‘Il problema dei 3 corpi’, la sci-fi che chiede tempo e concentrazione

Su Netflix dal 21 marzo l'adattamento del romanzo bestseller di Cixin Liu. Una fantascienza densa di spunti e allegorie messa a schermo dagli autori della serie di 'Game of thrones'


Pubblicato nel 2006 e arrivato in Italia solo nel 2017, edito da Mondadori, Il problema dei tre corpi di Cixin Liu è uno dei bestseller fantascientifici più apprezzati degli ultimi 20 anni. Si tratta di una sci-fi “dura”, come viene definita, ovvero densa di personaggi, misteri irrisolti e elementi che si disvelano al lettore attraverso spiegazioni dilatate nel tempo, diffuse in racconti intrecciati e su più linee temporali (si parte dagli anni ’60, in piena rivoluzione culturale cinese). Insomma, non è immediato, non è accomodante; ma chi si è avventurato in questa lettura, assicura, ne è infine ricompensato.

Cixin Liu, che da questo testo ha tratto una trilogia vincitrice di numerosi premi internazionali (è il primo romanzo asiatico a vincere il Premio Hugo per il miglior romanzo), ha portato nel mondo una sci-fi apparentemente lontana dai tropi occidentali, e infatti qui il futuro della terra guarda a oriente.

Da anni, gli appassionati litigano sulle interpretazioni ma concordano su un fatto: questa storia è inadattabile per il cinema o per la tv. Un mantra comune nel mondo della sci-fi e del fantasy; per anni anche Il trono di spade fu annoverato tra i testi intraducibili per immagini. Non è forse un caso che Il problema dei tre corpi arrivi ora su Netflix proprio grazie a David Benioff e D.B. Weiss, quegli stessi autori responsabili della serie tratta dal fantasy di George R. Martin.

Dopo lungo disquisire sull’impossibilità di un adattamento, Il problema dei tre corpi arriva infatti dal 21 marzo su Netflix con una serie che ne ripropone tutto il primo libro. Una buona notizia per i non lettori della trilogia di Cixin Liu, che potranno conoscerne la storia del primo libro in appena 8 episodi, sperando magari in una seconda stagione dedicata al sequel letterario, ma nel frattempo certi di un’esperienza conclusa in se stessa (da tempo dettaglio non indifferente).

La trilogia di Cixin Liu prende il titolo di “Memorie del passato della Terra” e racconta, almeno in apparenza, l’incontro dell’umanità con una civiltà aliena. Solita solfa? Mica tanto. Ci muoviamo infatti su tre diverse linee temporali che mostrano come l’incontro influenzi la storia del mondo, ma la scoperta degli extraterrestri si intreccia con un misterioso gioco VR (era fantascienza ma la serie esce ora nell’anno di Apple Vision Pro) e alcuni omicidi irrisolti. I “tre corpi” a cui il titolo fa riferimento sono le tre stelle della galassia in cui vivono gli alieni, tre corpi celesti simili al sole che ruotano incessantemente tra loro. Sul titolo si potrebbe già aprire un lungo capitolo: “Il problema dei tre corpi” è un reale problema della meccanica classica (consiste nel calcolare massa e velocità di tre corpi soggetti alla reciproca attrazione gravitazionale) e il racconto si crogiola in lunghe disanime per amanti della pseudo-scienza. Nessun pericolo: non serve essere astrofisici ma armarsi di una buona dose di attenzione e curiosità.

Le densità del racconto è stata ampiamente dipanata dal duo di autori Benioff e Weiss, che hanno spostato il centro degli eventi dalla Cina a Londra, accorpando alcuni personaggi ed eliminandone altri. “I personaggi del libro sono tutti sparsi in un certo senso, ma non si conoscono e non si collegano tra loro. Il che funziona davvero bene in un romanzo, dove entri nella testa di qualcuno”, ha dichiarato il co-creatore DB Weiss in un recente incontro con stampa. “E in televisione è difficile pensare a uno show televisivo su persone che non si conoscono e non si incontrano mai. La televisione riguarda persone che si conoscono, che provano forti sentimenti l’uno per l’altro, che interagiscono con altre persone per le quali provano forti sentimenti. Quindi avevamo bisogno di realizzarlo”. Alcuni di queste problematiche di adattamento ricordano molto quelle affrontante all’epoca con Game of thrones.

Nella serie, seguiamo prima due storie distante tra loro di qualche decennio. La prima dedicata a Ye Wenje, una brillante astrofisica che vive durante la rivoluzione culturale cinese degli anni ’60. Reclutata in una base militare in cima a una montagna, Ye verrà a contatto con alcuni fatti che cambieranno i destini del mondo. Al giorno d’oggi, proprio nel 2024, veniamo invece a sapere delle morte di alcuni scienziati, evento misterioso concomitante con l’inaudita “rottura” (così viene definita) della scienza, che da qualche tempo scopriamo non riportare più a risultati certi. Nel frattempo, un fisico stellare viene inglobato in un gioco in realtà virtuale. Misteri su misteri, che hanno fatto scrivere alla critica di “effetto Lostin memoria della leggendaria serie che cambiò per sempre le regole della tv sommando misteri su misteri (e che a quanto pare fa ancora scuola).

Nel marasma di fatti e misfatti, Il problema dei 3 corpi offre numerose allegorie, dall’allusione a un pericolo imminente ma ignorato (il cambiamento climatico), alla geopolitica moderna. In Game of thrones erano gli “estranei” la metafora di un pericolo lontano ma trascurato, qui sono gli alieni. Di mezzo, sempre loro, Weiss e Benioff. Come spesso accade, quando si prende con piglio filosofico l’ipotesi di un incontro alieno, gli extraterrestri sono infine uno specchio dell’umanità, un occasione per guardarsi dentro e spogliarsi di vanità e certezze. In giorni in cui Dune domina il botteghino (altro testo “inadattabile”), viene in mente Arrival, sempre di Denis Villeneuve, per altro tratto dal racconto di un autore statunitense ma con origini cinesi.

Proprio come Dune, anche Il problema dei 3 corpi è un libro più ascetico, teorico e freddo di altri testi sci-fi; una vera sfida allo spettatore, ma ancor di più ai suoi sceneggiatori. Nella dieta mediatica bulimica in cui viviamo quotidianamente, portati su schermo i grandi classici, tocca ormai agli “intraducibili”, e mentre le grandi produzioni cercano il “nuovo game of thrones” possiamo godere di nuove storie, libere da certi schemi già visti e ripetuti. La serie, per quanto votata a una semplificazione del testo originale, cerca un pubblico ampio ma non fa sconti a nessuno, e non rinuncia alla complessità dell’opera di Cixin Liu. Gli interrogativi che pone parlano, senza farne mistero, del nostro presente e, di certo, di un futuro non così lontano. L’intrattenimento non ne risulta sacrificato, ma al contempo non scende ai compromessi di una velocità e di un ritmo che in molti prodotti streaming sembra spesso ineluttabile.

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