Sceneggiatori italiani: “Contratto collettivo ed equo compenso”

Una tavola rotonda alla Casa del Cinema mette a confronto Italia e Hollywood sui temi della remunerazione e dell'Intelligenza Artificiale


Un confronto tra Italia e Hollywood per fare un punto sull’equa remunerazione e sulle prospettive dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale si è svolto alla Casa del Cinema: “Hollywood, attori e sceneggiatori hanno fatto… STRIKE. E noi”. Nella tavola rotonda organizzata da SIAE e moderata dalla giornalista Eva Carducci, i rappresentanti delle varie associazioni degli autori e sceneggiatori hanno chiesto a gran voce di arrivare a un contratto collettivo per la categoria che preveda un equo compenso.

Francesco Ranieri Martinotti (Presidente ANAC) ha esordito: “Bisogna dare le risorse e il tempo a chi scrive, in particolare bisogna fare una battaglia rispetto al servizio pubblico che non deve e non può sfruttare i creativi”. Giorgio Glaviano (Presidente Writers Guild Italia) ha illustrato la situazione del comparto: sono circa 1.000 gli sceneggiatori attivi in Italia. Per un settore che nel 2022 ha realizzato un fatturato di 11 mld di euro con costi lievitati del 30% per produzione e postproduzione (dati APA), i compensi degli sceneggiatori, rilevati da un sondaggio interno WGI che ha coinvolto 140 partecipanti, ha rilevato una situazione di precarietà, con un reddito medio di 25.840 euro annui e con interruzioni tra due contratti di 8,4 mesi.

In collegamento da Los Angeles, Laura Blum-Smith (Writers Guild of America West) ha evidenziato le problematiche che hanno portato allo sciopero. “La transizione verso lo streaming stava comportando enormi problemi per gli sceneggiatori, il lavoro stava diventando sempre più precario. Abbiamo chiesto trasparenza sui dati dello streaming e regole per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, che non deve diminuire i compensi per gli sceneggiatori”. Per Tony Gerber (sceneggiatore e regista) “i risultati della vertenza sono più che soddisfacenti, il contratto contiene clausole storiche. C’è stato un negoziato forte e vivace ma ora bisogna vedere come procederanno le cose, anche perché non tutti gli streamers sopravviveranno”.

Leonardo Fasoli (sceneggiatore, 100Autori) ha sottolineato come in America e nei paesi anglosassoni venga pagato sia il tempo per la sceneggiatura che le successive fasi in cui lo scrittore è coinvolto. “Ci sono royalties se la serie va in produzione e lo sceneggiatore resta attivo – e pagato – per tutte le fasi del progetto. Inoltre sono previsti compensi per lo sfruttamento all’estero con compensi crescenti. Se una società non accetta queste regole nessuno scrive più per lei”. Se per Fasoli l’Intelligenza Artificiale “non ha emozioni”, altri sono convinti che in breve si svilupperà una coscienza “artificiale”, come lo showrunner Roberto Marchionni, in arte Menotti.

Per Martinotti “l’Intelligenza Artificiale si avvicinerà sempre di più all’umano. Per questo occorre porre subito delle regole come l’obbligo della trasparenza nell’uso delle banche dati, un metodo chiaro per comunicare il rifiuto degli autori a usare i propri contenuti. Vogliamo un codice della strada per l’IA e lo vogliamo subito”.

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