Come l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando l’animazione

L'intelligenza artificiale è già arrivata sul set. Il cinema ha iniziato a sperimentare la AI per semplificare processi e spingere ancora più in là le frontiere dell'audiovisivo


A piccoli passi, sempre più veloci, sempre più scaltri, la AI sta cambiando tutto. Anche il cinema. Dopo essere stata protagonista di fortunati racconti sci-fi, l’intelligenza artificiale si dà alla produzione: sceneggiatura, regia, montaggio, non c’è reparto che le sia ormai precluso. È presto per attendere il primo Oscar a ChatGPT, ma alcuni esperimenti di avventurosi filmaker e Studi di Hollywood raccontano una tecnologia pronta a mimetizzarsi nell’audiovisivo, trasformandolo per sempre.

Qualche mese fa, Corridor Digital, uno studio di produzione con sede a Los Angeles e oltre 9 milioni di iscritti su YouTube, ha pubblicato un cortometraggio dal titolo Rock, Paper, Scissors, una parodia dei classici anime – l’animazione giapponese – realizzata secondo lo stile del genere. Ma gli eccessivi caratteri dei personaggi e l’esasperata ambientazione fantasy condividono un aspetto: sono opera di un’AI. Filmati di attori in green screen sono stati infatti processati e trasformati nello stile anime, senza disegnare un singolo frame del racconto.

“Abbiamo cambiato per sempre l’animazione?”, si chiede il team di Corridor Digital in un video dietro le quinte diffuso poche settimane dopo. Per comprendere la velocità di queste innovazioni, è di ieri un video dal titolo “Unreal Engine Just Changed Animation Forever“, e anche lì c’è di mezzo l’AI.

Il risultato di Corridor Digital potrebbe richiamare il rotoscopio, l’antica tecnica, amata anche da registi di oggi come Richard Linklater, con cui un filmato dal vero viene ricalcato da un animatore per riportarne il movimento in video, ma il processo è del tutto inedito e forse rivoluzionario. Per Rock, Paper, Scissors il team si è avvalso di Stable Diffusion, un software di machine learning capace di generare immagini attraverso due processi: text-to-image e image-to-image. Si fornisce al software un’immagine con del “rumore”, un disegno o una foto non chiara, e un testo. Stable Diffusion combina le informazioni e risolve l’immagine di partenza in un nuovo output. È come se il computer non avesse gli occhiali e provasse a riconoscere un oggetto lontano supponendo il legame tra le macchie indistinte che riconosce.

Con un’immagine è (quasi) facile, con un video è ancora una frontiera. Alcuni esempi online mostrano perché: ogni immagine risulta leggermente differente dall’altra, per cui trasformate in frame producono video “instabili”, con dettagli che si trasformano mentre viene ricreata l’illusione del movimento. Un “flickerio”, o sfarfallamento, molto suggestivo ma poco efficiente per un futuro che vorrebbe l’AI indistinguibile dalla realtà, come già accade con molte immagini e fotografie online.

Corridor Digital non si è arresa e il risultato finale è una rarità nel mondo dell’audiovisivo supportato da Intelligenza Artificiale. Online, gli esperimenti non mancano, e sono di reciproco aiuto. Il team di Rock Paper Scissors ha ad esempio risolto alcuni problemi del proprio corto grazie al video di un utente YouTube, Hopps, dal titolo “Link and Zelda go to low poly park”.

Hopps ha preso Jurassic Park e l’ha processato in una versione in bassa qualità del mondo di gioco del franchise Zelda. Nella didascalia di poche righe l’utente spiegava la nuova tecnica grazie al quale ha ridotto al minimo l’effetto effervescente della Stable Diffusion, dando consistenza al movimento.

Su YouTube, i cortometraggi in Stable Diffusion sono sempre più diffusi. Morteza Halimi ad esempio utilizza un set di algoritmi per realizzare video molto suggestivi e onirici. L’instabilità dell’animazione in AI è in questi casi un carattere distintivo, parte della narrazione. L’effetto è onirico e sembra pulsare, come un oggetto vivo: le immagini non sono mai ferme e la scena si genera ogni istante, producendo distorsioni e glitch che scuotono la scena.

