Enzo D’Alò: “Pipì, Pupù e Rosmarina per il grande schermo”

Tanti ospiti alla 12° edizione del Festival di Busto Arsizio, dal celebre autore di cartoon a Elisabetta Sgarbi e Ferzan Ozpetek, che ha inaugurato la manifestazione con un affollato incontro


La 12° edizione del Busto Arsizio Film Festival si è aperta sabato con una sala gremita di gente per l’incontro con Ferzan Ozpetek. L’autore di origine turca ha dialogato con il direttore Steve Della Casa e con l’attrice Claudia Potenza, che è madrina di questa edizione. L’incontro non ha deluso le aspettative del pubblico, perché Ozpetek è stato particolarmente brillante e generoso di aneddoti, di ricordi, di considerazioni sul cinema e sulla vita. A una domanda di Claudia Potenza (che è stata sua attrice in Magnifica presenza), su quale fosse il suo segreto per lavorare sempre con così tanti attori, il regista ha risposto che la preparazione di un film per lui è soprattutto trovare l’amalgama tra tutti coloro che vi partecipano, fare in modo che ognuno si senta a proprio agio e percepisca il set non come un lavoro, ma come un’esperienza che li lega indissolubilmente tutti e per sempre. D’altronde anche il suo metodo sul set è molto socializzante: nei ricordi di entrambi ci sono le interminabili riunioni con il cast nella cucina di Ozpetek (ormai un rito) per la lettura del copione (dove, per cena, non mancava mai la pizza). Sull’amicizia, che è il tema trasversale presente in tutte le sue pellicole, Ozpetek ha detto che è proprio grazie all’amicizia che tutti noi possiamo trovare conforto nei momenti difficili ma anche nella vita quotidiana: “La vita senza amicizia non ha senso, non è vita ma sopravvivenza”. E sul tema della morte, anch’esso molto presente nelle storie da lui raccontate sul grande schermo, Ozpetek ha ribadito che “la morte non è il contrario della vita bensì un complemento, un passaggio obbligatorio che va visto con rispetto ma senza paura. La morte ci sottrae qualcuno che ci è caro, è un dolore forte e profondo ma è anche una prova che ci può far diventare migliori, proprio se riusciamo a viverla come qualcosa che ci accompagna, che non ci deve fare paura”. Il pubblico, che ha molto apprezzato la proiezione del suo ultimo film Allacciate le cinture, ha sottolineato spesso con applausi e con risate i passaggi più forti e quelli più divertenti.

Molto partecipata anche la domenica di Busto Arsizio, contrassegnata da presenze alquanto eccentriche, che rispecchiano la filosofia di questa manifestazione. Se da un lato Elisabetta Sgarbi ha presentato il suo Racconti d’amore, lavoro molto autoriale e connotato da importanti fonti letterarie (come quella che ci riporta al Giardino dei Finzi Contini di Bassani) e musicali (le musiche sono di Franco Battiato), dall’altro Enzo D’Alò ha proposto al pubblico Pipì, Pupù e Rosmarina e il flauto magico, lo speciale dedicato all’opera lirica della famosa serie animata già in onda su Rai Yoyo. Entrambi i registi hanno annunciato sul palco del Baff importanti e imminenti novità: la Sgarbi, futura presidente della kermesse (non c’è ancora stata la riunione esecutiva ma la carica è ormai certa) ha dichiarato che nel 2015 uscirà un altro film ambientato nel ferrarese, sui pescatori del Delta del Po, mentre per quanto riguarda Bompiani, di prossima pubblicazione sarà un volume dedicato a Wim Wenders. Enzo D’Alò ha invece reso noto che la terza serie del cartone Pipì, Pupù e Rosmarina andrà in onda in tv a partire da giugno, ma soprattutto che se si riusciranno a trovare i finanziamenti, i tre simpatici personaggi diventeranno protagonisti di un film per il grande schermo: “In Francia abbiamo trovato tanti produttori interessati al progetto – ha sottolineato D’Alò – il problema è l’Italia, dove in generale c’è poco interesse e forse poca cultura rispetto al cinema per i più piccoli”. Tra i prossimi progetti dell’autore napoletano c’è anche la trasposizione su grande schermo di un noto libro per bambini (di cui però D’Alò non vuole ancora fare il nome), prodotto da Palomar, e una storia sull’Africa che è ancora in fase di scrittura. Il grande sogno rimane però quello di un film d’avventura per ragazzi: “Una storia salgariana che prenda a modello i film di Spielberg, anche se ormai il l’Italia è diventato un paese di sole commedie”.

