Jean-Louis Trintignant narratore per l’animazione storica, biografica e poetica di Hazanavicius

Il regista premio Oscar in Concorso con 'La plus précieuse des marchandises', musiche di Alexandre Desplat. Storia di due poveri taglialegna vessati da fame, freddo e guerra, finché non raccolgono un neonato gettato da un treno che corre verso Auschwitz


CANNES – C’erano una volta, in un grande bosco polacco, una Povera Taglialegna e un Povero Taglialegna. Il freddo, la fame, la povertà e la guerra – la Seconda Guerra Mondiale, stremavano le loro vite.

La calma lenta della neve, che silenziosa scende, copre e imbianca tutto il paesaggio, è poesia visiva sin dalle prime sequenze, ma quest’immagine incantata cela sotto il suo mantello soffice e immacolato un dono, ma anche una tragedia.

Un giorno, la Povera Taglialegna, dilaniata dalla fatica e dalla tristezza, subito dopo il passaggio di uno dei tanti treni che tagliano con frequenza quel bosco, viene sorpresa dalla vita e lì, cullato nella bianca distesa nevosa, trova un fagotto, potrebbe essere dell’agognato cibo quando… sente piangere un neonato, gettato dal mezzo in corsa con lo scopo di provare a non condannarlo… Sì, perché quel treno, come tutti gli altri, era diretto a Auschwitz.

La plus précieuse des marchandises, primo film d’animazione di Michel Hazanavicius, in Concorso, s’ambienta infatti a due passi dal tristemente famoso campo di concentramento, ed è l’adattamento del libro di Jean-Claude Grumberg (2019, Editions du Seuil), a cui il regista premio Oscar fa prendere la forma del cinema restituendo con delicatezza e densità l’essenza drammatica dello scritto originale ma, altrettanto, l’eternità di questa “favola”, che nella versione per il grande schermo non nasconde l’orrore. Il libro di Grumberg non potrebbe auspicare traduzione cinematografica migliore, oltre che per la trasposizione leale, anche per la ricerca del disegno animato, soprattutto dei volti dei personaggi, capaci di forte realismo e pregni dei sentimenti delle persone che portano in scena, con la voce narrante di Jean-Louis Trintignant e le musiche di Alexandre Desplat, per cui “è un racconto talmente puro e giusto, che ho lavorato sulle immagini, osservando l’animazione e il colore, così trovando l’estetica della musica. È difficile mettere una musica su una tragedia: questa è una storia bella, delicata, fragile, e ho voluto rispettare la tragedia con la semplicità degli strumenti, come la chitarra e la balalaica. L’orchestra, poi, ha concorso a amplificare la forza emozionale”.

Mentre l’attore francese scomparso nel giugno 2022 “è stato il primo a cui ho pensato mentre scrivevo, ho manifestato a Grumberg di voler inserire un narratore e Trintignant ha molto amato questo film: lui è la più bella bella voce del cinema francese, non me ne vogliano gli altri; ha recitato i grandi del teatro, penso a Prévert. Trintignant è anche un uomo che ha attraversato tanta vita, altrettanto è patologicamente modesto, tutto questo sembrava perfetto per lo spirito di questa storia”, precisa il regista.

Grumberg – per permettere la lettura ai più piccoli – ha disegnato il suo libro e eliminato qualsiasi parola che possa far riferimento diretto alla storia della Shoah, evocata. Hazanavicius aderisce all’idea primaria e ambienta il suo film in una Polonia rurale ma poetica, con le foreste velate di neve, in cui qua e là emergono casette dai tetti fumanti: il regista francese ha abbozzato tutti i personaggi e partecipato al disegno. “Disegno da quando avevo dieci anni, per me stesso, e disegno soprattutto esseri umani. Avevo un’idea di ciò che volessi evocare e ho mostrato i miei disegni allo studio responsabile dell’animazione (guidata da Julien Grande). I personaggi erano sacri, per cui c’era la necessità di restituire una messa in scena assolutamente umanizzata per il realismo drammatico della situazione, e questa suggestione realista è di suggerimento allo spettatore, che poi ha la propria morale, senza che ci fosse un’intenzione di revisionismo. C’era la volontà di riprodurre la realtà e la verità nel migliore dei modi, cosa che si accompagnava perfettamente allo spirito del film”, così facendo nascere un’arte animata che riflette un mélange di sapori: la pittura russa, le ambientazioni simili ai primi film Disney, semplici quanto raffinati, le illustrazioni delle stampe giapponesi, il tutto scegliendo una gamma circoscritta di colori, infatti “volevo un’immagine modesta”, precisa l’autore, per cui “dovevamo trovare una coerenza grafica con l’essenza dell’idea della storia, ovvero restituire come, anche nelle peggiori circostanze, possa sempre rivelarsi la bellezza dell’animo umano”.

Nella storia, questa piccola “merce umana” offerta dal destino alle vita dei due poveri Cristi, offre a lei un sollievo mentre il marito, dapprima perentoriamente contrario a tenere con sé il bebè, solo molto lentamente, e dopo aver ceduto a un primo affettuoso contatto, una carezza sul cuore, comincerà a persuadersi… e a incarnare lentamente il volto bello dell’umanità; sì, perché lì, il quel villaggio insussistente per il resto del mondo, coloro che hanno il cuore pieno d’odio – gli antisemiti, senza giri di parole – chiamano gli ebrei, che lì a pochi chilometri sono condannati, i “Senza Cuore”, mentre il Povero Taglialegna farà la stupefacente scoperta che quel neonato abbia un cuore, ripetendo, e ripetendo, e ripendo – a sé, e a tutti gli scettici odiatori – che “non è Senza Cuore”.

Grumberg, amico dei genitori di Hazanavicius, ha cofirmato l’adattamento di questo film che celebra il coraggio dei Giusti, contro le barbarie e i barbari del mondo: la narrazione chiama in causa il passato della famiglia del regista che s’è detto avere “un rapporto molto intimo con questa storia”, venendo da una famiglia ebrea dell’Europa dell’Est. “I miei nonni e i miei genitori, che erano bambini durante la guerra, sono sopravvissuti al genocidio, anche se non erano nei campi. Jean-Claude Grumberg è il loro migliore amico da quando erano adolescenti e scrive su questo tema da oltre sessant’anni: all’alba degli 80 anni ha trovato un modo – apparentemente semplice – per raccontare una storia estremamente profonda”, studiata in molte scuole francesi, che hanno adottato il libro come testo didattico. “C’erano, quindi, ragioni famigliari alla base ma importanti anche per un’intera generazione: è un tema che mi ha sempre attirato. È una storia magnifica, morale, con una semplicità disarmante ma che possiede in sé un intero mondo, perfetto per un film. L’animazione permetteva un’immersione ancora più intima, adatta a una storia dal sapore anche famigliare”.

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