La nuova leva di autori italiani nei corti in Concorso alla SIC 2022

Il valore dell’immagine, prezioso più di ogni altra cosa, anche più della parola, è quello che ritorna prepotente nella selezione di cortometraggi in Concorso alla 37ma Settimana Internazionale della


VENEZIA – Il valore dell’immagine, prezioso più di ogni altra cosa, anche più della parola, è quello che ritorna prepotente nella selezione di SIC@SIC, il Concorso di cortometraggi della 37ma Settimana Internazionale della Critica di Venezia, realizzato in collaborazione con Cinecittà e fortemente voluto da Carla Cattani. Sette piccoli film realizzati da altrettanti autori italiani (più uno statunitense) che esplorano perlopiù il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, scoprendo il gusto di raccontare con il minor dispendio possibile di elementi significanti e anche drammaturgici. Buona parte dei corti, infatti, racconta storie limitando al minimo la parola recitata, preferendo lasciare “parlare” le immagini: un processo che rappresenta l’essenza stessa del cinema e che, al tempo stesso, semplifica il lavoro dei giovani attori e di chi deve dirigerli, aumentando di molto la qualità percepita delle opere.

Si presenta come un film dall’altissimo valore produttivo, ad esempio, il film post-apocalittico Nostos, realizzato dalla casa di produzione indipendente romana Slim Dogs, popolare principalmente per i suoi prodotti web. Diretto da Mauro Zingarelli, il corto è ambientato in un futuro in cui il silicio è diventato il materiale più prezioso del pianeta. Un uomo e una giovane donna, interpretati da Francesco Foti e Aurora Giovinazzo, girano tra le rovine delle nostre città alla ricerca di componenti elettronici da scambiare per beni di prima necessità, fino a quando non verranno a contatto con un oggetto che cambierà tutto: un vecchio Game Boy. L’uomo sarà disposto a tutto pur di non perdere, quel prezioso dispositivo evidentemente legato ai momenti felici della sua infanzia. Una condizione incomprensibile per la ragazza, che, evidentemente, ha conosciuto nella sua vita solo questa nuova, decadente società. Lo scontro generazionale sta alla base di un corto che fa della sua forza le straordinarie scenografie, i costumi, così come le efficaci scene d’azione.

Di stampo quasi opposto, ma ugualmente privo di dialoghi è il corto Lucid Room di Chiara Caterina. Un viaggio simbolico e metaforico nella mente e sul corpo di un uomo e nella stanza in cui si è rifugiato per scappare da un amore finito. Solo il sonno placherà il tormento, dando vita a un sogno lucido che riavvolgerà letteralmente il nastro della sua vita.

Si tratta di un film che accenna alla tematica della fluidità sessualità, presente e preponderante in altri corti come, ad esempio, Albertine Where Are You? di Maria Guidone, che mette in scena con uno stile pittorico a colori pastello la vita di Albertine, il personaggio più controverso de La ricerca del tempo perduto di Proust. Una preponderante voce narrante ci racconta il personaggio e le speculazioni che la coinvolgono: ovvero il fatto che sia ispirata ad Alberto Agostinelli, l’autista dello scrittore francese di cui era perdutamente innamorato.

In Come le lumache, invece, Margherita Panizon, ci porta nel mondo dell’infanzia, raccontandoci di un ragazzo emarginato e bullizzato per il suo essere diverso. Rifugiatosi in una foresta, troverà conforto nell’amicizia del giovane migrante Sayd, emarginato e invisibile per definizione. I due “fantasmi” restano ammaliati dal prodigio di alcune lumache “né maschi, né femmine”, prima di tornare a sfidare il mondo civilizzato.

Restiamo nello stesso mondo, quello infantile, nel cortometraggio Puiet diretto da Lorenzo Fabbro e Bronte Stahl, che arrivano fino a uno sperduto villaggio di contadini della Transilvania per raccontarci del piccolo Nicusor, respinto dal mondo degli adulti di cui tanto vorrebbe fare parte. Anche qui dominano le suggestioni della natura che circonda il bambino i suoi piccoli gesti impazienti, nell’attesa di entrare a far parte attivamente di quella società per quanto rurale.

Una ruralità che torna in Reginetta di Federico Russotto. Ambientato nelle campagne ciociare degli anni ’50, ci mostra una comunità che viene sconvolta dalla scoperta del valore (economico prima di tutto) della bellezza. Quando un agente “scopritore di bellezze” individuerà in una bellissima giovane contadina la nuova Gina Lollobrigida, il desiderio di farle vincere Miss Italia diventerà un’ossessione per tutti i componenti della famiglia e una maledizione per la sventurata futura “reginetta”. Forse il corto più strutturato di quelli presentati in selezione, il film stupisce per la sua capacità di attraversare i generi, per arrivare a delle inquietanti sfumature horror.

Sfumature presenti d’altronde anche in Resti di Federico Fadiga. Ispirato palesemente alle dinamiche teen di molti film dell’orrore, racconta la vicenda di un gruppo di giovani amici, che decidono di fare una sosta durante un frustrante viaggio in macchina. Un’avventura inizialmente spensierata da cui, però, non tutti torneranno.

L’inquietudine e il mistero di questo film completano il corollario di generi e toni offerti da questa selezione di corti, che, al di là delle differenze di registro e di obiettivi artistico-autoriali, confermano la presenza di tante, promettenti nuove voci del cinema italiano.

Carlo D'Acquisto
02 Settembre 2022

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