Ospite del Baff –  e sicuramente anche la presenza più originale –  è stata anche Marina Castelnuovo. Il suo nome non dice forse molto, ma i fotografi e i presentatori di festival la conoscono molto bene. Marina Castelnuovo ha infatti dedicato la sua vita al suo mito, un mito cinematografico importante e decisamente “difficile”: fin da bambina le dicevano che lei assomigliava molto a Liz Taylor e Marina ha coltivato questa sua “predisposizione” diventandone la sosia ufficiale. Un divertente documentario diretto da Renato Pugina e prodotto dalla televisione svizzera ripercorre i passaggi più noti e quelli più divertenti di questa vita da sosia. Nel 1993, saputo che la vera Liz era a Cannes per un Charity Dinner finalizzato a raccogliere fondi per combattere l’AIDS, Marina si reca in Costa Azzurra. La Croisette va in subbuglio: anche i fotografi più esperti si confondono e le scattano migliaia di foto, increduli sul fatto che Liz passeggiasse tranquillamente sulla Croisette. Nell’equivoco cade anche lo storico direttore del festival che la accoglie sul tappeto rosso e posa con lei per le telecamere. Liz la vuole conoscere, lei si presenta timorosa ma poi va tutto bene, la diva appare divertita e si fa fotografare con lei. E’ l’inizio di una carriera mondiale che porta Marina Castelnuovo a partecipare alla notte degli Oscar seduta al tavolo con Sylvester Stallone. A Busto Arsizio ha commentato divertita le mille avventure procuratele dalla straordinaria rassomiglianza. E con altrettanto divertimento ha raccontato la fortuna principale che le è capitata: quando si è lanciata come sosia ufficiale, infatti, Richard Burton non c’era più. E come tutti sanno, il grande Richard era purtroppo piuttosto manesco, anche con la divina Liz…

31 Marzo 2014

BAFF 2014

BAFF 2014

Pasotti: “Il mio Arlecchino, dedicato a Monicelli”

L'attore presenta al Busto Arsizio Film Festival la sua opera prima, rivisitazione della maschera bergamasca di Arlecchino, che sarà in sala il 4 giugno. E rivela: “Il mio punto di riferimento è stato sicuramente Mario Monicelli. Ho avuto la fortuna di interpretare il suo ultimo film Le rose del deserto, e in quella occasione lui mi ha detto: qui ci sono troppe persone che si considerano autori e che pensano sia necessario essere il più possibile difficili, involuti, cervellotici. Invece bisogna fare esattamente il contrario"

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Il BAFF ricorda Monicelli

Si terrà 18 al 24 aprile 2015 la tredicesima edizione del B.A. Film Festival, con un omaggio particolare al grande regista che sarà ricordato con una piccola anteprima della mostra Mario Monicelli e RAP, 100 anni di cinema composta da stampe pittoriche realizzate da Chiara Rapaccini, e da una selezione di foto dai set di Monicelli, un convegno e la proiezione di due capolavori, Risate di gioia con Anna Magnani e Totò e L'armata Brancaleone, con Vittorio Gassman, e il documentario Vicino al Colosseo c'è Monti

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Sanità avvelenata con “Il venditore di medicine”

Un lungo, caloroso applauso ha salutato la proiezione de Il venditore di medicine di Antonio Morabito, avvenuta nell’ambito del Busto Arsizio Film Festival. Un soggetto di forte attualità per gli scandali che hanno travolto di recente l'industria farmaceutica. Ma, come spiega il produttore Amedeo Pagani: “Non volevamo che venisse fuori un lavoro militante, ma qualcosa che raccontasse una storia vera e forte senza però rinunciare al piacere di raccontare”. In sala dal 30 aprile con Luce Cinecittà
Leggi il nostro articolo dal Festival di Roma

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Angelo Guglielmi: “Il mio amore per il cinema”

"Cinema, televisione, cinema. L’ultima volta dell’Istituto Luce" è il titolo dell'autobiografia del critico e dirigente televisivo che è stata presentata in questi giorni al Busto Arsizio Film Festival. “Ho scritto questo libro per mettere fine a un equivoco che durava da tempo, da quando, diventato presidente dell’Istituto Luce, si cominciò a dire che non amavo il cinema perché durante il mio incarico da direttore di Raitre mi ero occupato solo di televisione"


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