Roberto Gudese: “L’immaginazione è l’arma principale di un attore”

Il 34enne è tra i protagonisti de 'Il punto di rugiada' di Marco Risi, dal 18 gennaio nelle sale. Prossimamente lo vedremo in 'C'è anche domani', biopic su Ennio Doris


Roberto Gudese, 34 anni, originario della provincia di Vicenza, da quando ha iniziato a fare l’attore, a 19 anni, ha sempre interpretato ruoli più drammatici e intensi, da Faccia d’angelo a Di padre in figlia. Ne Il punto di rugiada di Marco Risi, presentato in anteprima al 41esimo Torino Film Festival e nelle sale dal 18 gennaio con Fandango, ha avuto modo di affrontare un personaggio con venature più ironiche. Nella pellicola è Manuel, uno spacciatore colto in fragranza di reato che viene condannato a scontare una pena in lavori socialmente utili presso una residenza per anziani, insieme a un altro giovane, Carlo (Alessandro Fella).

Gudese ha da poco finito di girare il film C’è anche domani, biopic sulla vita di Ennio Doris, per la regia di Giacomo Campiotti, dove interpreta il migliore amico del protagonista. Di questo mestiere “schizofrenico” ci racconta le difficoltà e le gioie. “Vivere, cercando di esplorare l’essere umano, ha un ritorno importante sulla vita personale e psicologica”, dice a CinecittàNews, sottolineando quanto un attore si affidi all’immaginazione per affrontare la dualità di questo lavoro.

Roberto, chi è Manuel?

Era da tempo che cercavo di confortarmi con un personaggio così, con un registro più comico, che fa un percorso emotivo e umano sfaccettato. Devo ringraziare la casting director del film, Stefania Valestro, che mi ha proposto per questo ruolo. Quando ho incontrato Marco dal vivo per il provino, mi ha detto che ero riuscito a mettere nel personaggio quello che lui cercava, il disincanto e il cinismo di un ragazzo che viene dalla strada e si ritrova in un contesto alto borghese che non gli appartiene. Come è abituato a fare nella sua vita, anche in quel posto cercherà il modo per divertirsi. Se prima la sua esistenza si basava su piccoli furti e spaccio, grazie a questa esperienza trova un suo respiro e una nuova strada nel mondo.

Questo è un film che parla anche dello scontro e incontro tra generazioni diverse.

Manuel vive un iniziale distacco, che poi gradualmente si trasforma in un avvicinamento. Quella condivisione, nonostante le diversità, arricchisce il percorso di vita di questo giovane. In ogni fase della nostra esistenza sentiamo di avere i piedi scoperti. Quando si è piccoli, non si ha l’esperienza per cogliere certe sfumature della vita. Quando si cresce o non si ha più il fisico o si è ceduti al disincanto, trascurando i sogni e i desideri. Il confronto, anche tra generazioni diverse, può aiutare a far sì che i piedi si coprano. Quando abbiamo finito di girare il film ho scritto una canzone, Se un giorno capirai, un brano che parla dal punto di vista di un adulto rivolgendosi a un giovane. Una canzone che ho scritto per me, e di cui capirò il destino.

Questo mestiere è fatto di illusioni?

È un lavoro schizofrenico. Già nella natura dell’attore c’è una dualità. Bisogna esprimere le fragilità umane, cercando di essere forti in questo mondo che è difficilissimo. Il mestiere dell’attore stesso vive di due sfere, una astratta e rarefatta che riguarda l’immaginazione, arma principale dell’attore che la usa facendola diventare corpo, e una concretezza dell’essere umano che affrontare questo lavoro.

Quando hai deciso di fare l’attore?

A 13 anni ho iniziato un corso di recitazione a scuola. Mia madre da bambino mi diceva che da grande avrei fatto o l’avvocato o l’attore. L’indole per la recitazione c’è sempre stata. Mi piaceva fare anche le imitazioni. Ho deciso di farlo diventare un mestiere a 19 anni. Ho iniziato a inseguire una passione senza conoscere le reali dinamiche che rendono difficile questo percorso. 

Dicevi che Manuel è un ruolo diverso da quelli fatti in passato.

Purtroppo c’è un po’ un pregiudizio nel mondo dello spettacolo, soprattutto in quello cinematografico. C’è un esubero di attori e quando funzioni nei panni di un personaggio, sei trincerato lì. Quando un attore può e deve affrontare più registri diversi.

In C’è anche domani chi sei?

Un personaggio con caratteristiche drammatiche, con un germe del fallimento, che all’esterno potrebbe anche far sorridere. Sono il migliore amico di Ennio Doris, da quando è ragazzo fino all’età adulta. Lo interpreto dai 20 ai 40 anni. È un personaggio che ingloba tutte quelle persone vicine a Ennio, che non sono state lungimiranti come lui. Ha tratti di cattiveria e immoralità perché non ha trovato il suo posto nel mondo e grazie al protagonista fa un percorso per arrivare a capire chi è.

E ora a cosa stai lavorando?

Ho ripreso in mano uno spettacolo che ho scritto, Antonio e Geggé. Un one man show che ho portato nei club fino all’inizio della pandemia. Vorrei riportarlo in giro per l’Italia. 

Giulia Bianconi
07 Gennaio 2024

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