Enrico Maria Artale: “Scrivo per sfuggire alla dittatura dei modelli”

Il regista italiano è stato premiato per la Miglior sceneggiatura a Orizzonti con El Paraiso. Le dichiarazioni dei premiati tra cui Alain Parroni


VENEZIA – “Non mi sono mai sentito a mio agio nel mestiere dello sceneggiatore, per cui ho grande rispetto e oggi ancora di più”, così Enrico Maria Artale, grande protagonista del palmarès di Orizzonti a Venezia 80 con il suo film El Paraiso, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura e quello per la migliore interprete femminile. “Ci ho messo quasi sette anni a scriverlo, quasi sette settimane a girarlo; ricevere questo premio dopo uno sforzo così prolungato nel tempo, perché potesse evolvere, mi fa particolarmente piacere. La scrittura a livello mondiale ha bisogno di essere difesa e sono molto solidale con quello che sta accadendo negli USA. Torno a Venezia dopo dieci anni con un film più personale, aspiravo però a una maggior libertà e ho pensato che per farlo dovessi essere da solo nella scrittura, una scelta un po’ drastica: credo siamo arrivati a fare un film molto narrativo, con pieghe strutturalmente strane e dove qualcuno potrebbe storcere il naso ed è quello che dobbiamo augurarci per sfuggire alla dittatura dei modelli”.

Per il film di Artale anche il riconoscimento alla Miglior Interpretazione Femminile, a Margarita Rosa de Francisco, per lei: “è stata una grande sorpresa. Non so se dovrei sentire un po’ di vergogna: pensavo Orizzonti premiasse solo i film e così ero già in viaggio, ma mentre stavo facendo scalo a Londra mi hanno chiamata per il premio: stento a crederci, è un sogno che si realizza poter accedere a un onore così grande”.

Il film di Artale non è l’unico italiano premiato nella sezione Orizzonti. Una sterminata domenica di Alain Parroni si è aggiudicato, infatti, il Premio Speciale della Giuria. “Il film è un patto con gli spettatori del futuro”: ha dichiarato il regista dal palco della cerimonia. Subito dopo la premiazione, commenta: “Le influenze sono difficili da delimitare perché siamo una generazione cresciuta con l’audiovisivo più di qualsiasi altra generazione, dagli anime alla televisione. È un film sulla periferia del linguaggio, che riflette sulla nostra educazione alle storie. Ritengo il premio importante perché un’opera prima parte con pochissimi mezzi e si potrebbe cercare di compiacere qualcuno ma con la mia squadra abbiamo cercato di essere sinceri, facendo qualcosa in cui riconoscerci, piuttosto che fare un’opera prima canonica”.

Vincitore del Miglior film nella sezione Orizzonti è Gábor Reisz con Magyarázat mindenre (Explanation for everything): “Quando abbiamo girato il film, nella fase di postproduzione e fino a ora non credevo potesse accadere a me: non è un film normale, abbiamo girato 20 giorni con 17 persone, riprese straordinarie, velocissime. – dichiara il cineasta ungherese – È stata la ripresa più memorabile della mia vita. Non sapevo tanto di politica e il Fondo Nazionale per il Cinema non è contro di noi, ma ha semplicemente rifiutato di sostenere il film e il film dice quanto sia importante la comunicazione e potrebbe essere un messaggio per il Fondo, potremmo fare tantissimi film”.

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