In pochi al mondo conoscono il Titanic meglio di James Cameron, senza dubbio il suo più grande cantore. Il regista premio Oscar si è immerso nelle gelide acque del Nord Atlantico oltre trenta volte per osservare da vicino il gigante di metallo e acciaio, sul fondale dal 1909.
Il fascino per la “nave più grande al mondo”, cresciuto negli ultimi trent’anni, lo si deve alle sue immagini, riprese per il grande schermo nel 1997 o raccolte negli anni nelle numerose spedizioni eseguite per documentari o riviste. Mai una volta Cameron ha però sottovalutato la pericolosità del viaggio nelle profondità del Titanic, dove da domenica si sono persi i contatti con il sommergibile Titan, con a bordo cinque persone in visita subacquea del relitto.
“Ho sospettato immediatamente che potesse essere un disastro – ha detto il regista alla Bbc – e ho sentito nelle mie ossa quel dolore. Ho chiamato subito alcuni dei miei contatti nel mondo dei sommergibili. Nel giro di circa un’ora ho appreso ciò che era successo. Erano in discesa. Erano a 3500 metri, diretti verso il fondo a 3800 metri. Sono andate perse la comunicazione e il segnale. E questo non succede se non c’è stato un evento estremo. Infatti la prima cosa che mi è venuta in mente è stata un’implosione“.
Per il regista di Avatar, gli abissi sono il primo vero amore. “Ho realizzato il Titanic perché volevo immergermi nel naufragio, non perché volevo particolarmente fare il film”, ha dichiarato negli anni, confermandosi figura ibrida, tra il regista e lo speleologo esploratore. “Il Titanic era il Monte Everest dei relitti e quando ho saputo che altri si erano tuffati per un film ho pensato ‘farò un film di Hollywood per pagare una spedizione e fare la stessa cosa”.
Da allora, Cameron è più volte disceso al fianco del Titanic, filmando per National Geographic clip mai viste del relitto e raccontandone emozioni e pericoli: “Eccomi nel posto più remoto del pianeta terra e mi sento come l’essere umano più solitario del pianeta, completamente escluso dall’umanità, nessuna possibilità di salvataggio in un luogo che nessun occhio umano abbia mai visto”.
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