CANNES – Un Papa “che i miei fratelli cardinali sono andati a prendere quasi alla fine del mondo”. Si presenta così alla folla dei fedeli in piazza San Pietro a Roma il cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio quando, il 13 marzo 2013, viene eletto sommo pontefice della Chiesa cattolica. Primo Papa proveniente dall’America del Sud, primo gesuita nominato vescovo a Roma, ma soprattutto primo capo della Chiesa a scegliere come nome quello di Francesco d’Assisi, uno dei santi cattolici più venerati, un uomo visionario e rivoluzionario che dedicò la sua vita ai poveri e provò un profondo amore per la natura e le creature della terra. E proprio a Papa Francesco è dedicato il documentario scritto e diretto da Wim Wenders, Pope Francis – A Man of His Word, , presentato come proiezione speciale a Cannes 71 e in sala come evento speciale dal 4 al 7 ottobre. Il film, coprodotto dal Vaticano, è un viaggio nel mondo di Papa Francesco, in un lungo dialogo col pontefice che, rivolgendosi direttamente al suo pubblico, parla di giustizia sociale e diseguaglianza, immigrazione, ecologia, materialismo, ruolo della famiglia, ma anche di malattie della Chiesa che definisce affetta da “Alzheimer spirituale, musi lunghi e troppi circoli chiusi”.
Nel corso del film, Papa Francesco mostra la sua visione della Chiesa, la preoccupazione per la povertà, la giustizia sociale, l’impegno necessario per l’ecologia di un pianeta terra sempre più devastato dall’uomo. Anche la presenza di San Francesco d’Assisi incombe sul film, con una parte di fiction in bianco e nero ricostruita da Wenders,richiamando l’origine del nome scelto dal Papa attraverso alcune scene emblematiche della vita del santo riformatore e ecologista. Oltre ai numerosi primi piani in cui il pontefice si rivolge alla telecamera in un contatto diretto con lo spettatore, la macchina da presa segue il Papa nei suoi numerosi viaggi e lo osserva rivolgersi alle Nazioni Unite, al Congresso americano, riunirsi con la folla sul memoriale del World Trade Center, o su quello dell’Olocausto mondiale a Gerusalemme. Vengono mostrati i momenti di pubblico incontro con i maggiori capi di Stato, da Barack Obama a Shimon Peres, Vladimir Putin, Donald Trump. Ma viene anche visto discutere con detenuti e profughi nei campi del Mediterraneo, nelle baraccopoli e in mezzo alle strade di Scampia, nel tentativo di far comprendere a tutti l’importanza del costruire ponti attraverso il dialogo e l’integrazione con il diverso, piuttosto che muri che alla lunga non proteggono ma finiscono col dividere.
“Ho immaginato un concetto visivo e narrativo che potesse portare lo spettatore in un incontro faccia a faccia con il Papa, al fine di creare un vero dialogo tra il Santissimo Padre e il mondo- racconta Wim Wenders che è stato coinvolto nel progetto direttamente dal Vaticano che gli ha inviato una missiva – Attraverso domande di persone di tutte le classi e background, Papa Francesco può rispondere a contadini, lavoratori, rifugiati, bambini, anziani, prigionieri, residenti in baraccopoli o campi di migranti. Questo insieme di facce e voci forma un campione di umanità sequestrato in piena discussione con il Sovrano episcopale. Il Vaticano ha insistito sulla totale trasparenza e mi ha letteralmente dato carta bianca, un accesso prezioso e illimitato ai suoi archivi, oltre alla decisione finale sul montaggio. Ci hanno fatto girare senza mai intervenire”.
In un’epoca di profonda sfiducia nella politica e nel potere, nel momento in cui bugie e corruzione sono all’ordine del giorno, Pope Francis – A Man of His Word, ci mostra un uomo che vive nel modo che predica, che non ha paura di rispondere a nessuna domanda, e che per questo si è guadagnato la fiducia del popolo di tutte le fedi, tradizioni e culture del mondo.
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