6 febbraio 2024, la rassegna stampa 

Sulle principali testate odierne, Lily James diva Anni ’50 a Cinecittà; l’intervista a Agnieszka Holland: il punto di vista sul Papa; l’addio di Luciana Castellina a Daniele Segre; il doc ‘We Are The World’: scontro di ego; i doc farlocchi prodotti dai vip: da Woody Allen a Ilary Blasi; Poonam Pandey, l’attrice che si è finta morta


Ogni mattina CinecittàNews vi presenta un panorama delle notizie con cui i media seguono il mondo dell’audiovisivo.   

LILY JAMES DIVA ANNI ’50 A CINECITTÀ

L’attrice britannica è nella Capitale per presentare Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, in Concorso a Venezia 2023 e al cinema dal 14 febbraio. Lei interpreta una star dei Peplum e del suo personaggio scrive Giulia Bianconi su “Il Tempo”, titolando il pezzo con un virgolettato, a sintesi del ruolo: “La mia Josephine paga il prezzo del suo successo”. La giornalista racconta “una giovane diva, Josephine Esperanto, che si mostra agli altri sicura e spavalda, ma nel profondo è sola … Costanzo omaggia il cinema degli Anni ’50, evocando le importanti produzioni internazionali che hanno reso riconoscibile in tutto il mondo Cinecittà”, dove il film è ambientato e dove è stato anche realmente girato. Bianconi continua, spiegando che “per interpretare Josephine, Lily James si è preparata guardando film con Joan Crawford, Ava Gardner e Monica Vitti, traendo ispirazione anche da sua nonna, l’attrice americana Helen Horton” e, specifica James, “Josephine è un’attrice che per essere amata e rispettata si mostra agli altri molto diversa da com’è in realtà … È un’attrice ancora giovane, che però sembra arrivata alla fine, che si nasconde dietro a una maschera, si sente vuota, che paga il prezzo del suo successo. Guardando Mimosa, Josephine comprende il potere supremo dell’essere autentici, che fa parte di una nuova generazione di cui lei non fa più parte e per questo prova gelosia e dolore”.

AGNIESZKA HOLLAND E IL PUNTO DI VISTA SUL PAPA

Fulvia Caprara per “La Stampa” intervista la regista di Green Border, Premio Speciale della Giuria a Venezia 2023. Per l’autrice polacca, “la gente non ha bisogno solo di odio, cerca, invece, qualcosa che dia senso all’esistenza, perché i valori esistono, l’umanità esiste, e noi tutti ne siamo parte … Non ho mai temuto i politici che mi detestano, neanche quando hanno dato il via a un vero movimento di odio nei miei confronti. A un certo punto ho immaginato che dalle parole si potesse passare alle azioni e magari qualche fanatico folle potesse aggredirmi fisicamente. Visto che avevamo deciso di far uscire il film proprio durante le elezioni, ho preso delle guardie del corpo. Sono piuttosto piccola di statura, quegli uomini erano invece molto alti, devo dire che l’effetto era davvero buffo”. Puntando al tema del film, Caprara riflette e domanda: “Il Papa è l’unico che continua a lanciare appelli per la pace. Che cosa ne pensa?”: “E’ vero, ed è una buona notizia. Non concordo sempre con la sua politica e credo che quella riguardante l’Ucraina sia completamente errata. Sui migranti, però, è stato chiaro fin dall’inizio e gli sono grata. Eppure non è lui al governo e non tocca a lui prendere le decisioni, è facile essere un bravo cristiano quando il proprio potere non dipende dalle paure del contesto sociale in cui si vive”.

LUCIANA CASTELLINA DA’ L’ADDIO A DANIELE SEGRE

La storica firma, 94 anni, affida a “Il Manifesto” il suo pezzo d’addio al regista Daniele Segre, “narratore indipendente di vite, di lotte, di storie italiane resistenti”. Luciana Castellina scrive: “che notizia triste: se ne è andato ieri, dopo una malattia rapida ma fatale, Daniele Segre, regista del ‘cinéma du reel’ (lo dico in francese perché la traduzione italiana ‘documentarista’ è riduttiva e anche sbagliata). Aveva un carattere così spigoloso, lo dico con molto affetto, perché per me Daniele è stato anche un grande amico, come è accaduto ai molti altri che, superati gli spigoli, approdavano poi alla dolcissima natura di Daniele, alla sua partecipazione emotiva, quella che gli ha dato la sensibilità di sentire i dolori e le gioie dell’altro, che lo ha reso capace di vivere nel rapporto con l’altro, mai chiuso nella riflessione su sé stesso .. È stato, soprattutto, quello che ha saputo meglio raccontare una Italia che pochi vedono, e solo perché non guardano”.

