 2023

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