‘Depistaggio Borsellino’, Aurelio Grimaldi svela il mistero nel suo nuovo film

Si sono appena concluse le riprese del film incentrato sul controverso processo ai colpevoli della strage di via d'Amelio. Abbiamo intervistato il regista Aurelio Grimaldi, l'attore David Coco e il produttore Andrea De Liberato


PALERMO – 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la morte di Giovanni Falcone, una bomba in via d’Amelio a Palermo uccide altre sei persone, tra queste, ovviamente, Paolo Borsellino. Questa ennesima strage di mafia ha segnato l’inizio di un percorso giudiziario lungo e controverso in cui lo Stato ha dimostrato tutte le due fragilità. “Il più grave depistaggio della storia della Repubblica” diventa oggi un film diretto da Aurelio Grimaldi, che pochi anni dopo l’uscita de Il delitto Mattarella torna a occuparsi di un grande martire ed eroe italiano. Le riprese di Depistaggio Borsellino sono state appena concluse nel palermitano, con un cast ricchissimo, perlopiù composto da attori siciliani, come David Coco, Nino Frassica, Tony Sperandeo, Lucia Sardo, Gaetano Baglio, Andrea Tidona, Roberto Lipari, Vittorio Magazzù e tanti altri.

“La sensazione è di avere partecipato a qualcosa di importante. – ci racconta David Coco, che dopo avere vestito i panni di Piersanti Mattarella, ora interpreta proprio Borsellino – Quando interpreti una persona veramente esistita senti la responsabilità di rispettare il ricordo che si ha di quella persona. Quando affronti personaggi come Mattarella e Borsellino hai un’emozione maggiore, devo ammettere che esiste anche un’ansia da prestazione. L’osservazione di Borsellino in quei 57 giorni restituisce la sensazione di avere a che fare con un uomo straordinario, evidentemente consapevole della sua condizione, un uomo devastato, che si porta un senso di morte addosso. Nello stesso tempo ha una grande forza interiore, un coraggio straordinario. La consapevolezza che il prossimo della lista è lui definisce in termini assoluti il concetto di dignità”.

“È stato divertente collaborare con questi grandi attori. – rivela Coco – Il nostro lavoro è un bellissimo gioco e quando hai degli ottimi compagni di viaggio è ovvio che giochi meglio, ti diverti di più. Ho lavorato al fianco di Nino Frassica e Angelo Tosto, con cui ho recitato una delle scene più significative, in cui c’è una discussione tra i nostri personaggi. Ma devo dire che sono tante le scene significative ed evocative, perché noi raccontiamo la presa di consapevolezza di Borsellino che qualcosa non funzionasse dall’interno. Sono i giorni in cui realizza che c’era una trattativa tra lo Stato e la mafia”.

In un certo senso, David Coco è stato l’artefice involontario di questo nuovo lungometraggio. Tutto è nato quando l’attore ha invitato il regista a una lettura teatrale dedicata al magistrato. “In quella serata sono accadute due cose rilevanti per me – ci racconta Aurelio Grimaldi – la prima è che quando un regista sente queste cose così sconvolgenti, pensa subito di farne un film; la seconda è stata l’incontro con Fiammetta Borsellino, che è parte civile ancora oggi. Da lì è nato un immediato contatto con la famiglia, hanno accettato di leggere la sceneggiatura con straordinaria buona volontà e, piano piano, affettuosità, mi hanno dato i documenti di tutti i processi. Anche il procuratore Sergio Lari, che è colui che ha ristabilito la verità, ha letto tre volte la sceneggiatura e mi ha mandato tanti materiali”.

La struttura “da thriller” di Depistaggio Borsellino merita un approfondimento. “Il film si divide in tre atti aristotelici spiega il regista e sceneggiatore – il primo comincio con l’omicidio di Salvo Lima a Mondello. Subito a seguire c’è la strage di Capaci e poi gli ultimi 57 giorni di Borsellino. Qui, tra le altre, cose il magistrato chiede insistentemente alla procura di Caltanissetta di essere sentito per dare informazioni riservate sulle indagini della morte dell’amico fraterno, ma la procura non lo convoca mai. Il secondo atto è il depistaggio organizzato da La Barbera con torture di stampo sudamericano sofisticatissime. E la terza parte è lo svelamento della verità. Ovviamente David Coco è protagonista solo della prima parte. I protagonisti della seconda parte sono Vittorio Magazzu (Scarantino) e Tony Sperandeo (La Barbera) e della terza parte Andrea Tidona (Sergio Lari) e Gaetano Baglio (Ivan Mancini)”.

“Sono narcisisticamente orgoglioso che i ruoli siciliani siano interpretati da attori siciliani. – confessa Grimaldi – Prendo in giro il grande Pierfrancesco Favino che a Venezia se la prese con il film Ferrari. Ma il discorso è lo stesso quando si prendono attori non siciliani per interpretare ad esempio Montalbano. Non è una questione di campanilismo, ma i suoni sono importantissimi nella lingua italiana nelle sue straordinarie varietà. La cosa che più mi ha gratificato è che gli attori hanno accettato al mia proposta indecente. Il film è molto corale e quindi hanno accettato ruoli molto piccoli. Nino Frassica fa solo una posa, una scena fondamentale del film perché è quella documentata con il collaboratore di giustizia Mutolo. Anche Roberto Lipari, che non conoscevo e che mi aveva colpito con un breve monologo su Messina Denaro, ha accettato di interpretare l’avvocato Trizzino, per due sole ore di riprese. Il monologo di Spatuzza, interpretato da Paride Benassai in una sola giornata, mi ha fatto venire i brividi. È stata una di quelle rare occasioni in cui la troupe, normalmente distratta, ha fatto un applauso spontaneo”.

“Tutto quello che vediamo deriva da atti giudiziari non c’è invenzione. – specifica Andrea De Liberato di Enjoy Movies, che coproduce il film con Moviev4.0 di Leonardo Giuliano e Arancia Cinema con il sostegno della regione Sicilia – Queste inchieste hanno stabilito che Scarantino non è altro che un povero disgraziato che è stato messo in mezzo, che si è attribuito colpe non sue. In definitiva, è un’altra vittima”.

“Ci aspettano qualche mese di lavoro, ma il materiale di partenza è molto buono. – conclude De Liberato – La sceneggiatura mi ha subito colpito e non era facile perché erano otto anni che non producevo un film in lingua italiana. Inizialmente volevo tirarmi indietro ma mi sono reso conto di trovarmi davanti a qualcosa di straordinario. Un film che trasmette qualcosa di importante, raccontandoci come ha risposto lo Stato davanti alla morte di un eroe civile. È una sorta di thriller politico giudiziario che indaga uno dei grandi misteri italiani. Il rischio dopo 30 anni è che si perda la memoria, spero che questo film serva anche ricordare a che punto era arrivata l’infiltrazione criminale nelle nostre istituzioni”.

10 Giugno 2024

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