‘Les Filles D’Olfa’, la verità di una madre controversa contro Daesh

L’opera tunisina di Kaouther Ben Hania in Concorso: un dramma famigliare, un’epica del matriarcato, una storia tra speranza e ribellione. Protagonista Hend Sabri: la vera Olfa presente a Cannes


CANNES – Olfa è tunisina ed è mamma, di quattro figlie. La storia in lingua araba diretta da Kaouther Ben Hania (La bella e le bestie – Un certain regard 2017; L’homme qui a vendu sa peau – selezione ufficiale Oscar 2021) è raccontata dal punto di vista dell’attrice Hend Sabri, che nel docu-film interpreta proprio Olfa. Il tempo dura un decennio, dal 2010 al 2020, in cui il racconto segue la vita tutt’altro che lineare della donna, quarantenne di estrazione modesta, signora delle pulizie.

Una storia reale: “ho ascoltato un’intervista radiofonica, l’avevo trovata molto cinematografica e metaforica. Da lì ho contattato Olfa Hamrouni”, così l’autrice tunisina racconta il prologo del progetto. “Avevo un personaggio reale, ovvero la vita: avevo bisogno di porle direttamente delle domande, capire le motivazioni, i perché: è stata anche l’occasione, per un’attrice, di porre domande per poi riportare sulla scena la verità. La mia prima necessità era comprendere. È stato intenso, emozionalmente estremamente duro, è difficile avvicinare la vita di qualcuno, e questo il linguaggio documentario me l’ha permesso: abbiamo rievocato un passato traumatico e la maternità è qualcosa di iper complicato” e, da un punto di vista della costruzione estetica, “avevo bisogno di un’immagine realistica, un tocco estetico che riflettesse l’introspezione, perché avevo a che fare con l’intimità”.

L’esistenza di Olfa è come un pendolo, oscilla, tra buio e luce: un giorno due delle sue figlie scompaiono; si radicalizzano, fuggono in Libia e si uniscono all’organizzazione terroristica Daesh. Da qui la discesa negli inferi per l’intero nucleo famigliare.  

Les Filles D’Olfa (Four Daughters), in Concorso, è un viaggio intimo, tra speranza, ribellione, violenza, trasmissione e sorellanza, uno scossone alle fondamenta della società, che affronta senso di colpa, negazione e paura. È un docu-film che offre uno sguardo intimo sulla vita di Olfa: per raccontarla, la regista ha scelto attrici professioniste, tra cui Hend Sabri appunto, Nour Karoui e Ichraq Matar, e la messa in scena si rivela un dispositivo che mescola documentario e finzione, con un intento creativo e futurista. Due attrici interpretano le due figlie e, per la ricostruzione delle scene più dure, a volte la vera Olfa si confronta con il suo doppio, effetto che però restituisce foschia sullo schermo: la forma del film è indubbiamente ibrida, sinonimo sì di originalità ma anche limite. La commozione dello spettatore spesso resta in potenziale, perché appoggiata in un limbo: il silente suggerimento continuo è far chiedere a chi guarda se le lacrime scorrano davvero.

C’è anche lei, Olfa Hamrouni, quella vera, a Cannes, a raccontare il film dal suo punto di vista. Racconta di aver accettato perché aveva compreso che “il film avrebbe riportato davvero la realtà. Ho potuto raccontare come ho vissuto le cose: mi ha sorpresa la prima visione, la regista ha davvero raccontato la mia storia. Lei mi ha spiegato che non fosse una giornalista e volesse raccontare la verità; ha davvero passato molto tempo con noi, non ho avuto l’impressione di fare un film ma di raccontare davvero la mia storia, i miei problemi. Non sono un’attrice, non ho fatto l’attrice ma me stessa”. Olfa, nel film, e dal vivo, si percepisce – nonostante il dramma vissuto – una donna carismatica e lei spiega che “la forza arriva dalla vita: mia madre prima mi ha protetta, s’è occupata di me, così io sentivo senso di protezione per le mie figlie. È stato liberatorio per parlare della relazione con le mie figlie”.

Per Hend Sabri: “è una storia davvero reale e anche ‘l’imitazione’ della persona reale ha comportato un adattamento: ho imparato come muova la testa, gli occhi, lei ha un grande ascendente; è stato difficile il ruolo, ma ho messo in gioco anche la tecnica”.

La scelta di mostrare la Tunisia post-rivoluzionaria sotto una luce così scura è irricorrente, dunque interessante. Olfa – nel film – si presenta come una figura mediatica controversa, l’accusa mossa a lei è di aver partorito “mostri”: Olfa non sente ragione, vuole a tutti i costi riportare le figlie in Tunisia per il processo, così affronta una dilaniante lotta per la loro estradizione; rimane comunque difficile non essere “disturbati” dal suo profondo sconforto.

Il docu-film stimola certamente alla riflessione sulla ricchezza e la diversità della società e del cinema tunisini.

Nicole Bianchi
20 Maggio 2023

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