Bertrand Bonello: “Con Barbie e Donald Trump nel limbo tra la vita e la morte”

Il francese Bertrand Bonello porta in Italia la sua opera più recente, Coma, vincitore del Premio Fipresci a Berlino Encounters. Distribuito da Wanted Cinema per tre giorni, dal 3 al 5 luglio


Autore di film di culto come Le pornographe, Tiresia e Saint Laurent, Bertrand Bonello arriva ora in Italia con la sua opera più recente, Coma, vincitore del Premio Fipresci a Berlino Encounters. Distribuito da Wanted Cinema per tre giorni, dal 10 al 12 luglio, il film è una struggente quanto rigorosa lettera alla figlia adolescente che mescola diverse tecniche e stratificazioni, dal live action al cartoon, dalla stop motion alle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

In sostanza lo spettatore è invitato a compiere un viaggio godardiano nella mente di una diciottenne che non esce mai dalla sua stanza, durante il recente lockdown. Il suo rapporto con il mondo e con le sue ossessioni, tra cui le biografie dei serial killer, è mediato dai video di una youtuber, Patricia Coma, o dagli incontri via Zoom con le sue coetanee.

“Il film – spiega il 55enne Bonello – non vuole rispondere alla domanda su cosa pensi una diciottenne di oggi, ma offre alcuni punti di vista al riguardo in modo giocoso, umoristico e spensierato, nonostante sia permeato di cupezza”. Coma è proprio questa condizione sospesa tra la vita e la morte, tra sogno e fantasia, ma anche il nome di uno dei personaggi, appunto, in un gioco perenne di rimandi e visioni. 

Tutto parte da una lettera poetica, tra salvezza e apocalisse, indirizzata alla figlia Anna, una lettera che apre e chiude il film. Anna si rispecchia nella protagonista (Louise Labèque, già vista in Zombi Child del 2019), mentre la youtuber è interpretata da Julia Faure, compagna del regista, che lo ha accompagnato a Roma. Per Cinecittà News li abbiamo incontrati a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia.

Il film nasce da una lettera alla figlia e da un cortometraggio.

Il cortometraggio è diventato il prologo di Coma. Si tratta di una lettera che ho scritto a mia figlia (che ha l’età del personaggio) nel momento in cui stava entrando nell’età adulta. Volevo confortarla ma anche trasmetterle quanto fossi preoccupato per lei. Volevo dimostrarle la mia fiducia in lei, nel suo futuro e nelle sue decisioni, nonostante stessimo tutti attraversando un periodo buio. Non so se noi adulti siamo in grado di comunicare e comprendere gli adolescenti. Ma già cercare di farlo è un punto di partenza. Non bisogna commettere l’errore di dare lezioni, quanto piuttosto cercare di capire e ascoltare. Ovviamente quello che le metto nella testa è la mia visione, la mia interpretazione, il mio modo di vedere.

Sua figlia ha visto il film?

Non lo so, ma in caso non ne parlerebbe, è troppo pudica.

Uno degli elementi portanti è quello onirico, la protagonista attraversa spesso la soglia che porta a un limbo, una sorta di selva oscura dantesca dove la vita e la morte convivono.

Mi aveva colpito un passaggio del filosofo francese Gilles Deleuze che dice: “Il fatto che le altre persone sognino è davvero pericoloso. I sogni sono una manifestazione di potere. Ognuno di noi può essere più o meno vittima dei sogni degli altri. Anche la donna più mite può trasformarsi in una terribile devastatrice – ma non perché lo sia spiritualmente – lo sono i suoi sogni. Fate attenzio­ne ai sogni degli altri, potreste finirne intrappolati”. Io però ho rovesciato questa prospettiva, e mi sono detto, lasciamoci intrappolare dai sogni e vediamo cosa succede.

È interessante il mélange di stili e tecniche diverse che compongono la narrazione. Come ha fatto a integrare tutto?

Avevo voglia di realizzare un film ibrido, che unisse mondi diversi a partire dal prologo iniziale che ci fa entrare nel cervello di una ragazza e questo mi ha permesso una grande libertà. È stato difficile unire a questa libertà di racconto un’esigenza di rigore che comunque avevo. All’inizio i vari materiali sono autonomi e i confini chiari ma poi tutto si mescola. Le frasi dei personaggi di Barbie o i tweet di Donald Trump, ad esempio, entrano nel racconto e i vari mondi si contaminano.

Nel mondo contemporaneo ci sono personaggi che diventano maestri di vita senza esserlo, come l’influencer Patricia Coma. Ha voluto mettere alla berlina questo vizio del nostro tempo?

Una premessa, la parola “influencer” indica qualcuno che vi influenza, che vi dice cosa dovete pensare. Storicamente a questo scopo ci si rivolgeva a filosofi, pensatori e intellettuali, a volte agli uomini politici, oggi invece si cercano risposte in persone che non si sa chi siano. La prima scena che ho scritto è stata quella del meteo e mi ha permesso di creare un filo rosso, Patricia Coma è divenuta uno dei personaggi principali del film, perché mi permetteva di lanciare dei messaggi. È totalmente inventata, non è ispirata a nessuno ma mi permette di dire cose dirette, parlando alla camera, cose che potevano essere ridicole, inquietanti e via via anche commoventi. L’influencer di per sé è una figura che non ha dubbi, tutta d’una pezzo, ma Patricia ammette la sua fragilità, diventa più umana e infine crolla. Si arriva anche a chiedersi se non sia una creazione della mente della ragazza, espressione del suo bisogno di qualcuno che le dica cosa fare. Interviene Julia Faure: Dopo due o tre letture della sceneggiatura, abbiamo cercato un personaggio fuori dal tempo. Non volevamo una figura tipica del mondo contemporaneo, ma qualcuno che quasi potesse appartenere all’altro secolo mentre raccontava cose dell’avvenire.

Nel film ci sono delle voci importanti, da Laetitia Casta a Louis Garrel.

Tutto il lavoro sulle voci dell’animazione è stato fatto in modo agile e leggero. Si tratta di attori famosi, ovviamente, ma sono anche amici e infatti venivano a casa mia la mattina alle 10, ci prendevamo un caffè insieme e tutto avveniva in modo semplice e spontaneo. Quando ho chiesto loro se volessero dare voce alle Barbie, hanno tutti accettato subito e di buon grado.

Tra le voci c’è anche quella di Gaspard Ulliel, purtroppo al suo ultimo lavoro.

L’ultima volta che ho visto Gaspard è stato proprio alla proiezione di questo film, era dicembre e lui è morto a gennaio (del 2022 in un incidente di sci, ndr). Ho tantissimi ricordi di lui, stavamo anche preparando un film insieme, che dovevamo girare ad aprile. Dopo questa tragedia, oltre ad aver perso un amico, ho dovuto gestire la sostituzione dell’attore, così non ho voluto più un francese e per questo l’ho cercato fuori dalla Francia. La sua assenza ha accompagnato tutta la lavorazione del nuovo film.

È particolarmente toccante il fatto che Coma sia anche un film sul passaggio dalla vita alla morte, c’è questo limbo, questa selva oscura dove si incontrano i vivi e i trapassati.

Anche il mio film precedente Zombie Child parla di questo, è un tema che mi interessa sempre di più. A Haiti le persone convivono con i morti, con l’idea che loro sono tra noi, in Occidente invece c’è una grande separazione tra i vivi e i morti. Il fatto che Gaspard sia una delle voci accentua l’aspetto fantasmatico di questo lavoro. Nel limbo si può continuare a comunicare con i morti.

Cristiana Paternò
15 Giugno 2023

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