Beppe Fiorello a Ortigia: la commozione sulle note del “mito” Battiato

Rivendo il premio dell'Ortigia Film Festival per il film Stranizza d'amuri, il regista non ha saputo trattenere la commozione


SIRACUSA – Gratitudine, gioia, partecipazione. Sono state tante le emozioni provate nella serata di apertura del 15mo Ortigia Film Festival, dove è stato protagonista Giuseppe Fiorello, che ha ricevuto il Premio Speciale OFF XV per il suo splendido esordio da regista, Stranizza d’amuri. Sul palco sono saliti con lui alcuni giovani membri del cast: il protagonista Samuele Segreto, Anita Pomario e il piccolo Simone Raffaele Cordiano.

Piazza Minerva è stata riempita da centinaia di appassionati che, dopo la premiazione, hanno potuto assistere gratuitamente – molti addirittura in piedi o appoggiati alle mura del Duomo – alla proiezione del film, prima di partecipare a un incontro con lo stesso Fiorello. Sulle note della canzone di Battiato che dà il titolo al film e che accompagna i titoli di coda, il regista non ha saputo trattenere la commozione, nel ricordo del grande artista che lo ha ispirato e che, come lui, condivide l’amore per la stessa terra d’origine: la Sicilia. “Ascoltare le canzoni di Stranizza d’amuri mi colpisce e mi emoziona tutte le volte. Io questa canzone l’ho dovuta ascoltare centinaia di volte ed è sempre come la prima. Mi appare sempre quell’unica volta che ho incontrato questo grande artista” esordisce Fiorello in conversazione con la giornalista Claudia Catalli, che oltre a moderare gli incontri ha curato la sezione Cinema Women.

“Mi trovavo a Donnalucata, non lontanissimo da qua, era una nottata come questa, un caldo tremendo, non riuscivo a dormire e scesi sulla spiaggia alle 5 e mezza del mattino per una passeggiata. – continua il regista – Ero completamente da solo, d’un tratto da lontano un puntino piccolo che si avvicinava: era una persona che evidentemente aveva sentito la mia stessa esigenza. Quando arrivò a pochi metri da me e poi mi superò, capì immediatamente che mi aveva appena sfiorato quello che per me è sempre stato un mito, un poeta. La colonna sonora della mia adolescenza: in particolare il disco La voce del padrone. Ho avuto l’opportunità delle opportunità. Lo chiamai e rimasi colpito dal fatto che mi avesse riconosciuto. Stupito mi disse: ‘ma che ci fai qua?’ Mi invitò per un caffè e poi per una cena. Fu la serata più leggera e divertente della mia vita. Sapevo di andare a cena con una persona dal profilo intellettuale altissimo e io dalla poca scuola che ho fatto mi sono preparato di tutto: ho letto Schopenhauer, poesie, Sciascia, di tutto. Invece, fu una serata di barzellette, cazzeggio e tante tante minchiate. Lì capì la grandezza di questo artista che mi fece ridere per tutta la sera”.

Stranizza d’amuri si ispira alla storia vera conosciuta come “Delitto di Giarre”, una vicenda che ha colpito così tanto Giuseppe Fiorello, da convincerlo a intraprendere la carriera di regista: “Io non ho fatto questo film per fare il regista. Potrei fermarmi anche qua, ma non è detto. La mia urgenza non era fare il regista, ma raccontare questa storia. Perché è qui dentro da troppi anni perché ho promesso a me stesso e a quei ragazzi che li avrei raccontati, a modo mio. Il mio obiettivo era raccontare una storia in modo semplice. Volevo raccontare quello spazio molto piccolo dell’innamoramento, la parte più breve, alla quale può seguire un grande rapporto, anche fisico, anche sessuale. Mi volevo soffermare su quell’attimo che è molto breve, che è fatto di sguardi, di vibrazioni, di respiri, di ricerca dell’altro, di amicizia, che è la forma di amore più bello. Ho cercato di amare tutti i personaggi. Non ho cercato di costruire dei cattivi, ma dei personaggi con dentro delle fragilità. Sono persone non strutturate, alle quali nessuno aveva insegnato cos’era l’amore”.

“Ho cercato gli attori giusti per i ruoli giusti, senza pensare ai volti più noti. – continua l’autore parlando del cast da lui scelto – C’è stato un momento di crisi in cui mi sono messo in gioco anche io perché, per problemi di incastri, abbiamo perso un attore a poche settimane dalle riprese. La produzione voleva che lo interpretassi io, ma io non lo avrei mai fatto perché non sarei mai stato in grado di dirigermi. L’allarme durò 48 ore, poi mi ricordai di questo attore che faceva il cameriere in un ristorante dove andavo spesso a Roma. Dopo cena ci fermavamo a parlare di cinema: ed è quel Antonio De Matteo nel ruolo di Alfredo, il padre di Nino. Lo chiamai, era libero ed eccolo qua. Bravissimo”.

“I fuochi d’artificio nel film sono veri. – conclude Fiorello – Perché avevo bisogno di quella sensazione, quel fumo. Non erano solo un grosso problema economico, ma anche tecnico. Li hanno curati una bravissima famiglia di fuochisti di Catania, che mi fecero vedere che oggi si sparano utilizzando il computer. Chiesi loro di sparare i fuochi come si faceva nel 1982. Feci felice il fuochista, perché gli diedi l’opportunità di tornare in un vecchio magazzino di suo nonno, riprendere i suoi vecchi fuochi e spararli come li sparava lui. Mentre giravamo la scena piangeva dall’emozione. Una cosa meravigliosa”.

Carlo D'Acquisto
16 Luglio 2023

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