I DOC FARLOCCHI PRODOTTI DAI VIP

“Vi ho parlato negli ultimi mesi di tanti documentari di gran qualità: quelli su Massimo Troisi, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci hanno lasciato il segno e hanno avuto un buon riscontro anche in sala, oltre che in streaming. L’aspetto positivo è che il genere ha ritrovato una sua centralità”, scrive Cesare Lanza su “La Verità”, ma “qualcosa però mi lascia perplesso … Da quando è risultato evidente che influenza l’opinione pubblica sulle celebrità, i vip hanno cominciato a produrseli da soli, con l’aiuto di registi e sceneggiatori abilissimi a umanizzare il personaggio e a scegliere cosa dire e cosa non dire. La svolta si è creata con la docuserie in quattro episodi Allen vs Farrow, sulle accuse di abusi sessuali mosse contro Woody Allen da parte della figlia. Trasmessi a cadenza settimanale, sono riusciti ad alimentare la messa al rogo di Allen. Poco importa che il regista sia stato assolto … I vip ora giocano d’anticipo e proprio attraverso il formato del documentario vogliono stabilire la loro verità … da noi non si è parlato d’altro che di Unica, dove Ilary Blasi ha infiocchettato la sua versione sul divorzio da Francesco Totti. Tutto tranne che un documentario, anche se è certamente un ottimo indicatore dei consumi contemporanei”.

WE ARE THE WORLD: SCONTRO DI EGO 

È Aldo Grasso sul “Corriere” a dedicare spazio al documentario che racconta “la notte che ha cambiato il mondo”, così recita il titolo di We Are The World da pochi giorni su Netflix. “Il docufilm di Bao Nguyen racconta le prove, le registrazioni e la realizzazione di una canzone famosa, nell’arco di tempo che va dalla mezzanotte di un giorno del gennaio del 1985 fino all’alba del mattino dopo, sotto la guida di Quincy Jones e Lionel Richie … una canzone di tre minuti che ha venduto oltre sette milioni di dischi in tutto il mondo e ha ‘inciso’ (per quanto si sa) sull’immaginario globale. Mentre le più importanti star della musica entrano in studio, Lionel Richie appende un cartello su cui scrive a mano una citazione: ‘Check your ego at the door’ (Lasciate l’ego fuori della porta). Per fortuna, l’invito è stato bellamente disatteso perché la parte più interessante del documentario è proprio lo scontro di ego, la differenza di ego, le strategie degli ego. C’erano tutti … Lionel Richie fa l’imitazione di tutti, è il più espansivo (questione di ego), mentre Bob Dylan sembra il più spaesato (questione di ego), ma anche gli altri non sono da meno, ognuno porta con gioia il fardello del proprio io”.

POONAM PANDEY, L’ATTRICE SI È FINTA MORTA “PER SENSIBILIZZARE ALLA PREVENZIONE”

È Alessandra Muglia sul “Corriere della Sera” a scrivere di “una (finta) notizia che ha suscitando un’ondata di commozione anche tra le star di Bollywood. ‘Siamo afflitti nel comunicarvi che la nostra amata Poonam è morta per un tumore al collo dell’utero’, recitava il post sul suo profilo Instagram. La sua manager aveva confermato la scomparsa dell’attrice anche ai media. ‘Ha combattuto con coraggio’, aveva scandito. La bufala è durata un giorno. L’indomani Poonam … è ricomparsa in video viva e vegeta davanti al suo milione e 300 mila follower, giustificando la sua uscita choc come modo per sensibilizzare le donne a fare prevenzione contro una piaga nazionale: in India si concentrano quasi un quarto dei casi mondiali di questo tumore, con oltre 200 donne che perdono la vita quotidianamente … C’era poi chi ha colto nel segno, collegando la sua presunta scomparsa al lancio della campagna vaccinale contro questo tumore, annunciata dal governo proprio il giorno prima: ‘potrebbe essere una delle ambasciatrici del vaccino hpv’ ipotizzavano … mentre anche la voce a lei dedicata su Wikipedia veniva aggiornata”.

redazione
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