‘Il grande Lebowski’ torna in sala: 25 anni fa il primo cult dell’era internet

Venticinque anni fa 'll grande Lebowski' si affacciava nei cinema come un’insignificante onda di risacca su una spiaggia deserta. Dal 6 novembre il film torna nelle sale italiane


Il grande Lebowski non è semplicemente un film. È una religione.

Più che di una storia, racconta di un atteggiamento nei confronti della vita. Il grande Lebowski è una filosofia di vita con centinaia di migliaia di adepti nel mondo. È un’Odissea moderna che fonda un nuovo mito: non più gli yuppie e gli arrivisti anni ’80, ma i falliti felici di esserlo della fine degli anni ’90. Il perdente elevato a messia.

Chi ha visto Il grande Lebowski lo ama incondizionatamente. Chi dice di non averlo visto, mente. Chi non l’apprezza, forse non l’ha guardato davvero.

È un’esilarante rivisitazione di un giallo classico, un neo-noir californiano, un esame dell’amicizia maschile: in verità l’opera più spassosa di Joel ed Ethan Coen può essere molte cose per molte persone.

Alla fine della fiera, resta innegabilmente, dopo 25 anni di vita, uno dei film più divertenti e puramente d’intrattenimento dei tempi moderni.

GLI INGREDIENTI DI UN ‘INSUCCESSO DI SUCCESSO’

Il grande Lebowski è un condominio di personaggi e di situazioni inverosimili: un rapimento, un riscatto, un re del porno, un milionario solitario, una ragazza in fuga, la polizia di Malibu, una donna che dipinge nuda e legata a un’imbracatura aerea e l’ultimo atto della disputa tra i veterani del Vietnam e il Flower Power. E soprattutto scene di bowling. Bowling come se piovesse con tanto di giocatore profeta dal nome emblematico di Jesus.

Tutti questi ingredienti, che farebbero inorridire il raffinato palato di qualsiasi cinefilo puro, sono invece amalgamati con tale maestria e cuciti insieme da dialoghi talmente brillanti che si esce dalla visione del film con la sensazione di aver partecipato a un banchetto made in heaven.

Lebowski si distingue tra i drammi polizieschi stravaganti e divertenti degli ultimi decenni del secolo scorso con un racconto che ha stravolto tutti i cliché del noir di Los Angeles. Il suo intricato mistero – liberamente ispirato a Il grande sonno di Raymond Chandler – non ha alla fine alcuna importanza. Il suo anti-eroe fattone, “The Dude / Il Drugo” incarnato da un Bridges in stato di (dis)grazia ha una missione tutt’altro che eroica: il recupero del suo tappeto. Quando i personaggi estraggono le armi, le fanno apparire intenzionalmente ridicole, invece che “tarantiniane”. Le emozioni attutite da uno strato gassoso di sostanze alienanti. Malinconia e surrealismo a fare da sfondo a risate piene, vive, impossibili da trattenere.

COME UNA PICCOLA ONDA DIVENTA UN MAREMOTO

Venticinque anni fa precisi – il 6 marzo 1998 – ll grande Lebowski si affacciava nei cinema come un’insignificante onda di risacca su una spiaggia deserta. Il pubblico americano se ne accorse  a malapena. La commedia con Jeff Bridges nel ruolo del protagonista e un cast di supporto impressionante con John Goodman, Julianne Moore, Sam Elliott, Steve Buscemi, John Turturro, Tara Reid e Philip Seymour Hoffman guadagnò appena 18 milioni di dollari. Un fiasco. La critica rimase tiepida, considerandolo un film minore rispetto al suo predecessore firmato da Joel ed Ethan Coen: il premio Oscar Fargo.

Eppure la scialba “ondina” iniziale si stava alimentando di una marea silenziosa che lo avrebbe portato a diventare un cavallone da leggenda. Uno tsunami cinematografico.

Quasi subito si tramuta in un film di culto, una condizione accidentale in cui un prodotto che mira a essere apprezzato da chiunque, diventa invece qualcosa di diverso: idolatrato da un gruppo molto specifico di appassionati auto-selezionati.

Viene presto inserito in tantissime classifiche delle riviste di settore per la sua originalità. Nel 2008 raggiunge il 43° posto tra i 500 migliori film della storia dalla rivista Empire che ha anche posizionato il Drugo al settimo posto tra i 100 migliori personaggi cinematografici di tutti tempi.

