CANNES – Una serata all’insegna dell’orgoglio femminile, del #MeToo e della sorellanza. Applausi senza fine e grande commozione per la Palma d’oro alla carriera a Meryl Streep, tutta vestita di bianco e con i capelli biondo platino raccolti in uno chignon. E’ lei la ‘dancing queen’ sulle note del musical Mamma mia! ricordata dai momenti salienti di una carriera straordinaria durata quasi cinquant’anni e dal lungo encomio appassionato pronunciato da una emozionata Juliette Binoche fasciata in rosso fuoco.
Protagonista della soirée di apertura, in una Cannes piovosa e quasi invernale, è anche la presidente della giuria Greta Gerwig, attrice indie e ora regista che ha conquistato il botteghino con la sua Barbie femminista, forte di incassi mondiali di un miliardo e 445mila dollari. “Il cinema è sacro per me, i film sono sacri”, ha esordito la dodicesima donna a guidare una giuria del Festival di Cannes. Giuria di cui fa parte anche Pierfrancesco Favino.
Il #MeToo fa la sua apparizione anche nell’introduzione della madrina Camille Cottin, che mentre descrive il mondo parallelo e insonne in cui si vive per dodici giorni qui al festival, dichiara conclusa l’epoca del divano dei produttori e dei rendez-vous obbligatori nelle camere degli hotel a cinque stelle. Ma anche Meryl Streep, nel suo discorso di ringraziamento, ricorda come a 40 anni pensava di essere arrivata al capolinea della sua carriera, come accadeva a quasi tutte le attrici, e in platea la collega francese Léa Seydoux la guarda turbata e partecipe. Del resto Greta Gerwig viene definita da Camille Cottin, “un’artista impegnata a rompere le catene del patriarcato”.
Dall’Italia Jasmine Trinca, che sarà a Cannes con la serie tratta dal romanzo simbolo di Goliarda Sapienza L’arte della gioia diretto da Valeria Golino, ha rilasciato dichiarazioni di fuoco a ‘Vanity Fair’. “Ho subito diverse volte, quando ero giovane, molestie fisiche e verbali. Ne parlo ora, da una posizione non più di debolezza, perché altre donne abbiano voce, il 90% di noi subisce violenze”.
“Il mondo è inquieto, linee di fratture profonde lo dividono, Cannes non sta a guardare, non è un mondo parallelo ma la fotografia della nostra umanità”, ha detto ancora Camille Cottin, nota per il suo ruolo in Call my agent! e tra le star in sala c’era anche Messi, il cane di Anatomia di una caduta.
Dietro le transenne i lavoratori precari del festival hanno gridato i loro slogan, ma senza arrivare ai piedi del Palais. Le forze di sicurezza che presidiano la Croisette, li hanno bloccati. Quest’anno la sicurezza è garantita anche dall’Intelligenza Artificiale che viene irrisa nel film d’apertura, fuori concorso, Le deuxième acte di Quentin Dupieux con Léa Seydoux, Vincent Lindon, Louis Garrel, l’istrionico Raphaël Quenard, attore feticcio di Dupieux. C’è un film nel film, scritto e girato dall’Intelligenza Artificiale, che parla alla fine di una giornata di riprese con i vari attori, ma non accetta le loro opinioni e decurta il salario a chi non si uniforma al copione.
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