Gli ‘Happy Days’ di Richie e Fonzie

Torna la rubrica Serie TV / Old Style, dedicata questa volta a un cult della sitcom anni '70: Happy Days. Andiamo alla scoperta della genesi del progetto e del suo personaggio più iconico: Fonzie


Giorni felici. Chi non li vorrebbe? Quando si usa questa espressione è la nostalgia a governare i nostri pensieri. E Giorni felici siano, ovvero Happy Days: non a caso il titolo della sit-com più nostalgica che sia mai comparsa sul piccolo schermo.

E tra le più iconiche, ricordate, amate in assoluto. Tanto che a quasi mezzo secolo di distanza siamo ancora qui a parlarne con il sorriso stampato sulle labbra. Nel pieno spirito degli anni ’70, Happy Days guardava con occhi ammirati e furbi ai favolosi anni ‘50 quando sembrava tutto più facile, bello e (appunto) felice.

Il primo germoglio dell’idea venne a due dirigenti televisivi bloccati dalla neve all’aeroporto di Newark, nel 1971. Michael Eisner della ABC e Tom Miller della Paramount che volevano un prodotto con questi ingredienti: nostalgia, innocenza e moralità. In poche parole una sitcom per famiglie tranquilla che fosse un rifugio per un Paese che viveva un’epoca turbolenta.

Storia di un nome

La prima idea vedeva Richie, ossia Ron Howard (il futuro regista di megaproduzioni hollywoodiane come A beautiful mind, Il Codice da Vinci, Apollo 13, Solo: A star wars story), quale grande protagonista. E senza Fonzie.

Il pilota vide la luce nel febbraio del 1972 e si intitolava “A New Family In Town”. La Abc lo bocciò senza pietà. Secondo alcuni dirigenti del broadcast: gli anni 50 non interessavano a nessuno! Poi però arriva il successo di American Graffiti di George Lucas nel 1973 e il progetto del telefilm riprese vita. Si affidarono a Gary Marshall per l’ideazione. Il futuro autore di Pretty Woman aveva in mente un nuovo titolo. Happy days? No, non ancora.

La sua prima scelta era Cool. Si fecero dei test screening, ovvero delle proiezioni di prova in anteprima, per valutare la reazione del pubblico al titolo. Il risultato fu che le persone avrebbero associato il nome Cool a una marca di sigarette. Fu la canzone anni 30 Happy Days are Here Again, ripresa poi nei decenni successivi , l’ispirazione per il titolo definitivo e così il 15 gennaio del 1974 andò in onda la prima puntata della serie Happy Days che avrebbe segnato un’intera epoca televisiva, diventando parte integrante della cultura popolare non solo degli Stati Uniti

Nonostante questa popolarità clamorosa rischiò di cambiare ancora nome. Dopo l’ascesa al successo di Fonzie, infatti, i produttori proposero di cambiare il titolo in Fonzie’s Happy Days. Ron Howard (Richie) si rifiutò di continuare a far parte del cast se il titolo fosse cambiato e così la spuntò (questo aneddoto è raccontato nell’autobiografia scritta dallo stesso Ron a quattro mani con il fratello Clint).

I giorni felici in Italia

Tre anni dopo l’esordio americano, anche l’Italia fu presa dalla mania quando la sit-com arrivò su Raiuno, alle 19.20 dall’8 dicembre 1977. Alcune puntate sfiorarono i 15 milioni di spettatori, ascolti che oggi in fascia preserale sono impensabili.

Happy American Days

Happy Days è ambientata a Milwaukee nel Wisconsin (stato tutt’altro che glamour e conosciuto fuori dai confini americani) e racconta le vicende, poco turbolente, di una famiglia medio borghese – i Cunningham – alla prese con i modelli dell’American Dream da un lato e l’American Way of Life dall’altro. Tutto molto “american”, in poche parole.

