Calvino sugli alberi

Alle Giornate degli Autori il documentario di Duccio Chiarini sull'autore de 'Il Barone rampante'


Alle Giornate degli Autori la fa da padrone la cultura, con la C maiuscola. E’ la C è anche quella di Calvino, la cui parabola personale e artistica è esplorata dal documentario di Duccio Chiarini Italo Calvino – Lo scrittore sugli alberi, prodotto da Panamafilm, ARTE’ G.E.I.E, Les films d’Ici, Luce Cinecittà in collaborazione con RAI Documentari e Fondazione Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia.

Il doc utilizza come guida uno dei romanzi più celebri dello scrittore, ‘Il Barone Rampante’, che diventa uno strumento attraverso cui si può scrutare il legame tra l’opera dell’autore e i contesti storici attraversati, nell’incessante ricerca di mantenere una giusta distanza dalle vicende del mondo.

Grazie all’utilizzo di filmati, fotografie e corrispondenze inedite, emerge una nuova prospettiva su quest’autore di risonanza del ventesimo secolo. Il ‘Barone’ è del 1957. Il racconto narra di come un giorno estivo un giovane nobile chiamato Cosimo Piovasco di Rondò, dopo una lite con suo padre che intendeva costringerlo a mangiare lumache, si arrampichi su un albero e decida di non scendere mai più. Nello stesso anno, Calvino, dopo aver assistito alla violenta repressione da parte dei carri armati russi dell’insurrezione pacifica di Budapest, riconsegna la sua tessera del Partito Comunista Italiano, a cui aveva aderito dal 1944.

Come Cosimo di Rondò, neanche Italo deciderà di scendere da quei rami, ma continuerà a osservare il mondo da quella prospettiva elevata e a narrarlo. Per Chiarini il romanzo diventa un prisma per ricostruire la relazione tra l’opera dell’autore e i contesti storici e politici attraversati, nella costante ricerca di mantenere la giusta distanza dagli avvenimenti mondani. Sarà lo stesso scrittore a guidare il viaggio nell’esplorazione della sua avventura, tramite interviste d’archivio e materiale filmato, fotografico e corrispondenziale inedito, che si fondono nell’attualità con le riflessioni private della figlia Giovanna, oltre che con quelle di artisti e pensatori contemporanei, i quali esporranno il profondo lascito dell’autore. Sulla lapide di Cosimo Piovasco di Rondò fu inciso: “Vissuto tra gli alberi – sempre amante della terra – asceso verso il cielo”.

Questa affermazione costituisce la più adeguata sintesi possibile della vicenda di Calvino stesso. “Come per molti lettori – dice il regista, diplomato alla London Film School e già vincitore a Venice Days nel 2011 con  Hit the Road, Nonna – il mio primo incontro con Italo Calvino risale ai tempi dell’infanzia, quando a scuola lessi ‘Il Barone Rampante’: ricordo ancora la sensazione di libertà provata nel leggere le avventure di Cosimo fuggito dalle indicazioni soffocanti dei genitori per vivere sugli alberi esplorando il mondo liberamente.

È stato partendo da questa sensazione che, assieme alla sceneggiatrice Sofia Assirelli, abbiamo deciso di utilizzare ‘Il Barone…’ come cornice narrativa del film creando un parallelo tra le avventure del protagonista Cosimo e l’opera di Italo Calvino. Il rimando nasce non solo dalla concomitanza tra la pubblicazione del romanzo nel 1957 e l’uscita di Calvino dagli organi del PCI pochi mesi dopo, ma anche dalla suggestione che il personaggio e l’autore abbiano altri aspetti in comune. Proprio perché lo leggiamo così giovani spesso non ne comprendiamo la natura politica. Inizialmente ho provato un po’ di timore reverenziale, dovevo capire con che chiave approcciarlo senza farne un racconto antologico. Volevo raccontare il rapporto tra lo scrittore e la sua epoca, la società che aveva intorno. Volevo carpire il dialogo tra la sua scrittura e il suo pubblico. Alcune interviste raccolte dalla moglie raccontano di Calvino proprio la vicenda politica, nel senso più alto della parola, con tutti i valori fondanti ereditati dai familiari, che furono per Calvino dei fari. Questi ideali lo avevano portato prima a unirsi alle brigate partigiane e poi a intraprendere uno specifico impegno autoriale. Attorno al ’57 Calvino va in crisi, trova in molti intellettuali italiani una certa schizofrenia e ipocrisia di fondo e decide di uscire dalla politica militante per restare uno scrittore vicino ai temi sociali ma con una posizione più distaccata”.

