Luca Cesa: “Lavorare con i fratelli Taviani e Faenza è stata un’esperienza umana”

L'attore romano, 29 anni, racconta a CinecittàNews com'è stato essere diretto in 'Una questione privata' e 'Folle d'amore', mentre sogna di fare un film con Martone e Eastwood


Ha lavorato con i fratelli Paolo e Vittorio Taviani in Una questione privata, dove faceva parte del gruppo di partigiani insieme a Luca Marinelli. Nel recente film tv di Roberto Faenza, disponibile su RaiPlay, Folle d’amore-Alda Merini, con Laura Morante, ha interpretato il primo marito della scrittrice e poetessa, Ettore Carniti.

Luca Cesa, romano, 29 anni, ha capito durante gli anni del liceo di voler fare l’attore. Come molti colleghi della sua generazione, si muove tra cinema, tv e serialità. “Questo mestiere non è semplice, ma bisogna guardare avanti con positività”, racconta a CinecittàNews, sognando di lavorare un giorno con Mario Martone e Clint Eastwood.

Luca, chi è stato Ettore Carniti?

Un uomo semplice, vecchio stampo. Un fornaio e sindacalista, che ha vissuto un grande e lungo amore con Alda Merini (interpretato da giovane nel film da Rosa Diletta Rossi), fatto di molti contrasti, anche per via della loro differenza culturale. I due erano molto diversi. Ettore era figlio e vittima dei suoi tempi, purtroppo, con una mentalità all’antica. Era un uomo lavoratore che doveva portare i soldi in famiglia e che voleva che la moglie stessa a casa. Non vedeva di buon occhio le velleità artistiche di Alda e fu lui a farla internare in manicomio.

Come hai costruito il personaggio?

Chiaramente è stata fondamentale la sceneggiatura. Ma ho letto anche il libro che ha scritto la figlia della coppia, Emanuela, dal titolo Alda Merini, mia madre. Raccontava bene le vicende familiari e lì ho potuto scoprire elementi in più sulla loro relazione. Su quanto fossero in collisione proprio perché lui aveva una visione della vita assai ordinaria, mentre Alda era una donna che diceva la sua, un’artista di grande profondità.

Prima di lavorare con Faenza, sei stato diretto anche dai fratelli Taviani in Una questione privata. Che ricordo hai di quell’esperienza?

È stata sicuramente non solo professionale, ma anche e soprattutto umana. I Taviani hanno scritto una pagina importante della storia del cinema italiano e lavorare con loro è stato un onore. Ho fatto un piccolo ruolo in quel film, ero un giovane partigiano, insieme a Luca Marinelli che ne era protagonista. Ho un bellissimo ricordo di quel set, dove si è creata una sintonia positiva durante le riprese.

Nella terza stagione della serie Nero a metà hai interpretato Federico, l’educatore di un carcere che inizia una relazione con Alba e poi si scopre essere un personaggio dalla doppia faccia.

Per un attore interpretare un ruolo così, dalla grande ambivalenza, è stato davvero interessante. All’inizio mostra una personalità per poi rivelarne un’altra, addirittura facendo vedere di far parte dei cattivi. Era un ragazzo mosso da soldi facili. È stato un personaggio che mi ha dato modo di sperimentare i lati dell’essere umano e quanto può essere ricco questo lavoro.

Come nasce la tua passione per la recitazione?

Ero all’ultimo anno di liceo, avevo 19 anni, quando ho fatto una laboratorio teatrale. Abbiamo messo su l‘Antigone di Sofocle in un concorso per scuole e lì è nato questo amore. L’ho scopetto facendolo. Non ero un appassionato di cinema, sapevo poco e niente di quest’arte incredibile. Ma da quel momento non ho mai smesso di recitare.

In questi dieci anni cosa hai capito di questo lavoro?

Che è bellissimo, ma strano. Sicuramente non semplice, non continuativo, pieno di imprevisti e costellato anche di no. Per andare avanti bisogna avere una passione immensa e crederci. Non bisogna abbattersi di fronte alle difficoltà e augurarsi che un giorno arrivi la svolta della carriera con un progetto esplosivo.

Che personaggio ti piacerebbe interpretare?

Strano a dirsi, ma non mi è mai capitato di fare un romano. Ho visto recentemente Adagio di Stefano Sollima e mi piacerebbe interpretare un ruolo così, non che abbia per forza a che fare con la criminalità, ma mi piacerebbe un action italiano. Vorrei approfondire le sfumature del mio dialetto.

Da quale autore vorresti essere diretto?

Mario Martone o Saverio Costanzo. Se potessi scegliere un nome internazionale, direi, invece, Clint Eastwood. Sono un suo grande fan, i miei film preferiti sono Mystic River e Gran Torino.

Nel tuo futuro cosa c’è?

Mi auguro tanti nuovi e stimolanti progetti. Spero di fare ancora un ruolo in una serie, il primo che avevo fatto era Scatola nera (su Prime Video), dove hai la possibilità di approfondire il personaggio. Intanto vado avanti con i casting, ma senza stare lì ad aspettare se arriverà o meno la chiamata per dirmi che sono stato preso. Il segreto è fare un provino, e poi dimenticarselo subito dopo.

 

(Photo credits: Maria Vernetti)

17 Marzo 2024

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