Il grande racconto della musica lirica arriva in TV con Belcanto, la nuova produzione in costume firmata Lucky Red e Rai Fiction. La serie, diretta da Carmine Elia, celebre per Mare Fuori e Noi siamo leggenda, ci trasporta nel cuore del XVIII secolo, tra passioni, intrighi e sogni di riscatto.
Protagonista della storia è Maria, interpretata da Vittoria Puccini, madre coraggiosa che, dopo aver ucciso il marito violento, fugge da Napoli insieme alle figlie Antonia e Carolina. Il loro rifugio sarà Milano, dove Maria sogna un futuro musicale per le bambine. Se inizialmente è Antonia a sembrare la più talentuosa, sarà invece la giovane Carolina a emergere come stella nascente, attirando l’attenzione di un influente maestro di canto.
Accanto a Puccini, la serie vanta un cast di primo livello: Caterina Ferioli e Adriana Savarese nei panni delle figlie Antonia e Carolina, e ancora Carmine Recano, Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera, Nicolò Pasetti, Andrea Venticchio, Serena De Ferrari, Andrea Bosca e Antonio Gerardi. Un parterre di talenti che arricchisce una narrazione intensa e coinvolgente.
Oltre a esplorare le radici dell’Opera italiana, Belcanto offre una riflessione profonda sul ruolo delle donne nel XVIII secolo. La musica diventa il simbolo di emancipazione per le protagoniste, che si fanno strada in un mondo dominato dagli uomini. Un viaggio di lotta e speranza, dove le note di Mozart, Bellini, Donizetti, Rossini e Verdi accompagneranno il pubblico tra emozioni e colpi di scena. Con un budget di 15 milioni di euro, Belcanto si presenta come una delle serie italiane più ambiziose del 2025. Un progetto con respiro internazionale, supportato dalla partecipazione di Newen Connect, che ne curerà la distribuzione estera. Le riprese, iniziate il 22 gennaio 2024, si sono svolte tra Lazio, Campania e Lombardia, ricostruendo con fedeltà l’atmosfera dell’epoca.
La serie debutterà il 24 febbraio 2025 su Rai 1, con otto episodi trasmessi ogni lunedì in prima serata.
Dice il regista: “E’ un melodramma aspirazionale, una storia ambientata nel XIX secolo, ma dalla sensibilità contemporanea e realistica che intende parlare a un pubblico ampio. I temi chiave di questo racconto di formazione sono senza tempo e trasversali: l’amore, la competizione, il coraggio e il desiderio di riscatto. I personaggi sfidano, infatti, ogni ostacolo e se stessi per ottenere la propria rivincita. Impiegando una regia che prevede sempre le macchine in movimento al servizio dei personaggi, ho raccontato il viaggio di queste donne da un mondo poverissimo e disonesto – quello della Napoli di Fuorigrotta, dove le nostre Maria, Antonia e Carolina scappano – a un contesto di ricchezza e vivacità culturale, quello della Milano del 1847.
Ma il capoluogo lombardo è anche un momento all’altro: giochi di luce e rivoluzioni che ci mostrano un mondo esplodendo così in scoperte e rivelazioni, con sguardi sospesi che quasi fermano il tempo preceduto le famose Cinque giornate di Milano. Le potenzialità, le suggestioni e l’estetica del periodo hanno dato certamente ancor più forza alla storia e alla visione iniziale di raccontare questi grandi temi e personaggi con uno stile sospeso alla Storia senza forzature, quasi la sospensione tipica della fiaba. Le sorelle seguiranno il punto di vista delle due ragazze, coese nell’innocenza nella purezza del loro legame, e sarà proprio la loro educazione sentimentale a renderle adulte: passo dopo passo e a guidarle nella realizzazione dei loro sogni, di un conflitto di intenti: Antonia, mossa dalla voglia di raggiungere il successo e la ricchezza, la fame; e quella di Carolina, che non ha mai conosciuto lo sguardo dell’altro su di sé, abituata per tutta la vita a vivere nell’ombra, e che proprio grazie al suo candore e alla sua ingenuità riuscirà a raggiungere quello che Antonia tenterà di afferrare con tutte le sue forze, anche attraverso mezzi ambigui e disonesti. Sarà la voglia di non scendere mai a compromessi con un universo contaminato, quello che raccontiamo soprattutto attraverso gli adulti della serie, esempio spesso negativo per i più giovani, che porterà Carolina a rappresentare la luce e l’integrità all’interno di un mondo corrotto”.
