Industry & Academy Day, quali prospettive per cinema e audiovisivo?

ROMA - ​Piena la Sala Cinecittà della Casa del Cinema per il convegno Cinema TV - Industry & Academy Day, tenutosi questa mattina e dedicato a tendenze e prospettive del mercato dell'audiovisivo.


ROMA – Piena la Sala Cinecittà della Casa del Cinema per il convegno Cinema TV – Industry & Academy Day, organizzato da Fondazione per il Cinema e l’Audiovisivo ITS Academy Roberto Rossellini e dedicato a tendenze e prospettive del mercato dell’audiovisivo.

In sala per l’area Industry le due Associazioni di categoria (Anica e Apa) con Sergio Del Prete Giancarlo Leone, la Direzione Generale Cinema del Mic con Bruno Zambardino, Adriano De Maio per Rai Direzione Cinema e Serie tv e Lorenza Lei per Regione Lazio Direzione Cinema. Chairman Andrea Biondi, giornalista de Il Sole 24 ore. Il secondo Panel si è concentrato sul tema della formazione in ambito audiovisivo.

L’incontro si è aperto con la presentazione da una ricerca commissionata sui numeri e le tendenze del mercato del cinema. A illustrarne i risultati, organizzati “dal micro al macro” per un inquadramento più puntuale del panorama dell’audiovisivo, il Presidente ITS Academy Roberto Rossellini Andrea Maffini.

I dati, che saranno presto divulgati al pubblico, confermano alcuni fenomeni già individuabili nell’esperienza quotidiana del consumatore: cresce una fruizione di intrattenimento legata alla formula del “Anywhere, anytime on any device”, così come crescono gli abbonati ai servizi streaming (Disney il colosso in cima, poi Netflix e Amazon) e l’offerta di contenuti.

Nella casella delle “prospettive” fanno capolino però alcuni movimenti – sempre meno sotterranei – che potrebbero rivoluzionare ulteriormente il settore dell’audiovisivo nei prossimi anni. Gli analisti prevedono infatti che le piattaforme, e non solo, saranno sempre più interessate a espandere le attività delle media company nell’ambito dell’interattività.

Molti colossi hanno già messo gli occhi sui videogame, che la ricerca proietta verso un valore di 243 miliardi entro il 2026. Netflix ha recentemente acquistato una società di produzione di videogiochi ed è auspicabile che ne vedremo i frutti tra non molto, mentre Apple ha presentato appena due settimane fa il proprio visore di Realtà Aumentata, che assieme alla VR rappresentano l’altro orizzonte d’arrivo dell’audiovisivo.

Per la prima volta le piattaforme streaming, ancora in crescita, si interrogano sulla possibilità che non sia lontano il limite massimo di abbonati raggiungibili. “Come per le tariffe telefoniche”, sottolinea Maffini, “il tutto si riverserà in una guerra su fette di mercato e una confusione generale di offerte e costi”. Anche per questo è sempre più diffusa l’ipotesi di un’era in cui soluzioni Free Ad-supported (gratuite ma con pubblicità) possano imporsi ad altre formule ibride, come il piano d’abbonamenti Netflix a prezzo ridotto con l’aggiunta di spot.

In tutto questo, la sale cinematografiche sono in lenta ripresa e l’augurio degli esperti è di poter ritrovare negli ultimi dati del 2023 numeri simili a periodi prepandemici. C’è poi l’incognita delle piattaforme, da sempre su un altro campionato ma, di recente, interessate a un rapporto di comune sfruttamento. “A novembre 2022 Amazon ha annunciato di voler spendere oltre 1 miliardo di dollari all’anno per film destinati ad essere distribuiti nelle sale”. E così, anche Apple, che solo recentemente ha comunicato un rinnovato interesse per la sala.

I dati presentati confermano che, a dispetto della comune credenza, non vi è una relazione inversa tra fruizione dei film in sala e in streaming e che, “deve averlo capito bene Amazon”, far tornare le persone al grande schermo è di stimolo anche alla fruizione online. Cambia la prospettiva sulle dibattutissime finestre, che regolano la distanza tra l’approdo di una pellicola in sala e il suo sfruttamento successivo sulle piattaforme o sulla tv lineare: “solo il 13% degli intervistati sono quelli che andrebbero in sala se il film non fosse subito disponibile anche per la visione casalinga, e costituisce l’unico segmento realmente sensibile”. 

Dopo il contraccolpo della pandemia, anche in Europa la produzione cinematografica dà cenni di ripresa, aumentando del 30%: 1412 lungometraggi nel 2020, 1832 lungometraggi nel 2021 e 1960 nel 2022. “In Italia non succede nulla di troppo diverso dal resto d’Europa: negli ultimi cinque anni il settore della produzione audiovisiva nazionale è stato caratterizzato da un’importante crescita economico-industriale e la tv tradizione è ancora l’opzione di visione preferita, anche se con primi cali mentre guadagnano attenzione gli streamer”. 

Giancarlo Leone, Presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi, si è dunque interrogato sulla possibile “bolla produttiva” del settore, concludendo che per ora non è un pericolo reale. Alcune piattaforme con diverse tipologie di offerta non sono ancora arrivate qui da noi, come Max di HBO. Per le produzioni italiane fa la sua apparizione il tema dell’attrazione: “creare l’evento, come Sanremo”. “In quanto evento, supera qualsiasi barriera. Molto spesso i film americani che vanno in sala sono degli eventi. Noi raramente costruiamo eventi”.

Dall’altra, i costi. “Il costo medio di un episodio di una piattaforma”, continua Leone, “è quasi il doppio di quello di una serie Rai. Perché Rai adotta il meccanismo del pluralismo produttivo e deve sia alimentare un palinsesto lineare che dividere i propri fondi tra più prodotti. Le piattaforme non hanno questi vincoli. Il prodotto seriale Rai sarà magari ottimo, ma le piattaforme realizzeranno un numero inferiore di prodotti italiani la cui qualità potrebbe essere maggiore. Il mio auspicio è che finalmente il governo adotti verso la Rai un’attenzione particolare, credendo nel servizio pubblico, adeguando il canone e le risorse in grado di produrre contenuti in grado di rivaleggiare”.

A.C.
21 Giugno 2023

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