Il film è diventato anche un affidabile generatore di entrate per il suo studio. Secondo la Universal, solo negli ultimi cinque anni Lebowski ha superato la sua uscita originale in patria per quanto riguarda gli incassi (ha guadagnato più di 100 milioni di dollari in totale).

Critici e studiosi di cinema si sono a lungo divertiti a cercare significati nei film dei Coen: allusioni classiche, riferimenti alla cultura pop. Ma sono stati i fan a rendere Il grande Lebowski un fenomeno.

Alla fine degli anni ’90, in Occidente, Internet stava crescendo iperbolicamente diventando presto l’Impero della Rete e riducendo il mondo sempre più a una “stanza” (altro che “il villaggio globale” profetizzato da Marshall McLuhan trent’anni prima).

I fan di Lebowski, iniziavano ad accedere facilmente alla rete da casa e così potevano trovare subito altri “simili” con cui condividere le loro passioni e i loro entusiasmi, per quanto di nicchia. Crearono siti e si riunirono in chat. I più ossessivi si chiamavano “Achievers”, come un riferimento al film, ovviamente, e poi decisero di incontrarsi di persona.

Nacque così il Lebowski Fest nel 2002 a Louisville, Kentucky con soli 150 partecipanti. In occasione del decimo raduno annuale, tenutosi a New York nel 2011, Bridges e i membri del cast John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi e John Turturro si sono riuniti sul palco dell’Hammerstein Ballroom davanti a una folla di 2.200 persone.

Oggi, ogni anno, sono migliaia e migliaia le persone che partecipano a questa festa a base di partite di bowling, quiz strampalati, gare di cosplayer e ovviamente bevute di White Russian, il cocktail preferito dal  protagonista.

NON C’È PIÙ RELIGIONE

E questo è solo l’inizio. Il film ha persino ispirato una religione (il Dudeismo) ispirata al taoismo e dedita in gran parte alla diffusione della filosofia e dello stile di vita del personaggio principale del film, ovvero “prendere la vita con calma”. È definita anche la Chiesa degli Ultimi giorni di Dude fondata nel 2005, con tanto di libro sacro: The Tao Dude Ching e un giornale, il Dudespaper.

Sono oltre 600mila i “Dudeist Priests” (Drugo preti) ordinati in tutto il mondo tramite il proprio sito web. Dalla religione alla scienza il passo è breve. Due specie di ragni africani sono state battezzate: Anelosimus Biglebowski e Anelosimus Dude in onore del film, così come una conifera ormai estinta: la Lebowskia grandifolia.

Insomma, Il grande Lebowki, a un quarto di secolo dalla sua uscita, continua a essere  uno dei più divertenti film di sempre. Una di quelle opere che puoi riguardare all’infinito senza mai stancartene.

In un episodio dell’eccellente podcast The Rewatchables, che rivisita quei rari film che ripagano la gioia di più visioni, il commentatore Chris Ryan dice, a proposito de Il grande Lebowski, che è “quasi impossibile scegliere la scena più rivedibile in un film così rivedibile”.

È vero, ma vale assolutamente la pena di provare a trovarla!

07 Marzo 2023

Slow reading

Slow reading

Tornano in sala gli angeli di Wenders. Ecco i 10 capolavori per capire Berlino

Metti piede a Berlino e ti scopri a pensare che qui la storia ha lasciato profonde cicatrici sul volto della città. Ferite rimarginate eppure che non smettono mai di evocare....

Attori

Giulia Mazzarino: ‘L’incidente’ è la storia di una donna fragile, pura e incosciente

L'attrice torinese è la protagonista dell'opera prima di Giuseppe Garau, che sarà presentata al Lucca Film Festival 2023 come unico titolo italiano in concorso

Slow reading

Yile Vianello: “Ciò che conta nel mio lavoro sono gli incontri umani”

L'attrice 24enne, tra i protagonisti di La bella estate di Luchetti e La chimera di Rohrwacher, spiega a CinecittàNews di essere felice dello spazio che è riuscita a ritagliarsi nel cinema d'autore

Slow reading

Michele Savoia: “Dai Me contro te a ‘Ferrari’, è bello poter ‘giocare’ nel nostro mestiere”

L'attore pugliese, 34 anni, racconta a CinecittàNews la sua esperienza nella saga cinematografica campione di incassi e nel film di Michael Mann


Ultimi aggiornamenti