La musica è ovviamente il cuore pulsante della serie, vero e proprio personaggio aggiuntivo.
Prosegue Elia: “Attraverso l’Opera parleremmo a un pubblico giovane: opere famose come Il Flauto Magico di Mozart, l’Ave Maria di Schubert, o Casta Diva di Bellini, vengono rielaborate in chiave pop e melodiosa. L’Opera rivivrà dunque nella serie in chiave fresca e attuale, accompagnata da numerose musiche originali anche voce e chitarra, che le ragazze cantano come fossero brani popolari dell’epoca o di loro invenzione. Infine, per quanto riguarda la colonna, ci muoviamo su sonorità che uniscono un mondo classico a un racconto contemporaneo: i riferimenti sono capolavori come Succession o la filmografia di Kieslowski”.
Dice Maria Pia Ammirat, Direttrice di Rai Fiction: “Si tratta di una favola in costume, che rende tanto in termini di sentimento e intrecci, ma che parla anche tanto del territorio italiano. Amo questa serie, sono una melòmane io stesso, e poter risentire certe arie in televisione, non solo al cinema, cioè sul mezzo più potente che esiste, grazie alla televisione pubblica, è motivo di grande orgoglio”.
Dice Andrea Occhipinti, produttore con Lucky Red: “otto anni fa annunciammo la svolta produttiva di Lucky Red. La serie è un talent show, una competizione, un’aspirazione ad arrivare sul palco della scala, e al contempo una storia di donne generazionale. Abbiamo usato solo ambienti reali, mai teatri di posa. Ci sono palazzi bellissimi, un lavoro incredibile”.
Vittoria Puccini dichiara: “per il mio personaggio ho pensato al papà di Agassi. Spesso i genitori proiettano sui figli le proprie ambizioni e frustrazioni, e non li lasciano liberi di fare quello che loro intimamente desiderano. Succede a tutti. Speri che tuo figlio riesca a fare cose che tu non sei riuscito a fare nella vita. Un genitore ci si confronta tutti i giorni. Maria parte come una donna molto dura, spregiudicata, che ha un rapporto difficile con la figlia minore, e predilige quella maggiore. Punta tutto su di lei, sul suo talento. E pensa che grazie al successo della figlia potranno vivere una vita dignitosa, che meritano. Ma si porta dietro un segreto, delle ferite, causate dagli uomini. Per questo non si innamora più. Ha una corazza, ma abbiamo pensato di far intravedere, a piccole dosi, che c’è qualcosa dietro a questa durezza. Si deve intravedere che dietro c’è una ferita e qualcosa destinato a venire fuori”.
“Oggi – continua l’attrice – la rivoluzione si fa rimettendo la cultura al centro del nostro mondo. Cultura e arte. Sono salvifiche, una cura. Questo riguarda anche la politica. Noi raccontiamo un periodo storico in cui la musica di Verdi era simbolo dei moti risorgimentali, degli ideali di italiani che volevano scacciare gli invasori. Arte come possibilità di riunire persone diverse e dargli possibilità di credere in qualcosa”.
Chiude il regista: “Gli individui non sono più in grado di stare insieme. Stare divisi significa essere più deboli. Divide et impera. Ancora parliamo dei gusti sessuali della gente. La musica è qualcosa che unisce i popoli invece. Da quando gli esseri umani hanno scoperto il fuoco e la ruota, hanno sempre ballato e cantato”.
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