La verità è che dalla società al costume, dalla musica al cinema, Happy Days rappresenta lo spaccato della vita quotidiana del decennio (fatto di drive-in, juke box, casette tutte uguali) che portò l’America post bellica a diventare la potenza occidentale per eccellenza.

Howard, il padre, era proprietario di un negozio di ferramenta; Marion, la moglie, la classica casalinga con i capelli sempre perfetti, un sorriso smagliante e l’incessante desiderio di cucinare per il proprio marito e i propri figli, Richie e Joanie Louise, soprannominata “sottiletta”.

Se qualcuno di voi ha visto il bellissimo film Pleasantville risulterà chiaro che sono proprio i Cunningham e Happy Days i riferimenti della serie tv in cui i due protagonisti Tobey Maguire e Reese Witherspoon si ritrovano catapultati.

E poi arriva Fonzie

Eppure quando si va con la mente a Happy Days non è la famigliola felice di Richie il primo pensiero. Il personaggio culto è sicuramente quel bellimbusto con i capelli ricoperti di brillantina e il chiodo in pelle, sovrano indiscusso del diner Arnold’s, mentore e ribelle che corrisponde al nome di Arthur Fonzarelli, ovvero Fonzie.  

E pensare che Fonzie, il protagonista morale di tutta Happy Days, non era nemmeno previsto all’inizio e fu la Abc a chiedere l’inserimento del tema delle “bande”. Marshall se lo immaginò come un bel ragazzo biondo, alto e fisicato. Poi, arrivò sul set Henry Winkler, e fu “parte” al primo sguardo.

Arthur Fonzarelli è l’incarnazione del fantasma di James Dean e della sua  generazione in Gioventù Bruciata. Eppure da ribelle macho e un po’ egoista, Fonzie così amato dal pubblico, diventa gradualmente parte della famiglia Cunningham, una specie di fratello maggiore per Richie. Si imborghesisce, ma senza perdere il suo fascino, almeno per qualche anno.

FONZIE’s FEVER, ovvero 5 curiosità sul personaggio culto

BRONZE FONZ

Happy Days ha consegnato all’immaginario collettivo mondiale una cittadina altrimenti anonima come Milwaukee, così nel 2008 l’amministrazione comunale ha fatto realizzare una statua di bronzo dedicata al personaggio di Fonzie: Bronze Fonz, a cura dall’artista americano Gerald P. Sawyer.

SINDROME DI FONZIE

Si tratta di un fenomeno mediatico che indica l’inatteso e non pianificato successo di un personaggio minore di una serie televisiva, una saga cinematografica, un fumetto, un romanzo o un videogioco.

SINDROME “DA” FONZIE

Ron Howard ammise che l’inarrestabile ascesa di Fonzie nel gradimento del pubblico gli procurò forte stress, tanto che in un’intervista svelò: “Iniziai ad avere eruzioni cutanee su tutto il corpo, in modo più acuto sulle palpebre. E i miei capelli iniziarono a diradarsi”.

CHIODI STELLARI

Il mitico giubbotto in pelle di Arthur Fonzarelli è stato venduto all’asta per 80mila dollari.

FONZIE SALVAVITA

Durante le riprese del programma, un giorno Henry Winkler ricevette una telefonata. C’era un poliziotto in linea. Un ragazzo di 17 anni sul cornicione minacciava di buttarsi giù perchè sognava una carriera da attore come quella di Winkler ma sapeva di non avere speranze. Chiedeva di parlare con Fonzie e così fu. Henry Winkler ammette di non sapere ancora oggi dove abbia trovato il coraggio, ma prese il telefono e iniziò a parlare al ragazzo come se fosse il suo  personaggio. Gli chiese il nome e l’età, cercò di calmarlo e gli promise la sua collezione di dischi e la possibilità di incontrarsi per parlare di recitazione. Fortunatamente il ragazzo non si gettò e continuò a parlare al telefono con il suo mito.

 

Manlio Castagna
18 Giugno 2023

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