È difficile dire quanto l’umano affianchi l’AI in questi esperimenti, e quanto invece sia davvero generato da soli algoritmi. I cortometraggi online non sono opera di singoli software di intelligenza artificiale ma di più strumenti che semplificano il lavoro dei filmakers rendendo possibile contenuti altrimenti appannaggio di sole grandi produzioni.

La diffusione di contenuti video prodotti con l’ausilio di AI è la fase successiva del processo di inserimento di questa tecnologia nelle nostre vite. Cinque mesi fa il musicista russo Jah Khalib ha rilasciato il primo vero videoclip realizzato con l’ausilio di un’intelligenza artificiale, visto da oltre un milione di utenti nel giro di poche ore.

A febbraio su Netflix è apparso un cortometraggio prodotto da Wit Studio, la compagnia del celebre Attack on Titan. The Dog & The Boy è stato definito “l’anime realizzato con l’intelligenza artificiale” e in effetti i fondali di questa storia non sono opera di esseri umani. In un post sul blog giapponese della piattaforma, Netflix ha raccontato che il cortometraggio è parte di una ricerca che dal settembre 2021 sperimenta nuovi strumenti di AI per supportare la produzione di animazione.

Come possiamo osservare in queste immagini, il primo input è un fondale disegnato da un animatore. L’intelligenza artificiale lo rivede e modella, infine torna la mano umana per le ultime correzioni. Un lavoro di affiancamento e reciproco controllo, che produce opere sostanzialmente ibride.

Nei titoli di coda di The Dog & the Boy compare una dicitura ancora problematica: “AI (+ Umano)”. La risposta del pubblico è stata immediata. In un articolo del The New York Times del 24 febbraio 2021, “Anime is Booming. So why are animators living in Poverty?”, ci si chiedeva in che modo la forte espansione degli anime potesse conciliarsi con gli esigui stipendi degli animatori. L’entrata in gioco dell’AI, come in molti settori, potrebbe rivelarsi un terremoto. Il tweet del profilo giapponese di Netflix in cui veniva presentato il corto ha raggiunto oltre 3000 risposte e 7000 citazioni, molti dei quali critici nei confronti dell’esperimento in AI.

Il movimento #SupportHumanArtists chiede da tempo un dibattito che inquadri le questioni etiche derivate dall’uso dell’AI. Molti volti noti dell’industria non fanno segreto delle proprie opinioni divergenti rispetto alle ultime decisioni degli Studios, intenzionati a non farsi sfuggire le opportunità di queste nuove tecnologie. Guillermo del Toro, che con l’Oscar a Pinocchio e le successive dichiarazioni si è fatto ambasciatore dell’animazione a Hollywood (la sua bio twitter recita “Animation is not a genre – it’s a medium”), ha giudicato l’utilizzo della AI nell’arte come Hayao Miyazaki: “un insulto alla vita stessa”. Le ragioni filosofiche vanno a braccetto con gli interrogativi pratici, con cui si chiede di normare e specificare quando e quanto l’AI faccia utilizzo di proprietà intellettuali per generare i propri contenuti, per ora una miscela semiperfetta dei dati con cui viene addestrata.

Anche il cortometraggio di Corridor Digital non è passato inosservato, a tal punto che il team di videomakers ha dovuto aggiungere al video YouTube un messaggio di chiarimento: “Vediamo molta preoccupazione, soprattutto da parte degli animatori, spaventati che strumenti come questo alla fine li renderanno obsoleti. Ma non è un sostituto per qualcuno che sa come animare, né per qualcuno che sa disegnare. Gli strumenti si evolvono costantemente, ma creare qualcosa di visivamente accattivante richiede sempre le stesse competenze di base. Ci vuole ancora un artista per fare arte. Questo non è cambiato”.

02 Aprile 2023

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