E quanto di Calvino è rimasto in Cosimo?

“Calvino ha trascorso la propria infanzia tra gli alberi di Villa Meridiana – ricorda Chiarini – che molto ricorda la Ombrosa del Barone, ma è nella maturità della sua opera che ritroviamo i tratti più comuni a Cosimo di Rondò, fuggito sugli alberi per trovare una giusta distanza da cui guardare le cose e non per questo meno empatico o partecipe verso le questioni sociali e politiche dei suoi contemporanei. La rottura e l’allontanamento dalla politica attiva di Calvino molto assomiglia al balzo di Cosimo sugli alberi e pur cadendo al centro della vita dello scrittore ci permette di osservare il suo percorso personale e artistico con un’attenzione specifica al rapporto col contesto storico e sociale”.

All’interno di questo racconto l’uso dei materiali d’archivio è stato di grande aiuto per creare un costante dialogo tra gli archivi privati dello scrittore (foto, lettere, filmati) e quelli legati alla dimensione sociale e politica vissuta e osservata da Calvino.

“Da questo punto di vista – prosegue Chiarini – è stato estremamente importante poter contare sull’esclusivo accesso all’archivio di filmati, foto e lettere messe a disposizione del film dalla figlia dello scrittore, Giovanna Calvino. Dai filmati amatoriali realizzati all’inizio degli anni venti dal padre di Italo, Mario Calvino (nei quali vediamo lo scrittore muovere i primi passi nei giardini di Villa Meridiana), fino alla corrispondenza della Einaudi negli anni ‘50 e alle lettere con la moglie Chichita negli anni ’60, la ricchezza di questi preziosi materiali allarga lo sguardo sull’intelligenza scrittore mostrandoci la profonda sensibilità dell’uomo. Durante un trasloco per trasferire tutta la biblioteca di Calvino dal suo studio abitazione a Campo Marzio alla Biblioteca Nazionale di Roma, in una scatola di scarpe sono state ritrovate alcune vecchie bobine 9mm che si sono rivelate essere dei filmini che aveva girato il padre di Calvino negli anni ’20. Queste bobine sono state digitalizzate da Home Movies e vengono mostrate al pubblico per la prima volta”.

Nel documentario si raccontano nello specifico anche il rapporto di Calvino con la guerra e con il cinema: “la guerra lascia ferite a prescindere, Calvino compie una scelta fatta di entusiasmo e ingenuità a vent’anni ma poi si rende conto di tutto quello che la guerra lascia – spiega ancora il regista – Ho passato alcune ore in compagnia dei ragazzi della scuola media Italo Calvino e uno dei ragazzi ha detto ad alta voce ‘la guerra non smette mai di ferire, anche quando è finita’. Calvino si misurerà sempre con l’atto fondante dell’appartenenza alle brigate, esperienza di grande slancio ma che lo mette poi di fronte alla difficoltà di immaginarsi un futuro. Si dice che il giorno successivo alla rivoluzione sia il più difficile per un rivoluzionario”.

Sul cinema, infine: “Calvino era uno scrittore immaginifico e diceva che spesso i suoi romanzi partivano da un’immagine. Suo padre era un cineamatore antesignano. Sono gli anni in cui si sviluppa nella narrativa l’idea di mostrare piuttosto che di raccontare. Calvino crea dei mondi, costruiti perfettamente nelle regole che li compongono. Chiaramente per l’industria nascente e fiorente del cinema di quegli anni una figura così rivoluzionaria di scrittore che partiva dalle immagini era facile preda, tanto che venne adattato Il visconte dimezzato, ma Calvino mantiene sempre la consapevolezza che l’immagine letteraria resta distante”.

di Andrea Guglielmino

 

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29 Agosto 2023

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